Il Venerdì

Le rondini sotto il tetto (fatto apposta per loro)

Balestruccio in volo (Delichon urbicum): questa specie in genere nidifica sotto i tetti (Roberto Ragno) 
Tornando dall’Africa, spesso questi uccelli non trovano più i nidi. A Piombino e Parma gliene stanno preparando di nuovi. Su torri costruite per ospitarli o tra case e garage
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Con la primavera rondini e rondoni stanno tornando dall'Africa per nidificare negli edifici delle nostre città e campagne. Ma sempre più spesso, per loro, mettere su casa si rivela un'impresa. Da anni i naturalisti si lamentano perché architetti, ingegneri e geometri, quando progettano il restauro di un edificio, ne modificano le mura senza curarsi affatto dei nidi che ospitano o potrebbero accogliere. Ora però qualcosa sta cambiando e arrivano segnali di attenzione alla biodiversità che si concretizzano, appunto, nella protezione dei nidi. Succede per esempio a Piombino, dove nei prossimi mesi la grande centrale Enel di Torre del sale, sul Golfo di Follonica, dovrà essere demolita, come previsto dal piano Futur-E, nel quadro di un progetto di riqualificazione del territorio.In disuso dal 2015, questa centrale è diventata uno straordinario sito riproduttivo per la rondine balestruccio (Delichon urbicum), quella che costruisce le sue case di fango sotto i cornicioni. Con l'abbattimento della struttura andranno così persi tutti i circa duecento nidi della colonia, che si trovano soprattutto sotto la gronda della sala macchine. Oltretutto nelle vicinanze non ci sono edifici in grado di fornire ripari alternativi. Che fare?

Il portale di ferro e i nidi che verranno installati nel sito della centrale di Piombino (Paolo Fatticcioni)  

Novità assoluta

La soluzione l'ha trovata l'architetto fiorentino Riccardo Stoppioni per conto della Società Torre del sale. Stoppioni - con il supporto dell'Enel e la collaborazione dell'Oasi Wwf Padule Orti-Bottagone, il Gruppo rondini e rondoni Italia e l'ornitologo responsabile di Swift Conservation Edward Mayer - ha progettato habitat alternativi per i balestrucci facendo costruire nei pressi della centrale cinque portali lunghi dodici metri e alti sei, ovvero delle strutture in ferro simili alle gronde della centrale dove gli uccelli si sono finora riprodotti. Per facilitare il riconoscimento del nuovo luogo di nidificazione, sui portali sono stati già posti duecento nidi artificiali e attivati richiami sonori attrattivi. "Il progetto salva-balestrucci" dice Silvia Ghignoli, responsabile della vicina Oasi Wwf Padule Orti-Bottagone, "rappresenta una novità assoluta, mai tentata in precedenza in tutt'Europa. Nell'impossibilità di difendere i  nidi esistenti, sono state realizzate nuove case che i balestrucci in arrivo in questi giorni e fino ad aprile troveranno già pronte".  

Rondine comune (Hirundo rustica) (Roberto Ragno)
 

Intanto altri esempi positivi di eco-architettura sono in via di realizzazione a Parma: qui le rondini comuni (Hirundo rustica), che tradizionalmente trovano alloggio nelle stalle e soffrono a causa della diminuzione di cascinali, porticati o androni, avranno un nuovo sito riproduttivo a Largo Haendel, nella prima periferia della città. L'idea è stata dell'eco-ingegnere Nino Bonoretti, che ha progettato in quell'area condomini con ampi spazi attorno e tunnel coperti per arrivare ai garage. Su questi tunnel ci sarà posto per le rondini, e non solo per il piacere di vederle volare. Questi uccelli possono essere infatti considerati insetticidi naturali, visto che una coppia cattura fino a seimila insetti al giorno, in nove casi su dieci mosche e zanzare.

Bonoretti sta montando personalmente nidi artificiali e assicelle-posatoi nei percorsi che portano ai garage. Il fatto positivo è che tanto i condòmini quanto l'amministratore del complesso sostengono l'iniziativa e si sono impegnati a pulire le pur limitate deiezioni. Doriana Zanichelli, che con Roberta Restori guida il gruppo di residenti favorevoli al condominio per le rondini, non ha dubbi: "Parlare dello sporco provocato da questi uccelli è agitare un falso problema perché si tratta di escrementi innocui, costituiti da chitina, assimilabile alla cheratina dei nostri capelli".

Nino Bonoretti monta un nido in un tunnel dei garage di Largo Haendel a Parma (Giampaolo Brunelli) 

E poi ci sono i rondoni

Nello stesso complesso, Bonoretti ha pensato poi ai rondoni, per i quali sta costruendo cassette nido sui tetti. Pur non appartenendo alla famiglia delle rondini, questa specie (Apus apus) viene accomunata a quelle per la forma aerodinamica e  l'instancabile battito d'ali nella caccia agli insetti. I rondoni volano sempre, e addirittura dormono in volo, alternando nel sonno metà cervello alla volta, come i delfini. In realtà quelli adulti e in buona salute riescono ad alzarsi anche partendo da terra, ma spontaneamente non si posano mai al suolo. Non possono quindi raccogliere il fango per costruirsi un rifugio, come fanno le rondini. Per questo cercano nelle mura dei palazzi dei centri storici un foro dove penetrare per prepararsi un giaciglio, deporre le uova e allevare la prole, per poi, uscendo, lasciarsi cadere nel vuoto, senza mai toccare terra.

Anche per i rondoni ormai ritrovare i vecchi nidi nelle città è spesso un problema: i fori nei muri vengono infatti chiusi durante i restauri. Si vuole  impedire l'ingresso dei piccioni, ma restano fuori tutti. Anche per questo problema però una soluzione c'è. Sempre nella città emiliana, l'ingegnera Sara Malori, di Parma infrastrutture, e il geometra Saverio Borrini, ristrutturando rispettivamente l'Ospedale vecchio e la Chiesa di San Francesco Del Prato, sono intervenuti su cinquecento buche pontaie - strutture tipiche delle architetture medievali, fatte per sostenere le impalcature di ponteggio - che in precedenza erano state chiuse. Malori e Borrini hanno applicato il cosiddetto restauro selettivo: ovvero hanno fatto chiudere parzialmente la buca, in modo tale che vi possano entrare i piccoli rondoni, ma non i più grossi colombi. "È una soluzione semplice e senza costi aggiuntivi" dice Borrini, "per valorizzare insieme il patrimonio storico e quello naturale basterebbe che nei restauri fosse applicata regolarmente".

Sul Venerdì del 2 aprile 2021