Il Venerdì

Quando la fabbrica scese al Sud

Un’immagine dell’ex stabilimento Olivetti di Pozzuoli (Napoli) (@2018 Mibac) 
ORA D'ARIA L'Olivetti di Pozzuoli nel romanzo di Ottiero Ottieri
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L'architetto Luigi Cosenza era di Napoli; allevava in casa, a carne e pizze, un leone, di nome Zimbettino (da Simba), che un giorno cedette a malincuore allo zoo; era comunista (antitogliattiano) e un genio. Lo scelse Adriano Olivetti per progettare lo stabilimento che volle aprire a Pozzuoli, nel miserrimo Sud, e che sorse aereo, inglobando dalle vetrate il golfo con le isole, e il passaggio dei carretti tra i fichidindia. Per la selezione del personale (quarantamila domande) Olivetti mandò, dalla fabbrica di Ivrea, lo scrittore Ottiero Ottieri, reduce da una meningite – il clima gli avrebbe fatto bene.


Ottieri, di quel soggiorno nel Sud, scrisse raccontando degli uomini – i “disoccupati” – più esotici dei luoghi (e fu, nel 1959, un romanzo capolavoro, Donnarumma all’assalto). Ai test di abilità manuale, un analfabeta non riesce a infilare al volo dei pirolini di ferro nella lastra bucata: «Dottore, io questi cosi nei cantieri non li ho visti mai. Io voglio faticare (lavorare), ho sette figli, devo mangiare; io vi alzo un quintale». Le donne si perdono a raccattare i pirolini caduti, mentre il cronometro ticchetta. Alla fine, nessuno è idoneo; sono, nota Ottieri, allegri.

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La fabbrica, venivano a visitarla; arrivò Eduardo De Filippo. Con la sua faccia triste diceva solo, agli operai alla catena di montaggio: «Bravi, veloci. Veloci assai» (vigeva il cottimo). Lo guida l’operaio Dioguardi, ex attore del varietà (multato due volte perché «sul lavoro provocava con intenzione eccessiva ilarità nei colleghi») e lo conduce alla fine sull’indicibile terrazza aperta «come una faccia» sull’orizzonte del mare: «Voi non sapete che tramonti quaggiù, la sera». «Ah potete vedere i tramonti, dall’officina! Vi accorgete ancora dei tramonti?» domanda Eduardo; Dioguardi gli porta, solo a lui, il caffè – la mensa di Pozzuoli non ha il caffè. Gli operai si portano i pasti caldi nel mirabile giardino disegnato da Pietro Porcinai: pare una scampagnata; ma li multano, perché lasciano cartacce, e non si vogliono avere pregiudizi sui terroni.

Ma lavorano, questi meridionali? Il rendimento anzi è superiore, rispetto al Nord, anche grazie alle ragazze del collaudo; devono battere sulle calcolatrici, e si sono inventate di usare tutte e due le mani, su due catene, raddoppiando così il cottimo. Troppo umiliante per i maschi; ci si accorda per una paga e mezza, tanto loro puntano al corredo. Il tassista tuttofare (Ottieri intanto è tornato a Milano per scrivere) risultava introvabile: eppure timbrava, in entrata e in uscita; svanito. Lo scovarono in biblioteca, che catalogava i libri.

Sul Venerdì del 5 marzo 2021