Ti sculaccerei. Mettiti a novanta così ti guardo da dietro. Cosa ti farei se mi funzionasse ancora. Sono solo alcuni dei commenti che chi sta dietro a un bancone si sente fare. Osservazioni che la gente considera scontate se rivolte a un esemplare femminile tra i 15 e i 45 anni. "Un giorno un cliente mi accarezzò il braccio" racconta Silvia, 28 anni. "Stavo appoggiando sul tavolo un calice di vino e disse, 'Devo palparti un po' per farmi servire più in fretta?'. Iniziai a insultarlo e la titolare intervenne, minacciò di licenziarmi per giusta causa. Mi disse che reagendo così avevo costretto il cliente a non tornare più. E che le bariste devono avere pazienza. Che lei, per esempio, digeriva serenamente qualche pacca sulla coscia".
In Italia, secondo dati Istat (report 2016), sono 8 milioni 816 mila (il 43,6 per cento) le donne dai 14 ai 65 anni che nella loro vita hanno subìto molestie. In testa c'è quella verbale. Il 24 per cento delle donne "è stata importunata verbalmente, infastidita da proposte indecenti o commenti sul proprio corpo". Segue il pedinamento (20,3), e il contatto fisico, come l'essere toccate o baciate contro la propria volontà (15,9). Nella sfera lavorativa un milione 404 mila donne hanno denunciato molestie fisiche o ricatti sessuali (8,9 per cento). Ci sono poi molestie difficili da inquadrare perfino per chi le subisce.
Nell'ambiente del bar, la fatica a riconoscerle è legata anche al fatto che la conservazione del posto si gioca molto sulla capacità di essere pazienti con tutti. Il mantra del "sorridi e non far caso alle battute" è così interiorizzato che anche gli sguardi più insistenti o i commenti più spinti finiscono per essere letti come goliardate di uomini birichini piuttosto che come espressione di una cultura machista. Lo spiega Giorgia, 24 anni, che ha vissuto il meccanismo con un cliente abituale: "Varcava la porta e cominciava: 'Bella figa, ti sfonderei, guarda che bel culetto che hai'. Me lo ripeteva per due, tre volte. I suoi amici ridevano, io gli chiedevo di smettere, ma sorridendo, non avevo il coraggio di impormi per davvero. Un giorno però è salito sul bancone, più ubriaco del solito. Con entrambe le mani mi ha palpato... Cercavo di divincolarmi, e lui si lamentava. 'Dai, fammela toccare un po', no?'. Ne ho parlato ai titolari, ma mi hanno detto di non prendermela. Qualche giorno dopo, alcuni dei testimoni mi hanno rimproverata per la facilità con cui mi ero fatta toccare, per la mia incapacità di reagire".
Chi ha detto a Giorgia che un pizzico di carattere in più forse avrebbe aiutato, batte un sentiero noto. L'idea che stia alla barista mantenere il gregge composto è condivisa anche da alcune sue colleghe. Come Sabrina, 48 anni, che all'inizio dell'intervista era certa di non aver mai ricevuto commenti pesanti: "Dipende da come ti poni tu. Bisogna tenerli a bada, essere simpatica ma stare sulla difensiva, dare confidenza ma senza esagerare. Ok, c'è sempre il cliente che se ne esce con frasi come 'piegati così ti guardo da dietro'. Sono parole brutte, lo so. Ma se fai storie, ti dicono che il giorno dopo andranno a prendere il caffè da un'altra parte".
Si scopre così che la capacità di farsi rispettare è, nella pratica, la disponibilità a sopportare una battuta che "non fa male a nessuno". È la stessa Sabrina a spiegare di essersi salvata non tanto grazie alla gentilezza degli avventori o alla sua capacità di mediare, quanto per la presenza nel locale del suo compagno. "Era sempre al bar con me, alcuni clienti si erano lamentati. Mi avevano detto 'torniamo in un altro orario, quando non c'è il tuo uomo'. Invece lui non si schiodava. E quelli non li ho più rivisti".
La barista diventa la femmina con cui lasciare andare i freni, tollerante anche di fronte a complimenti che sarebbe inconcepibile fare alla farmacista di fiducia o alla cassiera alle poste. Ribellarsi equivale per i clienti a una specie di tradimento. "Una sera un avventore mi minacciò" dice Eleonora, 31 anni. "Avevo mostrato insofferenza ai suoi approcci e alle domande personali. Mi disse che se gli fosse venuta voglia mi avrebbe aspettata a fine turno e mi avrebbe schiacciata sotto la sua auto". Denunciare non è facile. C'è la paura di ritorsioni ma anche la difficoltà di dimostrare quanto subìto. "Le lavoratrici ci chiedono aiuto ma quasi tutte si tirano indietro quando scoprono che per procedere servono testimoni o registrazioni" dice Giovanna Adamo, sindacalista Cgil dell'ufficio vertenze di Bergamo. "L'articolo 2087 del codice civile prevede la tutela dell'integrità fisica e morale dei lavoratori. Ma molte, piuttosto che appellarvisi, preferiscono licenziarsi".
Racconta Sara, 35 anni: "Il fratello del mio datore di lavoro si metteva proprio davanti al bancone, nel punto in cui passavo per andare ai tavoli. Mi rendeva difficile il passaggio e sfruttando la calca si strusciava. Presi coraggio e ne parlai al titolare. Non accadde più". C'è poi chi crede che sopportare le "battute" faccia parte del mestiere, come Sabina, 42 anni: "La barista deve restare gentile. Nel mio locale niente musi lunghi. Anche a me capita lo schifoso che mi dice 'Ti sbatterei qui, ti prenderei di lì'. Ma basta girarsi dall'altra parte".
Riconoscere questi atteggiamenti è ancora più complicato se si considera che "il bar può divenire una sorta di teatro in cui alcuni ostentano un virilismo esasperato. E il virilismo si regge sempre su una struttura sociale, esprime il bisogno di mostrare qualcosa davanti all'altro" spiega lo psicanalista Angelo Villa, che sottolinea come le dinamiche siano più complesse di quanto sembri. "A volte, chi denuncia poi si tira indietro. E se nell'uomo c'è il bisogno di schiacciare la sessualità femminile per controllarla, in alcune vittime c'è la difficoltà a liberarsi da dinamiche equivoche".
Sul Venerdì del 27 novembre 2020
In Italia, secondo dati Istat (report 2016), sono 8 milioni 816 mila (il 43,6 per cento) le donne dai 14 ai 65 anni che nella loro vita hanno subìto molestie. In testa c'è quella verbale. Il 24 per cento delle donne "è stata importunata verbalmente, infastidita da proposte indecenti o commenti sul proprio corpo". Segue il pedinamento (20,3), e il contatto fisico, come l'essere toccate o baciate contro la propria volontà (15,9). Nella sfera lavorativa un milione 404 mila donne hanno denunciato molestie fisiche o ricatti sessuali (8,9 per cento). Ci sono poi molestie difficili da inquadrare perfino per chi le subisce.
Nell'ambiente del bar, la fatica a riconoscerle è legata anche al fatto che la conservazione del posto si gioca molto sulla capacità di essere pazienti con tutti. Il mantra del "sorridi e non far caso alle battute" è così interiorizzato che anche gli sguardi più insistenti o i commenti più spinti finiscono per essere letti come goliardate di uomini birichini piuttosto che come espressione di una cultura machista. Lo spiega Giorgia, 24 anni, che ha vissuto il meccanismo con un cliente abituale: "Varcava la porta e cominciava: 'Bella figa, ti sfonderei, guarda che bel culetto che hai'. Me lo ripeteva per due, tre volte. I suoi amici ridevano, io gli chiedevo di smettere, ma sorridendo, non avevo il coraggio di impormi per davvero. Un giorno però è salito sul bancone, più ubriaco del solito. Con entrambe le mani mi ha palpato... Cercavo di divincolarmi, e lui si lamentava. 'Dai, fammela toccare un po', no?'. Ne ho parlato ai titolari, ma mi hanno detto di non prendermela. Qualche giorno dopo, alcuni dei testimoni mi hanno rimproverata per la facilità con cui mi ero fatta toccare, per la mia incapacità di reagire".
Chi ha detto a Giorgia che un pizzico di carattere in più forse avrebbe aiutato, batte un sentiero noto. L'idea che stia alla barista mantenere il gregge composto è condivisa anche da alcune sue colleghe. Come Sabrina, 48 anni, che all'inizio dell'intervista era certa di non aver mai ricevuto commenti pesanti: "Dipende da come ti poni tu. Bisogna tenerli a bada, essere simpatica ma stare sulla difensiva, dare confidenza ma senza esagerare. Ok, c'è sempre il cliente che se ne esce con frasi come 'piegati così ti guardo da dietro'. Sono parole brutte, lo so. Ma se fai storie, ti dicono che il giorno dopo andranno a prendere il caffè da un'altra parte".
Si scopre così che la capacità di farsi rispettare è, nella pratica, la disponibilità a sopportare una battuta che "non fa male a nessuno". È la stessa Sabrina a spiegare di essersi salvata non tanto grazie alla gentilezza degli avventori o alla sua capacità di mediare, quanto per la presenza nel locale del suo compagno. "Era sempre al bar con me, alcuni clienti si erano lamentati. Mi avevano detto 'torniamo in un altro orario, quando non c'è il tuo uomo'. Invece lui non si schiodava. E quelli non li ho più rivisti".
La barista diventa la femmina con cui lasciare andare i freni, tollerante anche di fronte a complimenti che sarebbe inconcepibile fare alla farmacista di fiducia o alla cassiera alle poste. Ribellarsi equivale per i clienti a una specie di tradimento. "Una sera un avventore mi minacciò" dice Eleonora, 31 anni. "Avevo mostrato insofferenza ai suoi approcci e alle domande personali. Mi disse che se gli fosse venuta voglia mi avrebbe aspettata a fine turno e mi avrebbe schiacciata sotto la sua auto". Denunciare non è facile. C'è la paura di ritorsioni ma anche la difficoltà di dimostrare quanto subìto. "Le lavoratrici ci chiedono aiuto ma quasi tutte si tirano indietro quando scoprono che per procedere servono testimoni o registrazioni" dice Giovanna Adamo, sindacalista Cgil dell'ufficio vertenze di Bergamo. "L'articolo 2087 del codice civile prevede la tutela dell'integrità fisica e morale dei lavoratori. Ma molte, piuttosto che appellarvisi, preferiscono licenziarsi".
Racconta Sara, 35 anni: "Il fratello del mio datore di lavoro si metteva proprio davanti al bancone, nel punto in cui passavo per andare ai tavoli. Mi rendeva difficile il passaggio e sfruttando la calca si strusciava. Presi coraggio e ne parlai al titolare. Non accadde più". C'è poi chi crede che sopportare le "battute" faccia parte del mestiere, come Sabina, 42 anni: "La barista deve restare gentile. Nel mio locale niente musi lunghi. Anche a me capita lo schifoso che mi dice 'Ti sbatterei qui, ti prenderei di lì'. Ma basta girarsi dall'altra parte".
Riconoscere questi atteggiamenti è ancora più complicato se si considera che "il bar può divenire una sorta di teatro in cui alcuni ostentano un virilismo esasperato. E il virilismo si regge sempre su una struttura sociale, esprime il bisogno di mostrare qualcosa davanti all'altro" spiega lo psicanalista Angelo Villa, che sottolinea come le dinamiche siano più complesse di quanto sembri. "A volte, chi denuncia poi si tira indietro. E se nell'uomo c'è il bisogno di schiacciare la sessualità femminile per controllarla, in alcune vittime c'è la difficoltà a liberarsi da dinamiche equivoche".
Sul Venerdì del 27 novembre 2020