Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Nervesa 21, 20139 Milano
Quando la vide nella casa di lei fu un colpo di fulmine, quando lei lo cercò tre anni dopo non riuscì ad opporsi al sentimento che ancora provava. Studiava medicina, facoltà scelta anche per le pressioni di un padre oppressivo e feroce con cui era in conflitto da sempre. Si era sempre sentito sopportato da due genitori quasi ostili. Sì, anche la madre, cui aveva tolto con la nascita la giovinezza e le sue illusioni. Così senza basi, con sulle spalle un fagotto di autostima sempre presente, arrivò al matrimonio (riparatore). E furono anni belli anche se difficili, arrivarono la laurea ed un lavoro scelto per raggiungere al più presto l'autonomia economica affrancandosi, lui e lei, dall'aiuto sopportato dai quattro genitori. Ma lui era un contemplativo, amava la natura, le piante, gli animali, non era un uomo d'azione da gettare in un turbine di sofferenza, disperazione e morte del suo prossimo. E tutto ha un prezzo e si macchiò l'anima. E venne il lavoro e la fatica e i sacrifici anche di ferie non godute per continuare a produrre un reddito sufficiente mentre le bambine crescevano. Ma furono gli anni migliori, gli anni delle soddisfazioni, della giovinezza, della fiducia nel futuro. Le bambine a crescere sempre troppo in fretta e il lavoro che sottraeva il tempo preziosissimo ed irrecuperabile del divenire delle figlie, sempre più lontane. Così lui continuò a progredire nella carriera. L'errore si rivelò irreparabile, prima se ne andò una figlia, poi anche l'altra. Lei non lo guardava più come la guida che aveva portato la famiglia al benessere ma come un compagno di viaggio ormai sopportato a fatica. Lui non badava ai segni evidenti, e poi il tradimento. Il tradimento di lui. Fisico, non di cuore. Niente passione. Solo un senso di sbagliato in fondo all'anima. Lei non vuole, non può, non sa perdonare. L'amore si tinge di nero, il giorno diventa notte. La passione tormento. Tormento da infliggere con ogni mezzo, a lui, a lui che ha potuto fare questo, a lui la cui vista cagiona continua sofferenza. Adesso lei ha la vita che voleva, lui ha lasciato la vita che voleva ed ha la vita che si merita.
Paolo
Leggi altre QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE
Senta Paolo, si rilegga: si rende conto che sta facendo un vittimismo esagerato, soprattutto esaltandosi con il "sacrificio" delle ferie non godute? Che disastro! È vero, oggi è di moda il lamento, la vita cattiva con ognuno di noi, noi buoni in un mondo di cattivi, ma lei si calmi. La sua è la vita di tante persone che hanno avuto la fortuna di laurearsi, avere una professione, sposare la donna amata, avere una famiglia. Mamma e babbo poco affettuosi? Pazienza, l'hanno aiutata a farsi strada. Contemplativo e non competitivo? Doveva fare il boscaiolo o l'ornitologo e non il medico: la donna che lo amava sarebbe stata contenta lo stesso. In più anche il tradimento lo ha deluso, insomma il destino è proprio crudele con lei. Mi scusi se la svillaneggio ma chi sbaglia non è mai lei. Le figlie se ne sono andate perché tutti i figli se ne vanno, sua moglie se ne è andata secondo me con la scusa del tradimento, in realtà perché, e sarebbe il mio caso, non ne poteva più dei suoi eroismi con cui immagino colpevolizzasse tutta la famiglia.
Sul Venerdì del 26 marzo 2021