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Lo shock che può salvare

Un elettroshock ai primi del ‘900. Oggi le Tec (terapie elettro-convulsivanti, molto meno invasive) sono usate in casi estremi (Getty Images) 
Nel nuovo romanzo Emmanuel Carrère racconta di essere stato sottoposto a terapie elettroconvulsivanti contro la depressione. Quando vengono usate e qual è la loro efficacia?
2 minuti di lettura

Giogo è il significato originario della parola yoga. In latino iugum. E cosa fa il giogo? Unisce. Lo yoga unisce il sé al cosmo. Nei Veda leggiamo: «Aggiogare se stesso come un cavallo disposto a obbedire». Per molte pagine di Yoga, il suo nuovo libro autoiografico (la b che manca non è un refuso), Carrère racconta la fatica di tenere «due cavalli aggiogati insieme»: quello che siamo e quello che vorremmo essere, lo scrittore dei giorni buoni e l’impostore di quelli meno buoni, l’uomo che scrive per essere felice e quello che scrive per essere famoso. «Il mio lavoro è il baluardo del mio ego». «Le cose che scrivo forse sono narcisistiche e vane, ma non sono false».  «Vorrei essere un uomo buono... attento ai suoi simili... un uomo affidabile. Sono narcisista, instabile e ossessionato dall’idea di essere un grande scrittore».

Giogo è il significato originario della parola yoga. In latino iugum. E cosa fa il giogo? Unisce. Lo yoga unisce il sé al cosmo. Nei Veda leggiamo: «Aggiogare se stesso come un cavallo disposto a obbedire». Per molte pagine di Yoga, il suo nuovo libro autoiografico (la b che manca non è un refuso), Carrère racconta la fatica di tenere «due cavalli aggiogati insieme»: quello che siamo e quello che vorremmo essere, lo scrittore dei giorni buoni e l’impostore di quelli meno buoni, l’uomo che scrive per essere felice e quello che scrive per essere famoso. «Il mio lavoro è il baluardo del mio ego». «Le cose che scrivo forse sono narcisistiche e vane, ma non sono false».  «Vorrei essere un uomo buono... attento ai suoi simili... un uomo affidabile. Sono narcisista, instabile e ossessionato dall’idea di essere un grande scrittore».

Dunque volevo dedicare questo breve commento all’affascinante, insopportabile, struggente viaggio nell’amore allo specchio che è l’opera intera di Carrère, questa più di altre. Volevo parlare della sua scrittura-amplesso fatta di verità e menzogna, nudità e maschera, indulgenza e punizione. Poi, nel pieno della lettura, una pagina ha bisbigliato qualcosa al mio orecchio terapeutico e ho iniziato a vedere Yoga come l’esito letterario di un conflitto tra la Scilla del Narcisismo e la Cariddi della Depressione. Dopo aver freudianamente sperato che la psicoanalisi lo traghettasse dalla miseria nevrotica all’infelicità comune, Carrère deve fare i conti con un’altra realtà, dai risvolti molto più concreti: è malato. In un libro composto di stanze freneticamente comunicanti (la meditazione, la strage alla sede di Charlie Hebdo, l’epopea migratoria e poi altre), il mestiere mi impone una sosta nella stanza dal cuore più psichiatrico, quella che va da pagina 151 a 202 e s’intitola Storia della mia pazzia. Non più sul divano dello psicoanalista, dove per anni si è adagiato, per la prima volta Carrère si accomoda sulla sedia di uno psichiatra. Che mite e deciso gli prescrive farmaci antipsicotici e un regolatore dell’umore «che si dà alle persone affette da un disturbo bipolare». Per essere precisi, come preciso è Carrère nel trascrivere le sue cartelle cliniche: «Episodio depressivo maggiore con elementi di malinconia e idee suicidarie in un quadro di disturbo bipolare di tipo II».

Ma non sono la diagnosi e la lunga degenza a catturare la mia attenzione, bensì la decisione dell’équipe medica di passare, lui dice così, «all’artiglieria pesante». Cioè a quello che un tempo si chiamava elettroshock e oggi, anche per allontanare dalla memoria la sua barbara fama da Nido del cuculo, si chiama terapia elettroconvulsivante (Tec).

Immagino le domande dei lettori messi brutalmente di fronte a un tabù antipsichiatrico: si fa ancora? Funziona? È legale? Chi avesse voglia di farsi un giro nella letteratura scientifica scoprirebbe che la Tec, dopo anni di abusi e più recenti usi, è una pratica, di rado e con linee guida e indicazioni ministeriali, ancora utilizzata. Quando? Nei disturbi affettivi e psicotici farmacoresistenti, nella suicidarietà intrattabile. Come quella di Carrère, che in Yoga raccoglie e racconta un dolore psichico «indicibile». Le Tec portano con sé effetti collaterali: la memoria zoppica, i sintomi possono ripresentarsi; ma lo scrittore sbloccato dai pensieri più neri sentenzia: «Le Tec mi hanno salvato la vita».

Yoga è una storia di artiglieria pesante sostenuta dal respiro leggero della meditazione. Un libro di piombo che schiaccia e di mercurio che vola: due elementi alchemici (dunque junghianamente psichici) che il giogo di Carrère tiene furiosamente insieme.

Sul Venerdì del 21 maggio 2021