TORVAIANICA (Roma). In questa foto che sembra un presepe, la ragazza che fa luce con la torcia si chiama Cleonice, nome greco che evoca gloria e vittoria. L'acqua che riflette il chiarore dei lampioni scorre in un canale di scolo e finisce in mare cento metri più in là. Ripreso nell'atto di afferrare il sacchetto, invece, è il signor Martin V., 30 anni: nel mondo di sopra aveva una moglie, un lavoro e l'automobile. Oggi il suo indirizzo è Lungomare delle Sirene, Torvaianica, tra Roma e Pomezia.
D'estate i romani passano di qui per arrivare alle spiagge ma anche a sporgersi sul canale non vedono niente. È stata Margherita Pasquali della Croce Rossa, mesi fa, a pensare: è il posto perfetto, e infatti una sera ha visto salire un filo di fumo.
Il furgone che vedete sul ponte appartiene al Comitato di Pomezia; al tramonto i volontari rossovestiti gridano il nome di Martin perché esca dalla sua caverna di cemento e si prenda la cena. In questo momento sono in servizio: un esperto di marketing, un'ispettrice della sicurezza sul lavoro, la manager di un birrificio, una ricercatrice farmaceutica, un militare. Nel sacchetto: minestra di lenticchie, un hotdog, una bottiglietta d'acqua liscia, la merenda.
Video e foto Luigi Narici/Agf - Musica lunarbaby2020
L'importanza della fune
Ci avevano raccontato di questa faccenda del cibo mandato giù con la corda, ma sembrava inventata, un film. Eccolo qui, invece, il mondo di sotto, con le grotte e le sue volte, e capita di sfiorare un fagotto ma è un uomo che dorme. Se ci si dimentica la fune, come è accaduto la prima volta che ci siamo stati, non si finisce più: l'unico punto da cui Martin può risalire dista 87 scivolosissimi passi, una volta sulla strada deve farne altri 87 per arrivare al furgone, e poi tocca tornare indietro. Se piove, addio. I volontari non possono scendere giù perché la Croce Rossa, nata sui campi di battaglia, ha regole d'ingaggio severe: mai uscire allo scoperto da soli, divieto assoluto per l'autista di spegnere e di lasciare il mezzo, mai mettersi in pericolo. E poi, certo: vietato fare promesse, vietato giudicare.
Ogni sera distribuiscono circa trenta cene, sul litorale e nell'entroterra. I pasti del weekend li prepara Casa Francesco, una onlus che ospita le famiglie dei bambini ricoverati a Roma da altre regioni e d'estate i gruppi parrocchiali in vacanza. Sono benedetti i vassoi avanzati delle mense scolastiche. Per un po' l'aiuto è venuto dai tanti McDonald's qui intorno; ora si spera nei ristoranti.
Chi non risponde e chi protesta
Sparsi tra il mare e le campagna, gli "utenti" devono essere stanati uno per uno. Questa sera, per esempio, Giovanni non c'è: dov'è andato? Come mai non risponde? Il suo rifugio doveva essere un villino per le vacanze, ora non ha acqua né luce; si dice che abbia una laurea, o forse due, che era un incursore della Folgore, che a forza di bere si è ammalato gravemente.
Il signor Luigi invece non beve, non si droga e non si dà pace. Vive nel garage di un condominio che lo ha adottato e magari davvero su di lui un film un giorno ce lo faranno. Una volta alla settimana la famiglia del primo piano gli apre per fargli fare la doccia e il giorno del suo compleanno il palazzo lo ha festeggiato con la torta. Gli hanno trovato una roulotte, ma non si sa dove metterla, e adesso protesta: no grazie, sono stanco, sono triste, i pasti non li voglio più, grazie davvero.
Mohammed, Carolina, Julio, Paru e gli altri
Nella piazza di Torvaianica, appena il furgone si ferma, sbuca dal gelo barcollando il giovane Mohammed, troppo ubriaco per cavargli due parole; poi la signora Carolina, 58 anni, di Caserta. "Spicciati Dio, fammi trovare un lavoro". Se fa troppo freddo cammina tutta la notte per restare sveglia. Il signor Julio, 61 anni, che da ragazzo giocava a calcio nel Pomezia, in estate si rifugia sotto le barche. Abita in un garage che non ha pareti, ma la tettoia sì, il bulgaro Paru, 57 anni, qualche lavoretto pagato con una bottiglia di vino o le sigarette. In un'altra villa sfondata, circondata da una siepe di pitosforo che deve averle viste tutte, Roberta non apre, e la cena viene posata sul muretto nel buio. Alice accetta il pasto ma lo darà a un amico paralizzato. Barabba, ciarliero e sdentato, vorrebbe chiamarsi Barbara e chiede se per piacere gli trovano un paio di scarpe 43 con il tacco.
Durante il lockdown, molti hanno vagato senza meta e senza cibo. Per qualche settimana, anche il giro della Croce Rossa si è fermato. Finché un giorno, bardati come astronauti, i volontari sono usciti a cercarli tutti.
Che cosa servirebbe?
Cosa manca, secondo lei, cosa ci servirebbe? chiede il presidente della Croce Rossa locale, Marco Petrocchi. Il Piano Marshall!, viene da rispondere. Lui si acconterebbe di aprire una "piccola Sant'Egidio" come quella di Roma, un posto per far dormire tutti quando fa freddo.
Ha un'idea anche per l'utenza speciale dell'altro tour, che si svolge ogni sera: le prostitute. L'anatema e i divieti del Comune di Pomezia "contro il meretricio" hanno prodotto un risultato farsesco: la via Ardeatina, che fa da linea di confine con Roma, sul ciglio destro è deserta e sul ciglio sinistro è in piena attività. Il furgone fa tappa a ogni focherello, tirando dritto se è il caso di non disturbare, inoltrandosi poi fra strade nebbiose che non portano a niente o vanno a sbattere su centri commerciali sgraziati tipo l'Area 51 che espone un Ufo (un Ufo!), conficcato per traverso nella facciata come se fosse precipitato da Orione.
Il servizio lo ha avviato Margherita nel 2017: con il pulmino distribuiscono tè caldo e biscotti, si accertano che donne e ragazze stiano bene per quel che si può, prendono nota di quello che potrebbe servire (le scarpe sono sempre al primo posto), e si spiega come fare a ottenere una visita al consultorio e a chi rivolgersi se i bambini - alcune hanno i figli a casa - hanno bisogno di qualcosa. La maggior parte sono rumene che giurano di non avere protettori, c'è chi paga l'affitto del suo angolo e chi viene accompagnata dal marito, ma va' a sapere cosa è vero e cosa non lo è. Una ragazza, innamoratasi di un italiano, per due mesi ha provato a lavorare in un bar e poi è tornata sulla strada perché i soldi da mandare alla famiglia in Romania non bastavano, e questa storia tutti sanno che è vera.
Pantaloni giù, mascherina su
Come stai? Un po' di tè? Come butta stasera? Ogni sosta è una piccola festa. Ma i primi tempi: "Ciao, siamo della Croce Rossa, possiamo aiutarti?" E quelle: '"Mbe? Me stai a pijà per culo?" (guai se sapessero che Petrocchi, stasera di turno come autista, è un carabiniere). A Pomezia i volontari sono 148, le donne il 61 per cento, e meno male, perché è di loro che le prostitute si fidano. A causa del Covid i volontari hanno cambiato i turni (da 21-24 a 18-21). Girava voce che nonostante il coprifuoco e la paura gli affari non andassero troppo male. Invece, chiuse nelle loro utilitarie, o raccolte vicino alla brace, con le scintille che volano in aria come a Natale al passaggio dei Tir, raccontano che è una catastrofe.
Prendete Caterina, le costole da gatto affamato e la risata adolescente che vorresti metterle un cappotto sulle spalle e portarla via: "Ero arrivata a fare 500 euro al giorno, adesso certe sere vado via con 30". Comprerà una casa a Birmingham e farà la carriera militare, "gradi importanti, mica robetta". Gioia, abbassando il finestrino dell'auto, dice che il profilattico lo usano ma la mascherina no, al massimo un cliente su cento, ed è così grottesca l'immagine di quest'uomo con i pantaloni calati e il viso ben coperto, che si piega dal ridere sul sedile: "Se hai così paura, perché vieni qui!". Cosa ti piacerebbe fare, azzardiamo? "Non lo so". Da bambina ci avrai pensato. "Mah".
Un camper sanitario per le "sex workers"
Allora, qual è il Piano Marshall per le sex workers?, chiediamo a Petrocchi finito il giro. Ecco, dice, a Pomezia ci sarebbe un gran bisogno di un camper sanitario, per fare i test della sifilide e del Covid e portare i medici sulla strada. "Sarebbe una manna, magari lo può scrivere". Ma certo, ci mancherebbe. E speriamo in qualche buona notizia.
Sul Venerdì del 26 febbraio 2021