FOLIGNO (Perugia). Ma chi l'ha detto che i dpcm sono nati con la pandemia? Il secondo governo Prodi finisce la sua non entusiasmante avventura il 24 gennaio 2008. Il giorno dopo, il Professore senza più maggioranza fa in tempo a firmare il decreto del presidente del Consiglio dei ministri recante le "linee guida per la riorganizzazione del Sistema di istruzione tecnica superiore". Mentre il Paese segue con trepidazione vicende politiche di cui si è persa memoria, un semplice dpcm tiene così a battesimo gli Istituti tecnici superiori, alias Its, che a tredici anni di distanza sono più sulla breccia che mai: "È che Prodi era stato in Europa, e aveva visto come si fa in Germania, Francia, Olanda" dice Nicola Modugno, direttore dell'Its Umbria Academy. Negli anni questi istituti hanno scavato una loro nicchia tappezzata di duro lavoro e soddisfazioni occupazionali. Poi è arrivata l'emergenza pandemica, il disastro economico, la débâcle politica e un nuovo presidente del Consiglio.
Nel suo discorso d'insediamento Mario Draghi parla degli istituti tecnici superiori come del "pilastro educativo" della rinascita nazionale: "È che anche Draghi è stato in Europa" incalza Marco Caprai, celebre viticoltore che con altri quaranta imprenditori chimici, meccanici, digitali, turistici, è tra i partner ufficiali dell'Its umbro. La nicchia sta per diventare mainstream, tanto che il Recovery Plan prevede di quintuplicare le risorse per questi istituti in cui la competenza tecnologica segue passo passo la pratica aziendale. Ma per usare al meglio le risorse, dopo essere andati e riandati in Europa, sarà bene farsi un giro in centro Italia: da anni la classifica dei 107 Its nazionali è dominata dall'istituto con sede a Perugia. Pare che nessuno sia così bravo a ispirare studenti motivati e a espirare lavoratori iperqualificati.
Assunti dall'80 al 100 per cento dei diplomati
Guai a chiamarli "scuole": gli Its sono istituti di istruzione post diploma, ovvero imparentati con le università. Non danno lauree, non ti fanno dottore, ma affinano alte competenze tecnologiche e garantiscono la quasi certezza di un posto di lavoro: dopo due anni passati tra aule, laboratori e impianti industriali, l'80 per cento dei ragazzi è assunto in azienda, nel 90 per cento dei casi con funzioni coerenti al percorso appena concluso. Se poi i ragazzi sono quelli dei corsi in meccatronica e tecnologie digitali dell'Its Umbria, gli stessi numeri tendono a scavallare quota 100 per cento. "Ne ho quattro in azienda, ma me ne servirebbero otto o nove" dice Carlo Bazzica della Promass di Trevi, che progetta integrazioni robotiche ed esporta stampanti di materiali plastici. "Se sa di un diplomato a spasso me lo segnali, perché nonostante la pandemia di questi ragazzi c'è sempre bisogno" conferma l'ingegnere Livio Turni della Oma di Foligno, specializzata in componentistica per l'aeronautica civile e militare.
Il cuore pulsante dell'Its più performante d'Italia è un capannone tra i tanti dell'area industriale di Foligno: "Tutto qui punta a preparare i ragazzi al futuro professionale" spiega il direttore Modugno. "Il 70 per cento dei nostri docenti proviene dal mondo del lavoro, le giornate degli studenti durano otto ore e l'anno accademico si ferma solo ad agosto". Causa Covid le lezioni si tengono da mesi in remoto, ma presto le matricole passeranno regolarmente in azienda: "Non vediamo l'ora di accoglierli" dice Eli Hannuna della startup digitale Prophecy. La sede umbra di quest'azienda israeliana si prepara a offrire 120 ore di training a tutti i venticinque studenti della classe di Tecnologie digitali: "Impareranno a programmare con i software per videogiochi, e speriamo che qualcuno si fermi a lavorare con noi". Scappa da chiedergli di quanti ragazzi avrebbe bisogno: "Ne parlavo proprio ieri con un collega: tendenzialmente migliaia".
Aule piene e niente tasse
In questo mondo parallelo al nostro, gli studenti non pagano un euro di tasse, le aule sono stracolme di computer, i laboratori hanno macchine a controllo numerico, stampanti in 3D e celle robotiche di ultima generazione, gli insegnanti diventano colleghi nel giro di un paio di semestri. Qual è il segreto del miglior Its d'Italia? "Questi istituti funzionano se rispondono a un bisogno reale del territorio" dice Antonella Zuccaro, a capo del team di ricerca Indire, che stila la graduatoria nazionale. "In Umbria, come in altri Its dedicati all'aerospazio, alla nautica, alla meccanica o ad altre filiere produttive, l'osmosi con il mondo imprenditoriale espone da subito i ragazzi alla dimensione pratica della conoscenza". Alla Oma di Foligno l'ingegner Turni non potrebbe essere più d'accordo: "Da noi un laureato o un diplomato di istituto tecnico sono pienamente operativi dopo due anni in azienda, un diplomato dell'Its dopo due mesi.
Alla Promass di Trevi la ventenne Ilaria Celesti deve ancora finire il tirocinio ma intanto ha progettato i visori dell'ultimo robot: "Per me ha già il cartellino" sorride il patron Bazzica. All'azienda agricola Arnaldo Caprai di Montefalco il dottor Filippo Rossetti è diplomato Its, fresco di laurea in Scienze Agrarie ma guida ancora il trattore tra i filari di Sagrantino: "È una macchina particolare con un gps che legge i vigneti, delle radiofrequenze che tengono a distanza i filari, un software che regola gli attrezzi e un altro che limita i consumi" spiega senza imbarazzo per il fango che gli sporca le scarpe. Inutile dire che anche qui c'è un patron che si lecca i baffi: "Si parla tanto di agricoltura 4.0" sbotta Caprai "ma ci voleva l'Its per portarmi in azienda degli agricoltori 4.0".
La vera forza è la flessibilità
Il successo dell'istituto umbro è frutto di una Regione che ci crede, di un microclima imprenditoriale affamato di giovani e dell'unico segmento della nostra filiera formativa in cui i fondi ministeriali dipendono per un buon 30 per cento dai risultati raggiunti: "Ma la nostra vera forza è la flessibilità" spiega il direttore Modugno. "A stabilire il piano di studi è un comitato scientifico dove siedono manager, imprenditori e docenti universitari, mentre a tradurlo in pratica sono decine di accademici, professori, tecnici o manager che si trasformano in docenti Its solo per il tempo necessario a raggiungere i nostri obiettivi".
Nessun organigramma da rispettare, nessun corpo insegnante cui legarsi nella buona e nella cattiva sorte, sorprendentemente nessun sindacato che abbia mai sollevato obiezioni. Nessuna garanzia, però, di esserci anche per la prossima covata di matricole: "Il nostro bilancio dipende al 70 per cento da fondi regionali erogati di anno in anno" spiega Modugno. "Di solito sappiamo ad aprile quanti corsi potremo attivare a settembre, ma altrove c'è chi in autunno non sa ancora se avrà i fondi per arrivare a primavera".
Il mito dell'università
Non per nulla in dieci anni gli Its sono rimasti una scelta per pochi, con 18 mila studenti a fronte di 1.650.000 iscritti all'Università e 2.700.000 alunni delle superiori: "Nonostante l'alto tasso di abbandoni, le famiglie italiane hanno ancora il mito dell'Università" spiega Antonella Zuccaro. "Ma a frenare la crescita degli Istituti tecnici superiori è anche un cronico deficit di programmazione: prima del diploma i ragazzi sono in grado di valutare l'offerta universitaria ma non i corsi Its che farebbero per loro".
Poi però venne Draghi, e prima di lui la ministra Azzolina, che già a settembre affidava al Recovery Plan il compito di strappare gli Its alla marginalità: "Sono stati dieci anni da pionieri" sospira Modugno. "Ora si volta pagina". La seconda vita degli Its parte da un miliardo e mezzo di fondi straordinari in cinque anni: si tratta di iniettare solidità senza togliere flessibilità. Non semplice: "Vogliamo moltiplicare le classi, ampliare i laboratori, creare un campus per i fuorisede" sogna Modugno. Passare dalla nicchia per pochi all'eccellenza di massa. Ma per una volta va rispolverata la saggezza del Gattopardo: bisogna che tutto cambi a patto che nulla cambi.
Sul Venerdì del 9 aprile 2021