Il Ruanda libera le gru prigioniere nelle ville
di Simone Porrovecchio , di Simone PorrovecchioLa difficile storia del Ruanda ha spesso fatto passare in secondo piano la spettacolare bellezza di un Paese che, poco più grande della Sicilia, ospita habitat tra i più intatti e vari dell'Africa, le immense savane erbacee e le zone umide del Sud come le impenetrabili foreste della catena dei monti e vulcani Virunga del Nord, ultimo rifugio dei gorilla di montagna. La tutela di questi ambienti è stata a lungo trascurata, oggi però, grazie all'impegno di una nuova generazione di ricercatori alla guida di organizzazioni non profit e a un controllo pubblico sempre più efficiente, alcune specie minacciate si stanno riprendendo.
La bellezza è un rischio
Emblematico è il caso di un raro uccello originario delle regioni meridionali del continente che in Ruanda è anche simbolo di benessere e longevità: la gru coronata grigia (Balearica regulorum). Corpo affusolato, piume dalle molte sfumature di grig…
La difficile storia del Ruanda ha spesso fatto passare in secondo piano la spettacolare bellezza di un Paese che, poco più grande della Sicilia, ospita habitat tra i più intatti e vari dell'Africa, le immense savane erbacee e le zone umide del Sud come le impenetrabili foreste della catena dei monti e vulcani Virunga del Nord, ultimo rifugio dei gorilla di montagna. La tutela di questi ambienti è stata a lungo trascurata, oggi però, grazie all'impegno di una nuova generazione di ricercatori alla guida di organizzazioni non profit e a un controllo pubblico sempre più efficiente, alcune specie minacciate si stanno riprendendo.
La bellezza è un rischio
Emblematico è il caso di un raro uccello originario delle regioni meridionali del continente che in Ruanda è anche simbolo di benessere e longevità: la gru coronata grigia (Balearica regulorum). Corpo affusolato, piume dalle molte sfumature di grigio, un sorprendente ciuffo dorato sulla testa e una macchia rosso fuoco sul collo, gli occhi grigio blu, è un animale che incanta tutti. Anche per i suoi comportamenti: in particolare, la danza di corteggiamento e il vivere in coppia per la vita, allevando e accudendo la prole. Classificata nel 2012 come specie in pericolo dalla Unione mondiale per la conservazione della natura, dal Ruanda stava scomparendo a ritmi vertiginosi, non solo per la diminuzione dell'habitat e il commercio illegale: divenuta assai popolare come animale da compagnia presso le nuove élite del Paese, veniva catturata per essere sfoggiata nei giardini delle ville o nei terrazzi. La sua liberazione da questa vita da status symbol in cattività si deve all'impegno del giovane veterinario ruandese Olivier Nsengimana.
Con le ali spezzate
Specializzato all'Università di Edimburgo e fondatore della Rwanda Wildlife Conservation Association (Rwca), l'agenzia per la conservazione della fauna selvatica ruandese, nel 2014 Nsengimana ha iniziato a lavorare con il ministero dell'ambiente a un programma di amnistia mirato a incoraggiare i proprietari di gru a consegnare i loro animali senza il timore di essere perseguiti. Il successo si è fatto un po' attendere, ma è arrivato. Lo rivela l'ultimo censimento, condotto dalla Rwca lo scorso anno e appena reso noto. "Nel 2020 in Ruanda abbiamo contato un totale di 881 gru coronate grigie libere in natura" dice Nsengimana. Nel 2014 non arrivavano a trecento.
Gli uccelli sani consegnati dai proprietari vengono trasferiti in un sito di riabilitazione nel Parco nazionale di Akagera, vicino al confine con la Tanzania, dove imparano di nuovo a nutrirsi in natura. Poi, una volta rilasciati, vengono monitorati attraverso tag Gps, che tracciano i loro movimenti. Invece gli esemplari feriti (con le ali spezzate o le piume strappate dai proprietari perché non scappassero) sono state portate in un santuario naturale chiamato Umusambi Village, a pochi chilometri dalla capitale Kigali, creato dalla Rwca insieme alle autorità locali. Il parco è stato restaurato con la supervisione di un team di botanici per rimuovere tutte le specie invasive e sostenere varietà di vegetazione autoctona, come la Grevillea robusta, la Markhamia e varie specie di fico. Umusambi verrà a breve ampliato e integrato da percorsi didattici, piattaforme panoramiche e un centro visitatori con uno spazio di educazione ambientale per le scuole.
Confini sotto controllo
"Questa struttura sarà la prima del suo genere in Ruanda a fornire a studenti e visitatori informazioni sulla fauna selvatica autoctona minacciata" racconta Nsengimana, che con il suo team sta anche avviando progetti di collaborazione con i Paesi confinanti, per monitorare le gru che attraversano le frontiere con Uganda, Burundi, Tanzania e la Repubblica Democratica del Congo. Nelle zone di confine, spiega ancora Nsengimana, servirà uno sforzo congiunto enorme per tracciarle ed essere sicuri che non vengano catturate.
Le gru coronate grigie si trovano in 15 Paesi dell'Africa orientale e meridionale, soprattutto in Sud Africa, Kenya, Uganda e Zambia. "In tutta l'Africa si stima però che siano diminuite fino all'80 per cento negli ultimi 25 anni e che ne siano rimasti solo 25 mila esemplari" spiega Kerryn Morrison, direttrice per l'Africa dell'International Crane Foundation e senior manager dell'Endangered Wildlife Trust. "Catturare, commerciare e uccidere questi animali è illegale ovunque. Ma una protezione che non venga anche praticata non serve a niente". Secondo gli ultimi dati disponibili, il commercio illegale di questi animali non si è fermato, maggiori acquirenti Emirati Arabi Uniti e Cina. Altre minacce vengono dalle attività agricole senza controlli, che riducono le loro aree di riproduzione, dalla costruzione di dighe che stravolgono il regime idrologico delle aree paludose, ma anche dalle linee dell'alta tensione, un problema crescente dovuto all'espansione delle città.
L'arma vincente
Ora però in Ruanda il futuro delle gru sembra molto più sicuro. È un modello che si può replicare? "Non esistono soluzioni copia e incolla" risponde Theogene Ngaboyamahina, direttore dell'Agenzia di gestione dell'ambiente del Ruanda. Non è detto insomma che in altri Paesi africani il sistema dell'amnistia funzioni come in Ruanda. Di sicuro invece addestrare e fornire di tecnologie i ranger nei parchi, come in Uganda e Kenya, negli ultimi anni ha portato a una riduzione del bracconaggio. Ngaboyamahina è convinto: "La vera chiave per il futuro non solo della gru, ma anche di tutte le specie ed ecosistemi in pericolo nell'Africa subsahariana, è sensibilizzare le comunità locali".
Sul Venerdì del 16 aprile 2021