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Qualcuno volò fuori dal manicomio

Jack Nicholson e Will Sampson in "Qualcuno volò sul nido del cuculo" di Miloš Forman (1975) 
PSYCHO Nel 1975 il film di Miloš Forman denunciò i metodi della psichiatria tradizionale
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Non c’è spettatore di una certa età che possa aver dimenticato Qualcuno volò sul nido del cuculo: gli occhi balordi di McMurphy (Jack Nicholson) spenti dalla lobotomia; i finti nervi d’acciaio dell’infermiera Ratched; l’anima nativa del Capo Bromden sepolta nel suo grande corpo sordomuto; la balbuzie traumatica di Billy Bibit; il delirio mite di Martini; la rabbia infantile di Cheswick; la diffidenza paranoide di Harding. E poi la pacatezza clinica dell’ingannevole Dottor Spivey, interpretato dal dottor Brooks, il vero psichiatra che dirigeva l’Oregon State Hospital dove Miloš Forman girò il film che nel 1975 gli valse cinque Oscar. Brooks era noto per l’approccio innovativo alla cura dei pazienti psichiatrici. Spivey, quello del film, è invece il classico psichiatra che sembra empatico ma è  l’esecutore indolente di un’ideologia della cura che potremmo riassumere così: &…

Non c’è spettatore di una certa età che possa aver dimenticato Qualcuno volò sul nido del cuculo: gli occhi balordi di McMurphy (Jack Nicholson) spenti dalla lobotomia; i finti nervi d’acciaio dell’infermiera Ratched; l’anima nativa del Capo Bromden sepolta nel suo grande corpo sordomuto; la balbuzie traumatica di Billy Bibit; il delirio mite di Martini; la rabbia infantile di Cheswick; la diffidenza paranoide di Harding. E poi la pacatezza clinica dell’ingannevole Dottor Spivey, interpretato dal dottor Brooks, il vero psichiatra che dirigeva l’Oregon State Hospital dove Miloš Forman girò il film che nel 1975 gli valse cinque Oscar. Brooks era noto per l’approccio innovativo alla cura dei pazienti psichiatrici. Spivey, quello del film, è invece il classico psichiatra che sembra empatico ma è  l’esecutore indolente di un’ideologia della cura che potremmo riassumere così: «Non voglio grane». Nei miei anni ospedalieri ne ho conosciuti parecchi; più di recente ne ho ritrovati un paio nel romanzo di Daniele Mencarelli Tutto chiede salvezza, breve storia di un Trattamento Sanitario Obbligatorio.

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A quasi mezzo secolo di distanza, fa ancora effetto vedere il film che Forman trae dal romanzo che Ken Kesey scrisse nel 1962, dopo un’esperienza di volontariato in un Veteran Hospital. Anche se nella forma scontata del cinema civile dove ribellione-dolore-emancipazione si incontrano sempre virtuosamente, il film di Forman continua a colpire per la capacità di raccontare quell’idea che presto avrebbe incendiato il mondo con il movimento dell’antipsichiatria. Da noi erano gli anni basagliani, prima dei quali un malato mentale entrava in manicomio come persona e vi rimaneva dimenticato come “cosa”. Non sappiamo qual è stato il destino del Grande Capo Bromden, ma quando nell’ultima scena lo vediamo correre verso le sue montagne, sappiamo che una “cosa” non lo è più.

Sul Venerdì del 23 aprile 2021