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Superlega, no alla privatizzazione del calcio

Michele Serra in un disegno di Gipi 
PER POSTA Tanti debiti, tanti errori e un progetto improponibile (come ci aveva spiegato Gianni Mura) 
2 minuti di lettura

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, sto con Andrea Agnelli. Come scrisse lei sull’Amaca, sto con i linciati perché i linciatori sono disgustosi per la viltà (tutti contro uno), per lo spirito di punizione della colpa (sempre altrui), il feroce moralismo di gruppo. E da che pulpito vien la predica! Uefa e Fifa, gestite da dirigenti corrotti che hanno incassato tangenti per portare i Mondiali in Qatar, un Paese in cui i diritti umani sono calpestati. Riguardo al progetto concordo con lei che è stato gestito malissimo, ma l’idea di fondo mi affascina. Avere un torneo, uno scudetto a livello europeo, sul modello Nba, con gare di A/R fra le grandi d’Europa, sarebbe affascinante e un veicolo di promozione per tutto il mondo del calcio formidabile.
Stefano Cianferotti

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Caro Cianferotti, dalla valanga di lettere arrivate s…

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, sto con Andrea Agnelli. Come scrisse lei sull’Amaca, sto con i linciati perché i linciatori sono disgustosi per la viltà (tutti contro uno), per lo spirito di punizione della colpa (sempre altrui), il feroce moralismo di gruppo. E da che pulpito vien la predica! Uefa e Fifa, gestite da dirigenti corrotti che hanno incassato tangenti per portare i Mondiali in Qatar, un Paese in cui i diritti umani sono calpestati. Riguardo al progetto concordo con lei che è stato gestito malissimo, ma l’idea di fondo mi affascina. Avere un torneo, uno scudetto a livello europeo, sul modello Nba, con gare di A/R fra le grandi d’Europa, sarebbe affascinante e un veicolo di promozione per tutto il mondo del calcio formidabile.
Stefano Cianferotti

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Caro Cianferotti, dalla valanga di lettere arrivate sul tema estraggo la sua per la dovuta lealtà che si deve alle minoranze. Il presidente della Juventus è stato effettivamente messo sulla graticola, ma il progetto Superlega era semplicemente improponibile: e non da oggi. Quelle che riporto qui di seguito, con una certa commozione, sono parole scritte da Gianni Mura, nei Cattivi pensieri, l’8 marzo 2020, due settimane prima di morire: «Andrea Agnelli è certamente uomo calato nel presente, ma credo che a volte rimpianga i tempi in cui avrebbe potuto chiamarsi Andrea III, così come c’erano Enrico IV, Carlo V e Luigi XII. Un bell’editto e si vietava l’ingresso nella capitale ai villani, ai bifolchi, ai questuanti, alle meretrici… Perché l’Atalanta è in Champions e la Roma no? Perché l’Atalanta è arrivata terza in campionato, ha fatto più punti della Roma e non ha rubato il posto a nessuno. Perché le regole d’accesso sono queste, almeno finché non cambieranno in peggio». 

La Superlega è sbagliata non solo nei tempi e nei modi, come molti hanno detto. Ma proprio nella sostanza: avrebbe cambiato, come scriveva Mura, le regole in peggio. Lo hanno fatto rilevare non poeti o agitatori politici o capi ultras, ma professionisti molto ben pagati come Ancelotti, Guardiola, Klopp, ai quali non credo si debba spiegare che il calcio è un business, visto che guadagnano intorno ai dieci milioni all’anno. 

Il progetto era improponibile perché il criterio di selezione dei partecipanti era assurdo. La Juve ha vinto due Champions, come il Nottingham Forest. L’Inter tre, una meno dell’Ajax e tre meno del Bayern: non era dunque il merito sportivo a stabilire la composizione dell’eletta schiera che, incredibile ma vero, sarebbe stata di diritto iscritta a quel torneo per venticinque anni. Era allora un criterio plutocratico, discutibile ma oggettivo, a ispirare la lista? Un campionato per soli ricchi? Nemmeno, perché i club fondatori sono mostruosamente indebitati, e i debiti non sono ricchezza: sono debiti.

Dove sta scritto che si debba rilanciare a oltranza, se si è sommersi dai debiti? Esistono anche i passi indietro. Chi non può più permettersi di pagare ingaggi faraonici è spesso chi li ha inventati. Il presidente del Real Madrid Florentino Perez, artefice massimo della Superlega, è o non è colui che pochi anni fa pagò cento milioni di euro per comperare Gareth Bale, buon giocatore ma certo non una stella? E perché, per ripagare gli errori del signor Perez, dobbiamo consegnargli il calcio europeo? Si tratterebbe di una privatizzazione in piena regola, per giunta non in mani rassicuranti.

Sul Venerdì del 30 aprile 2021