Terremoto, nell'ufficio delle cose perdute all'Aquila
di Luigi Di Fazio , di Luigi Di FazioL'AQUILA. Telefoni cellulari, borse, portafogli, zaini. Penne stilografiche, quadri, kit di bricolage. Profumi, gioielli, foto. Effetti personali che si ammantano oggi di un senso simbolico, perché testimoni di lontananze insanabili. Sono trascorsi dodici anni dal terremoto dell’Aquila ma non si arresta il recupero degli oggetti appartenuti a chi vi perse la vita o di chi ha dovuto abbandonare le proprie case. Particelle di una normalità dilaniata, ricordi cristallizzati alle 3.32 di quel 6 aprile del 2009.
L’ultimo elenco di questa ricerca disperata e inesauribile è stato aggiornato poche settimane fa e pubblicato dal Comune.
La scatolina della nonna
Vengono chiamati “beni mobili post-sisma”: a scovarli, sotto le macerie o nel ventre dei cantieri della ricostruzione, sono i vigili del fuoco e la polizia locale, che poi li danno in custodia all’Ufficio economato…
L'AQUILA. Telefoni cellulari, borse, portafogli, zaini. Penne stilografiche, quadri, kit di bricolage. Profumi, gioielli, foto. Effetti personali che si ammantano oggi di un senso simbolico, perché testimoni di lontananze insanabili. Sono trascorsi dodici anni dal terremoto dell’Aquila ma non si arresta il recupero degli oggetti appartenuti a chi vi perse la vita o di chi ha dovuto abbandonare le proprie case. Particelle di una normalità dilaniata, ricordi cristallizzati alle 3.32 di quel 6 aprile del 2009.
L’ultimo elenco di questa ricerca disperata e inesauribile è stato aggiornato poche settimane fa e pubblicato dal Comune.
La scatolina della nonna
Vengono chiamati “beni mobili post-sisma”: a scovarli, sotto le macerie o nel ventre dei cantieri della ricostruzione, sono i vigili del fuoco e la polizia locale, che poi li danno in custodia all’Ufficio economato del Comune. Non un semplice sportello di cose smarrite, ma una sorta di ponte levatoio tra il trauma collettivo di quella notte e un futuro che cerca di esorcizzarlo, trattenendone i frammenti più privati e intimi. Lina Tresca è l’impiegata comunale che li gestisce. Sta lì ad attendere, spesso invano, che i loro legittimi proprietari o i parenti sopravvissuti, si facciano avanti. Tira fuori dai cassetti buste numerate e incellophanate. Le apriamo insieme.
«Chiamano per avere informazioni, con una memoria fotografica incredibile, nonostante sia passato tanto tempo. In genere sono donne, dai 50 anni in su» racconta. Gli scavi producono anche risultati imprevedibili: il lotto n.14 consiste, per esempio, in «un coltello, un taser modello shock tronic e un bastone estensibile in metallo». Lina ci mostra un astuccio e si emoziona: «Guarda questa, è la classica scatolina della nonna, con parecchi preziosi. Con molta probabilità era di una persona anziana: doveva avere, per lei, un valore immenso».
Qui dentro c’è un vasto assortimento di dolci e amarissimi resti. A volte integri, altre danneggiati o usurati. Pezzi di argenteria. Anelli nuziali. Orecchini di marca. Catenine e braccialetti di perle. Orologi da polso o da taschino. Portagioie, fermacravatte. Rosari, crocifissi, medagliette votive. «Chissà di chi erano, qual era il loro mestiere, che fine hanno fatto. Nessuno è venuto a reclamarli».
La collana della madre ritrovata dal figlio
Moira Manieri, Alfredo De Rubeis e Milena Mascioletti sono i tre agenti della polizia municipale che coordinano questo poderoso lavoro di catalogazione in progress dei beni dissotterrati, che arrivano sovente «alla rinfusa, all’interno di scatoloni» dice Manieri. «Nel 2018 li spostammo in blocco a Onna, la frazione più colpita con i suoi 40 caduti, per un’ostensione durata quattro giorni. Ci fu una grande partecipazione. Qualcuno riconobbe manufatti che erano appartenuti ai suoi cari. Non dimenticherò mai il momento in cui riconsegnammo una collana d’oro con ciondolo della madre, morte nel sisma, al figlio. Fortissima la commozione: lui la identificò seduta stante, era venuto con questa speranza addosso». Sotto la divisa, si avverte un senso di prossimità: «Noi ci siamo nati e cresciuti all’Aquila, non è una metropoli, bene o male ci conosciamo tutti. Abbiamo dovuto maneggiare reperti di persone che incontravamo quasi ogni giorno, per via della nostra attività quotidiana su strada».
Il dolore dappertutto
Dal sottosuolo di cemento e polvere, sono state estratte anche delle banconote. Ci trasferiamo nelle stanze del sindaco Pierluigi Biondi, alle spalle della restaurata basilica di San Bernardino, attraversando un centro storico che ha smesso gli abiti mesti della zona rossa ante litteram: ora luccica di boutique tirate a lucido, palazzi nuovi e strutture culturali all’avanguardia. «L’oggetto è, in qualche maniera, riconoscibile; il denaro no, non puoi sapere con esattezza chi lo possedeva» spiega. «Dalle macerie sono spuntati circa 12 mila euro, che sono stati incamerati dalla tesoreria dell’ente. Ma invece di riversarli indistintamente nel nostro calderone finanziario, li abbiamo destinati a un accordo con l’Accademia delle Belle Arti cittadina». E così sono state appaltate opere ad «artisti in formazione, che studiano qui: panchine stravaganti di stampo nordeuropeo, sassi modellati in un certo modo. Questo per evitare la musealizzazione del ricordo».
Uno dei rischi più frequenti che si corrono in seguito a una calamità naturale di tale portata, spiega il sindaco, è che «il dolore venga focalizzato in un unico luogo, come una tomba, a cui di lì a breve andranno in visita pochi familiari e amici. Noi abbiamo preferito una rievocazione dinamica, diffusa, che restituisca il sentimento della rinascita, di una città che si muove. L’Aquila è il più importante progetto di trasformazione urbanistica, sociale e antropologica che la storia italiana rammenti dal Dopoguerra».
Dedicato ad Antonietta
Dovevamo intervistare anche Antonietta Centofanti, presidente del comitato familiari delle vittime della Casa dello studente, crollata e poi demolita, uno dei simboli del terremoto. Intrepida e gentile, si è battuta fino all’ultimo per avere giustizia, per sanare le cicatrici morali della sua terra. Purtroppo Antonietta si è spenta all’improvviso. E quest’articolo è dedicato anche a lei.
Sul Venerdì del 14 maggio 2021