Filippo Timi: al BarLume la prossima volta ci abbracciamo
di Alba Solaro , di Alba SolaroA Pineta i bimbi hanno imparato a giocare a carte su Zoom. Dovreste vederli. Anzi, li vedrete: l'11 e il 18 gennaio su Sky Cinema tornano I delitti del BarLume, la serie giallo-comica ispirata ai libri di Marco Malvaldi. I bimbi, va da sé, sono gli ottuagenari del "quartetto dell'uretra", che la pandemia ha privato dell'antico diritto alla "colazioncina al bar e tressettino di riscaldamento". Come si fa? Beh, si scarica il softwair per giocare in video. Con la connessione che va e viene. È il vairus, bellezza, che in questo immaginario angoletto di Toscana costringe i commissari alla quarantena e le coppie scoppiate alla convivenza.
La più scoppiata di tutte è quella formata da Beppe Battaglia (Stefano Fresi), il "Lebowski con l'accento del Tufello", e dall'assicuratore veneto Pasquali (Corrado Guzzanti), che scopre le virtù del fumarsi una delle canne di Beppe. L'effetto va in scena nell'epi…
A Pineta i bimbi hanno imparato a giocare a carte su Zoom. Dovreste vederli. Anzi, li vedrete: l'11 e il 18 gennaio su Sky Cinema tornano I delitti del BarLume, la serie giallo-comica ispirata ai libri di Marco Malvaldi. I bimbi, va da sé, sono gli ottuagenari del "quartetto dell'uretra", che la pandemia ha privato dell'antico diritto alla "colazioncina al bar e tressettino di riscaldamento". Come si fa? Beh, si scarica il softwair per giocare in video. Con la connessione che va e viene. È il vairus, bellezza, che in questo immaginario angoletto di Toscana costringe i commissari alla quarantena e le coppie scoppiate alla convivenza.
La più scoppiata di tutte è quella formata da Beppe Battaglia (Stefano Fresi), il "Lebowski con l'accento del Tufello", e dall'assicuratore veneto Pasquali (Corrado Guzzanti), che scopre le virtù del fumarsi una delle canne di Beppe. L'effetto va in scena nell'episodio Mare forza quattro. "Ci ha fatto morire dal ridere, Guzzanti è formidabile. Tutto il set lavora con una bellissima alchimia, tant'è che da qualche anno chiediamo sempre, perché non facciamo tre puntate invece di due?" rievoca al telefono Filippo Timi, tornato così nei panni del protagonista Massimo Viviani. Gli spinelli usati per le scene erano veri? "Noooo! Sul serio, al massimo ci si concedeva un po' di rum e cioccolata al sabato sera, in fondo non eravamo in vacanza". Timi ha diversi progetti cinematografici per le mani, per scaramanzia non si sbottona: "Ho usato questo periodo soprattutto per scrivere".
Niente chiamate con Zoom?
"Niente Zoom. Ho solo fatto di tanto in tanto delle videochiamate con mia mamma, che si metteva puntualmente di spalle alla finestra per cui vedevo solo la sua sagoma. Continuavo a dirle, mamma gira la telecamera! E lei voltava la testa. Al terzo tentativo mi sono accontentato della sagoma. Lei evidentemente invece mi vedeva, ed era entusiasta".
Quando avete girato le due puntate?
"Tra giugno e luglio scorsi, sull'isola d'Elba. Quando siamo arrivati abbiamo trovato una situazione molto tranquilla. Non c'erano stati casi in zona, e a noi facevano il tampone tutti i giorni. Brutto per i nasi, qualche lacrimone ma alla fine sei contento. Perché lavori".
Dev'essere stato liberatorio ritrovarsi su un set.
"All'inizio non avevo tanta voglia di spostarmi. Mi ero abituato a stare in casa, a Roma, a guardare le serie...".
Ci dia le sue dritte su quelle da vedere.
"Non in ordine di podio: sicuramente This Is Us, meravigliosa, intensa, attori straordinari. Poi aggiungerei Narcos, per chi ancora non l'ha vista. E un'altra bellissima è The Last Dance, con Michael Jordan, personaggio incredibile. Non è che quel mondo lo conoscessi molto. Ma ora: fan assoluto del basket".
Questo è un BarLume che fa lo slalom tra tutti gli "stereotipi" di questi mesi, per esempio le convivenze forzate.
"Roan Johnson è molto bravo a scrivere, ha preso tutti quegli aspetti che possiamo aver accumulato in un'esperienza del genere e li ha raccontati con il massimo rispetto possibile. Nel mio caso ha giocato sulla convivenza dove Massimo vorrebbe riaccendersi con la Tizi, ma la Tizi non ne vuol sapere".
Stare tutto il tempo insieme secondo lei fa bene o male a una coppia?
"Secondo me dipende dalla coppia. E dal momento in cui si trova. Penso che due persone che stanno insieme e hanno voglia di confrontarsi, troveranno sempre il proprio spazio. Il discorso cambia ancora se parliamo di famiglie. In questi mesi ho sentito solo amiche contentissime perché finalmente erano a casa col compagno, i figli, il nucleo familiare ne usciva rafforzato. Insomma, cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno".
Qual è stato il suo bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto del lockdown, il momento più bello e il più orrendo?
"Il peggiore: ero a Roma per lavoro quando è scattata la prima chiusura, in una casa appena presa in appoggio, senza il divano. Ora so cosa intendono quando dicono che il divano fa casa. Avevo un tappeto e basta, ho passato i primi mesi a guardare la tv sdraiato per terra. Appena finito il lockdown, è arrivato il divano".
Il momento più bello? Siete riusciti a portare la pandemia nella serie con grande leggerezza.
"Per fortuna. Si può ironizzare su tutto se lo si fa con grazia. Roberto Benigni ne è la dimostrazione, non è mai volgare, me lo ricordo sempre quando toccava le puppe a Raffaella Carrà...".
La mitica puntata di Fantastico del '91.
"Per noi lei era la zia di tutti gli italiani. Era come una stupenda cucina piena di cassettini, arriva Benigni che se l'acchiappa, se la stringe, se la ciancica, la rende fisicamente una donna. E lo fa con una tale grazia che tutti abbiamo esultato".
Perché la riportava a essere un corpo.
"Concetto bello ma opinabile, perché Raffaella Carrà è sempre stata più che un corpo. Mettendole le mani ovunque, Benigni l'aveva come resa umana, in quel momento lui era tutti quanti noi spettatori che ci permettevamo di abbracciarla".
Quel genere di stupore, lei l'ha celebrato nel one man show televisivo Skianto, lo scorso febbraio su Rai 3. Cosa l'ha più stupita nella vita?
"Tutte le prime volte. L'emozione del primo tappeto rosso, la prima volta che sono stato a un festival, il primo libro pubblicato. E ogni volta che entro in scena è una stupefacente prima volta. Come insegnava Stanislavskij, per entrare in scena bisognerebbe essere innamorati. Del teatro. Di quella scena. Di una persona. Di un gatto. Di un'idea. Che vuol dire essere innamorati? Vuol dire essere aperti a uno stupore in questo senso, accogliere la vita che ti dà energia".
A proposito di stupore, c'è una scena di BarLume che ci vendica di tutte le videochiamate arrivate mentre siamo in bagno.
"E pensi che tecnicamente è stata tra le più complicate. Io ero seduto coi pantaloni calati, un'imbracatura con appesi sul sedere tipo tre pesi da cinque chili; davanti, una specie di pisellone di acciaio con attaccata la telecamera che io fingo essere il telefonino, in videochiamata con la Fusco (Lucia Mascino). Quello che sembrava uno sforzo di altro genere in realtà era sforzo dal peso della camera".
Però non ha passato questi mesi solo a guardare le serie.
"Ho lavorato molto su Instagram. Per buona parte dell'anno ho scritto ogni giorno e recitato una favola della buona notte per un bel progetto di Paolo Stella (attore lanciato da Amici di Maria De Filippi, ndr) che è molto bravo sui social. Il progetto si chiama My Sweet Quarantine. Quando me ne ha parlato gli ho detto: ti va se scrivo delle favole e le recito? Sono arrivato a farne una settantina; chissà, un domani potrebbero diventare un libro".
Ha pensato anche di tornare in teatro in modi alternativi? C'è chi ha testato le performance via Zoom.
"Non sono un purista. Piuttosto che far morire le produzioni, o accontentarsi di un nulla, ben vengano tutte le nuove cose. Magari non lo chiamerei neanche più solo teatro, si tratta di pensare a un nuovo tipo di spettacolo che tenga conto di riprese video, di una semantica inedita... Non so immaginare in questo istante, però sono per sperimentare piuttosto che fermarsi".
Quindi è tradizionalista solo quando si tratta di mantenere il BarLume nella sua estetica da parallelepipedo marrone alias baita austriaca.
"Perché cambiarlo? Speriamo piuttosto che passi tutto il resto. Così in questo 2021 a Pineta faremo un rave. E la prima scena saranno dieci minuti di abbracci che non si capisce più niente, ciao come stai? Abbraccio! Anche tu qui? Abbraccio! E poi abbraccio, abbraccio, abbraccio, abbraccio".
Sul Venerdì dell'8 gennaio 2021