Chi è il vero nemico dei giovani
di Michele Serra , di Michele SerraCaro Serra, il perdurare dell’emergenza sta portando allo scoperto le contraddizioni sociali che fino a ieri si mascheravano di buone intenzioni e di parole. Il più paradossale di questi aspetti l’ho scoperto sul vostro giornale: nella pandemia intere categorie di cittadini si sono arricchite aumentando i propri risparmi, e al primo posto ci sono gli anziani e i pensionati, non credo per maggiore saggezza dovuta all’età. In fondo alla lista ci sono invece i più giovani perché meno garantiti, in un Paese di vecchi sono in forte minoranza e il loro peso politico già oggi impalpabile conterà sempre di meno. Secondo me se un pensionato ex operaio della Breda oggi guadagna di più di un ingegnere di trent’anni forse c’è qualcosa che non va, anche perché la sua pensione è pagata con i contributi che versano oggi i trentenni. Occorre fare una riflessione su come riequilibrare questo scenario pe…
Caro Serra, il perdurare dell’emergenza sta portando allo scoperto le contraddizioni sociali che fino a ieri si mascheravano di buone intenzioni e di parole. Il più paradossale di questi aspetti l’ho scoperto sul vostro giornale: nella pandemia intere categorie di cittadini si sono arricchite aumentando i propri risparmi, e al primo posto ci sono gli anziani e i pensionati, non credo per maggiore saggezza dovuta all’età. In fondo alla lista ci sono invece i più giovani perché meno garantiti, in un Paese di vecchi sono in forte minoranza e il loro peso politico già oggi impalpabile conterà sempre di meno. Secondo me se un pensionato ex operaio della Breda oggi guadagna di più di un ingegnere di trent’anni forse c’è qualcosa che non va, anche perché la sua pensione è pagata con i contributi che versano oggi i trentenni. Occorre fare una riflessione su come riequilibrare questo scenario perché se da una parte della bilancia ci sono i diritti acquisiti, sull’altro piatto conviene mettere buon senso e un sano istinto di sopravvivenza: quando i giovani si renderanno conto di essere stati frodati sia del presente che del loro futuro non la prenderanno bene, e lo dice uno che ha la tua età.
Maurizio Beolchini
Caro Michele, nel 2020 e in questo 2021 siamo stati attaccati dalla pandemia, che ha fatto uscire il meglio e il peggio di noi. Ora sono a chiederti perché dovrei sentirmi in colpa e essere considerato un privilegiato perché percepisco una pensione di 1.500 euro. Io il patto con lo Stato l’ho pagato tutto, 43 anni e 5 mesi (35 alla guida di un camion). Oggi dedico tempo alla famiglia ma non ho smesso di pensare
alla comunità in cui vivo, tre giorni la settimana li passo in ambulanza come volontario. Perché dovrei sentirmi in colpa?
Mauro Mari
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Grazie Maurizio, e grazie Mauro, per avere dato, in sintesi, due punti di vista quasi opposti sulla situazione socio-economica. Sono entrambi legittimi: Mauro non si vergogna della sua pensione (e ci mancherebbe altro: 1.500 al mese dopo una vita di lavoro) e dedica tempo ed energie alla sua comunità. Maurizio sottolinea una macroscopica verità: un ingegnere di trent’anni, nonché una miriade di ragazzi con titolo di studio e partita Iva, a 1.500 euro al mese spesso non ci arriva. Come se ne esce? Certo non con una “guerra tra poveri”: chi è vissuto in un’epoca di tutele conquistate con il lavoro e la lotta politica non può certo considerarsi colpevole del disastro retributivo in corso. Se oggi i riders sono nelle stesse condizioni di sfruttamento delle mondariso nel Dopoguerra, il bersaglio polemico non può essere l’operaio della Breda in pensione. Qualche riflessione, semmai, meritano i privilegi indifendibili di quei dipendenti della pubblica amministrazione che sono andati in pensione attorno ai quarant’anni, sconcertante approdo del clientelismo politico e della cecità sindacale degli anni Settanta e Ottanta. Ma per il resto, le tutele dei “vecchi” sono sacrosante, e conquistate sul campo. L’avversario va cercato altrove. L’avversario è la spregiudicatezza del neocapitalismo, che detesta le regole perché ama ingrassare a causa della loro assenza. E sono spesso imprenditori trentenni e quarantenni gli inventori o i gestori di “imprese” tanto dinamiche quanto indifferenti a qualunque vincolo sociale. Il neocapitalismo non è “vecchio”, è giovane come gli sfruttati e i non garantiti dai quali spreme lavoro in cambio di un salario modesto e di quasi zero garanzie. La guerra tra vecchi e giovani è una falsificazione molto comoda, permette di spostare l’obiettivo dal problema vero, che è la perdita di valore del lavoro, e il deficit di risposta politica al nichilismo neocapitalista.
Sul Venerdì del 23 aprile 2021