Gli artisti ipocondriaci non sono malati immaginari; al contrario, sono un tipo speciale di dottori. Le stravaganze e le astuzie di alcuni geniali ipocondriaci nei rapporti col loro corpo, e il modo smagliante in cui sono raccontate, fanno del saggio Vite di nove ipocondriaci eccellenti di Brian Dillon una delle letture attuali più divertenti, e più degne di riflessione.
C'è il caso di Florence Nightingale, l'Infermiera. Nel giugno del 1858 era iniziata a Londra la Grande Puzza. Le feci umane erano da un po' scaricate nel Tamigi, e un'ondata di calore rese il fetore insopportabile; il Parlamento dovette chiudere. Florence Nightingale fu riconosciuta alla stazione, e circondata dalla folla; a 38 anni, non sembrava in grado di reggersi in piedi, e alcuni soldati, in rappresentanza dei militari feriti che aveva assistito, la sollevarono su una sedia e la issarono in treno; andava a Malvern, un centro dove curavano con impacchi di acqua gelata. Le feci umane Florence le conosceva bene dal 1854, quando, "signora con la lanterna", aveva accudito anche di notte i soldati britannici del Barrack Hospital sul Bosforo - le latrine ostruite, e venti vasi da notte per un migliaio di uomini, tutti con la diarrea. Rientrata, Florence fece campagna per l'igiene e la ventilazione degli ospedali; si batteva per l'assistenza infermieristica incontrando ministri e reali, poi, per lo sforzo, collassava. La sua prostrazione convinse il padre che stesse morendo; un'amica giornalista scrisse il necrologio per il Daily Mail, e la madre ricevette una lettera anonima: "La salute di vostra figlia suscita la compassione di due continenti".
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Florence si infuriava; la assillavano con la salute, quando aveva questioni di vita e di morte cui badare. In realtà, quello che la esasperava erano sua madre Fanny e sua sorella, Parthenope detta Parthe. "Giacciono sui divani ripetendosi di non stancarsi nel cambiare l'acqua ai fiori (la famiglia era ricchissima); godono di perfetta salute, senza fare assolutamente nulla". Annunciò alla sorella che partiva dunque per Malvern e quale cura le occorreva per i suoi tanti malanni (palpitazioni, inappetenza totale, "febbre di Crimea", insonnia, brucellosi): "Devo rimanere sola, completamente sola". "Senza speranza","incurabile", diagnosticavano; lei si protestava fiaccata, certo, ma carica d'energia: Brian Dillon ipotizza che trovarsi in punto di morte per tanti anni dava alle sue campagne un'utile carica di urgenza.
"Il pretesto della malattia" scrisse il mitico autore di tante biografie Lytton Strachey, "protegge come cerimoniali di corte"; e i rituali degli ipocondriaci sono altrettanto balzani. Anche Darwin sfruttava la "malattia percepita" - flatulenza, vomito, l'eczema che lo rendeva per qualche ora irriconoscibile - per lavorare in solitudine: "la cattiva salute mi ha risparmiato le distrazioni della società". Charlotte Brontë invece era così sola a Bruxelles - malinconia e morale mischiate, si era innamorata di un insegnante sposato - che si era ridotta a confessarsi in una chiesa cattolica.
Kant era predisposto all'ipocondria, ma dominava il suo "petto stretto" ragionando ("se davvero sono malato, non posso comunque farci niente") e respirando solo col naso. Alla Stanley (produttori di "pianoforti profondi", Glenn Gould avrebbe preferito un più leggero "clavicembalo evirato") sapevano bene che non bisognava toccare il pianista, e soprattutto non dargli la mano. Un accordatore distratto, con una pacca sulla spalla, gli abbassò la scapola di 4 centimetri, e infiammò il quarto e quinto dito della sinistra; Gould si ingessò, e ci fu una causa milionaria. Mangiare, era per lui tempo perso; sgranocchiava biscotti fondendo, con l'acqua calda del rubinetto, il caffè solubile.
Proust prendeva giusto un croissant col caffè, e solo ogni tanto la petite marmite (manzo e ventrigli di pollo), patate fritte e insalata russa; e scriveva allettato. James Boswell, lo scrittore scozzese, contrastava la tendenza del corpo all'orizzontalità fornendo il letto di un sistema di carrucole, che inducevano la posizione semireclinata, alleviandogli il dolore di alzarsi.
Andy Warhol aveva dubbi sulla sua consistenza fisica; ma gli pareva di star meglio di Truman Capote che si rimetteva da un lifting. Per non parlare degli sforzi di Michael Jackson di trasformarsi in una persuasiva signorina bianca. Come Schreber (il paziente di Freud che sentiva ritrarsi i genitali), ognuno si dilunga su sintomi e presunti acciacchi; ma tutti invidiano - non la salute! ma le patologie organiche. "Fin da quando mi sono ammalata" scrive Alice James, sorella dei più noti Henry e William, "ho desiderato con tutte le mie forze una malattia vera. E tutto arriva a colui che sa attendere!".
Sul Venerdì del 27 novembre 2020
C'è il caso di Florence Nightingale, l'Infermiera. Nel giugno del 1858 era iniziata a Londra la Grande Puzza. Le feci umane erano da un po' scaricate nel Tamigi, e un'ondata di calore rese il fetore insopportabile; il Parlamento dovette chiudere. Florence Nightingale fu riconosciuta alla stazione, e circondata dalla folla; a 38 anni, non sembrava in grado di reggersi in piedi, e alcuni soldati, in rappresentanza dei militari feriti che aveva assistito, la sollevarono su una sedia e la issarono in treno; andava a Malvern, un centro dove curavano con impacchi di acqua gelata. Le feci umane Florence le conosceva bene dal 1854, quando, "signora con la lanterna", aveva accudito anche di notte i soldati britannici del Barrack Hospital sul Bosforo - le latrine ostruite, e venti vasi da notte per un migliaio di uomini, tutti con la diarrea. Rientrata, Florence fece campagna per l'igiene e la ventilazione degli ospedali; si batteva per l'assistenza infermieristica incontrando ministri e reali, poi, per lo sforzo, collassava. La sua prostrazione convinse il padre che stesse morendo; un'amica giornalista scrisse il necrologio per il Daily Mail, e la madre ricevette una lettera anonima: "La salute di vostra figlia suscita la compassione di due continenti".
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Florence si infuriava; la assillavano con la salute, quando aveva questioni di vita e di morte cui badare. In realtà, quello che la esasperava erano sua madre Fanny e sua sorella, Parthenope detta Parthe. "Giacciono sui divani ripetendosi di non stancarsi nel cambiare l'acqua ai fiori (la famiglia era ricchissima); godono di perfetta salute, senza fare assolutamente nulla". Annunciò alla sorella che partiva dunque per Malvern e quale cura le occorreva per i suoi tanti malanni (palpitazioni, inappetenza totale, "febbre di Crimea", insonnia, brucellosi): "Devo rimanere sola, completamente sola". "Senza speranza","incurabile", diagnosticavano; lei si protestava fiaccata, certo, ma carica d'energia: Brian Dillon ipotizza che trovarsi in punto di morte per tanti anni dava alle sue campagne un'utile carica di urgenza.
"Il pretesto della malattia" scrisse il mitico autore di tante biografie Lytton Strachey, "protegge come cerimoniali di corte"; e i rituali degli ipocondriaci sono altrettanto balzani. Anche Darwin sfruttava la "malattia percepita" - flatulenza, vomito, l'eczema che lo rendeva per qualche ora irriconoscibile - per lavorare in solitudine: "la cattiva salute mi ha risparmiato le distrazioni della società". Charlotte Brontë invece era così sola a Bruxelles - malinconia e morale mischiate, si era innamorata di un insegnante sposato - che si era ridotta a confessarsi in una chiesa cattolica.
Kant era predisposto all'ipocondria, ma dominava il suo "petto stretto" ragionando ("se davvero sono malato, non posso comunque farci niente") e respirando solo col naso. Alla Stanley (produttori di "pianoforti profondi", Glenn Gould avrebbe preferito un più leggero "clavicembalo evirato") sapevano bene che non bisognava toccare il pianista, e soprattutto non dargli la mano. Un accordatore distratto, con una pacca sulla spalla, gli abbassò la scapola di 4 centimetri, e infiammò il quarto e quinto dito della sinistra; Gould si ingessò, e ci fu una causa milionaria. Mangiare, era per lui tempo perso; sgranocchiava biscotti fondendo, con l'acqua calda del rubinetto, il caffè solubile.
Proust prendeva giusto un croissant col caffè, e solo ogni tanto la petite marmite (manzo e ventrigli di pollo), patate fritte e insalata russa; e scriveva allettato. James Boswell, lo scrittore scozzese, contrastava la tendenza del corpo all'orizzontalità fornendo il letto di un sistema di carrucole, che inducevano la posizione semireclinata, alleviandogli il dolore di alzarsi.
Andy Warhol aveva dubbi sulla sua consistenza fisica; ma gli pareva di star meglio di Truman Capote che si rimetteva da un lifting. Per non parlare degli sforzi di Michael Jackson di trasformarsi in una persuasiva signorina bianca. Come Schreber (il paziente di Freud che sentiva ritrarsi i genitali), ognuno si dilunga su sintomi e presunti acciacchi; ma tutti invidiano - non la salute! ma le patologie organiche. "Fin da quando mi sono ammalata" scrive Alice James, sorella dei più noti Henry e William, "ho desiderato con tutte le mie forze una malattia vera. E tutto arriva a colui che sa attendere!".
Sul Venerdì del 27 novembre 2020