Il narcisismo buono di Fran Lebowitz
di Vittorio Lingiardi , di Vittorio LingiardiMi sono invaghito. Si chiama Fran Lebowitz e l’ho conosciuta su Netflix. Dieci anni esatti più di me, è la protagonista di una miniserie di Martin Scorsese, di cui è grande amica. Sette puntate (pre-Covid) intitolate Pretend It’s a City (in italiano Fran Lebowitz: una vita a New York). Caustica, arguta, implacabile, ma dolce in controluce, snob ma non ricca (ha fatto la donna delle pulizie, la venditrice ambulante, la taxista), dire che ha la battuta pronta è niente. La madre la metteva a letto alle 19.30 perché già a quell’ora non ne poteva più. Nel 2010 Scorsese le ha dedicato un altro film: Public Speaking, perché Fran ama parlare in pubblico (in teatro, in tv), ma sicuramente anche in privato, e la gente ama ascoltarla e farle domande. Lei racconta la sua vita e strapazza le nostre. «Non ho alcun potere, ma un sacco di opinioni!». E giù a dire la sua su soldi, mezzi pubblici, sport, s…
Mi sono invaghito. Si chiama Fran Lebowitz e l’ho conosciuta su Netflix. Dieci anni esatti più di me, è la protagonista di una miniserie di Martin Scorsese, di cui è grande amica. Sette puntate (pre-Covid) intitolate Pretend It’s a City (in italiano Fran Lebowitz: una vita a New York). Caustica, arguta, implacabile, ma dolce in controluce, snob ma non ricca (ha fatto la donna delle pulizie, la venditrice ambulante, la taxista), dire che ha la battuta pronta è niente. La madre la metteva a letto alle 19.30 perché già a quell’ora non ne poteva più. Nel 2010 Scorsese le ha dedicato un altro film: Public Speaking, perché Fran ama parlare in pubblico (in teatro, in tv), ma sicuramente anche in privato, e la gente ama ascoltarla e farle domande. Lei racconta la sua vita e strapazza le nostre. «Non ho alcun potere, ma un sacco di opinioni!». E giù a dire la sua su soldi, mezzi pubblici, sport, salute, politica, libri, cinema, amici.
È impossibile rimanere indifferenti, Fran è una calamita per neuroni che vogliono divertirsi. Tabagista e idiosincratica (non ha computer, cellulare, detesta fitness e sport), legge quintali di libri e giudica il mondo secondo il suo stile orgogliosamente novecentesco, ma genialmente contemporaneo. In lei convivono Dorothy Parker e Natalia Aspesi, Woody Allen e Nanni Moretti. Quando non c’è, non sai che esiste (non cerca i riflettori), ma se c’è, tutto lo spazio è suo.
Chi ama catturare l’attenzione degli altri e dire sempre la sua magari è narcisista. Anche se fosse, Fran sarebbe un esempio di narcisismo ad alto funzionamento. Le dedico una poesia che Vittorio Sereni scrisse su Umberto Saba (e mi concedo di girarla al femminile):«Sempre di sé parlava ma come lei nessuno/ho conosciuto che di sé parlando/ e ad altri vita chiedendo nel parlare/altrettanta e tanta più ne desse/ a chi stava ad ascoltarla».
Sul Venerdì del 29 gennaio 2021