Senza il trattamento una mela marcisce in una settimana, con il trattamento dura due quando non tre volte di più. Idem per gli avocado, i mango, le arance. La differenza la fa una bella spruzzatina di Apeel (gioco di parole, in inglese, tra mela e buccia), un composto commestibile e inodore ottenuto da scorza, gambi e altri scarti vegetali. Roba che si sarebbe buttata e invece allunga la vita su scaffale delle varietà a cui viene applicata, inaugurando l'èra della frutta Uht.
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Se pensate che sia una notizia che riguarda solo i supermercati, pensate meglio. Ci possono guadagnare, e tanto, gli agricoltori africani la cui piaga quotidiana, oltre alle occasionali cavallette, è che buona parte del raccolto si guasta (il problema del food waste, calcola la Fao, costa globalmente 2,6 trilioni di dollari) prima che i camion vengano a ritirarlo. Ma anche il pianeta, e quindi tutti noi, perché la barriera protettiva renderebbe inessenziale, in molti casi, il mantenimento della catena del freddo nel trasporto della frutta dall'origine al consumatore. Al punto che la ong di San Francisco Project Drawdown che si occupa di soluzioni innovative al riscaldamento globale si spinge a dire che trovare un'alternativa ai banchi frigo sarebbe uno dei modi più efficaci di ridurre le emissioni di gas serra. Non sorprende quindi che a maggio la Apeel Sciences di Santa Barbara abbia superato la valutazione di un miliardo, prendendo finanziamenti da Oprah Winfrey al fondo sovrano di Singapore per arrivare, alla fine di ottobre, ai 30 milioni annunciati dall'International Finance Corp., il braccio d'investimento della Banca mondiale. Come riesca nel miracolo è, in teoria, semplice: la barriera tiene dentro l'acqua (la cui fuoriuscita fa deperire il frutto) e fuori l'ossigeno che, appunto, lo ossida. In pratica ci sono voluti anni per ottenere i permessi per il composto che, alla fine, si mangia e quindi non deve far male.
Nel primo mondo i risultati ci sono già: «Abbiamo dimezzato gli scarti sui prodotti trattati Apeel e ne vendiamo il 30 per cento in più» ha detto il vicepresidente di Edeka, una catena tedesca con oltre 11 mila negozi. Nel terzo mondo si aspettano ancora le autorizzazioni. Mai come in questo caso il confine tra maturità e marciume, anche nelle decisioni, è essenziale.
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Nel primo mondo i risultati ci sono già: «Abbiamo dimezzato gli scarti sui prodotti trattati Apeel e ne vendiamo il 30 per cento in più» ha detto il vicepresidente di Edeka, una catena tedesca con oltre 11 mila negozi. Nel terzo mondo si aspettano ancora le autorizzazioni. Mai come in questo caso il confine tra maturità e marciume, anche nelle decisioni, è essenziale.
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