Contro l'Italietta furba e piagnona
di Michele Serra , di Michele SerraPer scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, ho una grave preoccupazione: che tutto quello che sta facendo il governo Draghi finisca nel nulla. Come lui stesso ha affermato, non basta ricevere i soldi, bisogna saperli spendere in maniera appropriata. Ora io temo che gli facciano fare il lavoro duro per ottenerli, e poi dargli, appena possibile, il benservito. Ciò lascerebbe campo libero all’assalto della diligenza non solo da parte delle varie forze politiche ma anche delle mafie, ‘ndranghete e camorre varie. Riassestare il Paese e modernizzarlo, perché usi al meglio i fondi europei, richiede anni come ha prospettato Draghi. Chi se ne occuperà? Fosse per me lo blinderei, ma la democrazia ha altre regole che presto imporranno cambiamenti ai vertici, primo fra tutti il presidente della Repubblica. Un modo per liberarsi di Draghi sarebbe anche quello di candidarlo a pren…
Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, ho una grave preoccupazione: che tutto quello che sta facendo il governo Draghi finisca nel nulla. Come lui stesso ha affermato, non basta ricevere i soldi, bisogna saperli spendere in maniera appropriata. Ora io temo che gli facciano fare il lavoro duro per ottenerli, e poi dargli, appena possibile, il benservito. Ciò lascerebbe campo libero all’assalto della diligenza non solo da parte delle varie forze politiche ma anche delle mafie, ‘ndranghete e camorre varie. Riassestare il Paese e modernizzarlo, perché usi al meglio i fondi europei, richiede anni come ha prospettato Draghi. Chi se ne occuperà? Fosse per me lo blinderei, ma la democrazia ha altre regole che presto imporranno cambiamenti ai vertici, primo fra tutti il presidente della Repubblica. Un modo per liberarsi di Draghi sarebbe anche quello di candidarlo a prendere il posto di Mattarella.
Flavia Zucco
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Cara Flavia Zucco, ottima sintesi della situazione. Ci si affida a un Principe (Draghi) perché ci si ritiene troppo divisi e troppo impreparati per reggere l’urto della crisi. Una specie di auto-commissariamento. Ma forse è solo un modo per rinviare i conti con noi stessi, come facciamo dai secoli dei secoli (vedi l’obbrobriosa incapacità di fare i conti fino in fondo con la nostra caduta più tragica, che è il fascismo). Il nugolo di consorterie e corporazioni che chiamiamo Paese non è in grado di esprimere un vero “comune sentire”, tanto meno una prassi condivisa. Arriveranno una caterva di quattrini e la vera impresa sarà gestirli senza che sia la legge del più forte (la mafia più forte, la corporazione più forte) a decidere la spartizione.
Essere pessimisti è inevitabile, ma essere ottimisti è un dovere. Bisogna sperare che a prevalere siano le persone e i partiti più responsabili e che quel poco (ma non pochissimo) di spirito repubblicano messo faticosamente assieme in tre quarti di secolo prevalga. Non siamo una società coesa, non lo siamo mai stati, ma qualche anticorpo contro i nostri vizi forse lo abbiamo sviluppato. Per dirla nella maniera più semplice, conosco persone che hanno affrontato la pandemia e la crisi economica subendo colpi anche duri, ma senza sgomitare, senza chiedere privilegi, senza pretendere che i loro problemi dovessero avere la precedenza su quelli degli altri. Non so dire se queste persone siano maggioranza o minoranza, ma esistono: sono coloro che hanno vissuto in modo “sociale”, non egoista, questo difficilissimo anno. Su di loro dobbiamo fare affidamento. E non darla vinta all’Italietta furba e piagnona.
Sul Venerdì del 7 maggio 22021