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Camilla Läckberg: il mio ex temeva che lo seppellissi in giardino

Camilla Läckberg (Magnus Ragnvid) 
Mentre esce il suo ultimo libro, la regina del giallo nordico si racconta in questa intervista. Cominciando da quando, a quattro anni, disegnava Babbo Natale che uccideva sua moglie...
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Con oltre 28 milioni di copie vendute in 60 nazioni, Camilla Läckberg è la regina del giallo nordico. Il suo nuovo romanzo, Il gioco della notte (Einaudi) vede quattro ragazzi annoiati e inquieti lasciarsi andare a fantasie molto pericolose, e letali, durante la notte di Capodanno. L'attrazione per il crimine, in Camilla Läckberg, è qualcosa che arriva da lontano, da quando era una bambina angelica. E diabolica...

So che lei ha iniziato molto presto a narrare.
"A quattro anni. Non sapevo ancora scrivere, ma facevo dei disegni e chiedevo a mio padre di scrivere il testo con cui volevo accompagnarli. La mia prima storia thriller fu di sole quattro pagine. Nella prima c'erano Babbo Natale e sua moglie che si tenevano per mano, sorridendo. Tutto sembrava fantastico. Ma tre pagine dopo lui l'ha uccisa: lei giace a terra con il sangue che cola dal suo cappello da Mamma Natale. Sì, ero una bambina un po' particolare".

Quindi dietro l…

Con oltre 28 milioni di copie vendute in 60 nazioni, Camilla Läckberg è la regina del giallo nordico. Il suo nuovo romanzo, Il gioco della notte (Einaudi) vede quattro ragazzi annoiati e inquieti lasciarsi andare a fantasie molto pericolose, e letali, durante la notte di Capodanno. L'attrazione per il crimine, in Camilla Läckberg, è qualcosa che arriva da lontano, da quando era una bambina angelica. E diabolica...

So che lei ha iniziato molto presto a narrare.
"A quattro anni. Non sapevo ancora scrivere, ma facevo dei disegni e chiedevo a mio padre di scrivere il testo con cui volevo accompagnarli. La mia prima storia thriller fu di sole quattro pagine. Nella prima c'erano Babbo Natale e sua moglie che si tenevano per mano, sorridendo. Tutto sembrava fantastico. Ma tre pagine dopo lui l'ha uccisa: lei giace a terra con il sangue che cola dal suo cappello da Mamma Natale. Sì, ero una bambina un po' particolare".

Quindi dietro l'aspetto pacioso di Babbo Natale si nascondeva un maschio violento e omicida. A quattro anni era già femminista?
"Sì. Ecco perché adesso nei miei romanzi, per rivalsa, lascio che le donne uccidano i loro mariti".

Perché Fjällbacka, il villaggio di pescatori in cui è nata e vissuta, è così importante nei suoi romanzi?
"Fjällbacka è per me come St. Mary Mead, il villaggio di Miss Marple, per Agatha Christie. Più che un paesino è un personaggio, che vedo come un'anziana signora distinta e intelligente. I piccoli paesi mi intrigano di più delle grandi città, perché in un villaggio è importante mantenere le apparenze. Da ragazza, a Fjällbacka, sentivo sempre la frase: 'Cosa penserà la gente?'. Questo mette le persone sotto un tipo speciale di pressione che è perfetta per i gialli".

Oggi a Fjällbacka organizzano tour per i suoi fan...
"Ho partecipato a due di questi tour. Nel primo a un certo punto la guida - un signore anziano e adorabile che era stato il mio maestro di vela da ragazza - ha detto, mostrando una porta: 'Ecco, lì era stato nascosto il cadavere nel tale romanzo'. Io sono intervenuta per correggerlo: in realtà non era lì. Ma lui insisteva: 'Fidati, Camilla, so quello che dico'. Così ho abbozzato: 'Ah, vabbè, sarà...'. La seconda volta ho partecipato in incognito. Ricordo queste due signore australiane che non mi hanno riconosciuto: ho fatto loro un sacco di domande su questa famosa Camilla Läckberg. Il tour finiva a casa di mia madre. Quando siamo entrate, hanno visto decine di mie fotografie sui mobili e sono stata smascherata".

A proposito: lei è conosciuta in tutto il mondo, ma in Svezia è una vera diva. Quando cammina per strada viene fermata dai fan?
"Gli svedesi sono davvero timidi e riservati, non è un luogo comune. Se vado in giro a Stoccolma, mi accorgo delle occhiate e magari delle leggere gomitate che si danno tra amici sussurrando: 'Hai visto chi c'è?'. Ma in genere sono troppo timidi per dirmi qualcosa. Occasionalmente, qualcuno mi si avvicina recitando velocemente "Non-voglio-disturbarla-ma-solo-dirle-che-amo-i-suoi-libri-buona giornata" per poi scappare via".

La Svezia è una nazione molto egualitaria. Il suo enorme successo commerciale suscita invidie?
"Per molti qui il successo è una cosa ingiusta. Ora, è vero che io ho avuto fortuna, però ho anche lavorato duro: non ho vinto la lotteria, che in Svezia è una cosa ritenuta addirittura più accettabile del vendere tanti libri. Qui da noi ci sono due strade accettabili per diventare ricchi: la lotteria oppure essere giocatori di calcio".

E pensare che tutto questo non sarebbe successo se non le avessero regalato un corso di scrittura...
"Ho sempre sognato di diventare una scrittrice. Ma mi sembrava qualcosa di irraggiungibile, così mi lamentavo di continuo. Mio marito e mia madre, per Natale, mi pagarono l'iscrizione a un corso di scrittura. Lui mi confessò che aveva pensato: 'Ecco, con il corso Camilla capirà che scrivere davvero è faticoso e forse la finirà con questa lagna dell'aspirante scrittrice'. Per fortuna è andata in un altro modo: nel corso ho iniziato a scrivere La principessa di ghiaccio, il mio primo romanzo..."

...che però all'inizio ha stentato a vendere, giusto?
"Ricordo la prima fiera del libro a cui partecipai. Al mio stand ebbi un sacco di tempo per giocare con le penne biro, perché non si fermava nessuno. Alla fine della giornata avevo venduto due copie della Principessa di ghiaccio: una a mia madre e una alla mia madrina. La prima edizione di quel libro vendette 3.000 copie. Non male per una debuttante, ma non certo un successo".

E quale è stata la chiave di volta?
"Un colpo di fortuna: il tascabile della Principessa di ghiaccio fu allegato a un settimanale svedese, e quindi 170 mila copie vennero lette. Iniziò il passaparola tra la gente: 'Dovresti leggere la Läckberg!'. Per me fu un grande sollievo. Tre mesi dopo che il mio primo editore accettò di pubblicare la Principessa, e madre di un bimbo di tre mesi, fui licenziata insieme a centinaia di colleghi - lavoravo nel marketing - per un'acquisizione aziendale".

Il suo fiuto per il marketing l'ha aiutata nella scalata alle classifiche?
"Sì, e devo dirle che anche la faccia tosta non guasta. Telefonavo io stessa ai giornalisti: 'Senti, ma non vorresti intervistarmi?'. Andavo a chiacchierare con i gestori delle librerie per farmeli amici, far esporre meglio i miei libri e farmi invitare a presentarli. Ed ero la regina dell'email. Nel dicembre dopo l'uscita della Principessa di ghiaccio spammai mezza Svezia: 'Non sarebbe un bellissimo regalo di Natale?'. Ogni tanto qualcuno dei miei vecchi amici mi chiede di rimborsargli i soldi delle copie acquistate per supportarmi: qualcuno di loro ne comprò anche dieci".

Pensa al marketing anche mentre scrive le sue storie?
"No, soltanto dopo. Mentre scrivo non mi preoccupo di ciò che potrà piacere ai lettori. O ai miei editor. Perché non voglio farmi influenzare. Faccio leggere ciò che sto scrivendo solo a mio marito. Ma pongo dei paletti chiari: non accetto critiche negative, o in casa cala una specie di gelo. Ho allenato tre mariti a rispondermi 'Tutto quello che scrivi è meraviglioso, Camilla!'".

Qual è la cosa più strana che le hanno chiesto in un'intervista?
"Un giornalista polacco molto aggressivo un giorno mi chiese: 'Se lei dovesse cucinare un uomo, come lo cucinerebbe?'".

Bella domanda, del resto lei passa molto del suo tempo a escogitare delitti per i suoi thriller: da criminale come se la caverebbe?
"Il mio primo marito scherzava con i suoi amici: 'Se un giorno non mi vedete più in giro, scavate in giardino!'. In realtà non seppellirei mai un corpo in giardino: troppo facile da trovare, potrebbe riuscirci anche un cane. E poi anche se la terra si stabilizza, si vedrebbe comunque una sagoma...".

Sul Venerdì del 9 aprile 2021