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La libertà di fare l’amore ognuno come gli va

Michele Serra in un'illustrazione di Gipi 
PER POSTA Il dibattito sulla legge Zan e sul concetto di "identità di genere" e il privilegio del poeta (Lucio Dalla), che può dire tutto in una frase
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Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Michele Serra, lei lamenta poca chiarezza nella formulazione del ddl Zan e in particolare sull’uso dei termini sesso, genere, identità di genere, orientamento sessuale. Mi permetto quindi di fare chiarezza. Il primo rimanda a quelle caratteristiche biologiche che esprimono i caratteri maschile e femminile. Il genere, invece, non definisce il sesso (solamente) in base a una determinazione biologica, ma in base a una definizione culturale, sociale e comportamentale. L’orientamento sessuale è, semplicemente, l’attrazione sentimentale e/o sessuale nei confronti di chicchessia. Quanto all’identità, va da sé che riguardi il personale senso di appartenenza a un genere piuttosto che a un altro.  Non lo trovo difficile da spiegare, né da capire. Il dibattito linguistico  è delicato, ma il …

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Michele Serra, lei lamenta poca chiarezza nella formulazione del ddl Zan e in particolare sull’uso dei termini sesso, genere, identità di genere, orientamento sessuale. Mi permetto quindi di fare chiarezza. Il primo rimanda a quelle caratteristiche biologiche che esprimono i caratteri maschile e femminile. Il genere, invece, non definisce il sesso (solamente) in base a una determinazione biologica, ma in base a una definizione culturale, sociale e comportamentale. L’orientamento sessuale è, semplicemente, l’attrazione sentimentale e/o sessuale nei confronti di chicchessia. Quanto all’identità, va da sé che riguardi il personale senso di appartenenza a un genere piuttosto che a un altro.  Non lo trovo difficile da spiegare, né da capire. Il dibattito linguistico  è delicato, ma il ddl Zan non vuole entrare nel merito. Vuole, invece, includere (e punire) giuridicamente l’ampia gamma di motivazioni con cui vengono perpetrate violenze e discriminazioni. So che questo lo capisce, anche se non afferra appieno il significato della terminologia specifica, che pure si trova sul dizionario. Mi permetto di concludere con una riflessione: più o meno da sempre le leggi non sono cristalline per chi non mastica il burocratese. Non capita spesso, peraltro, che il comune cittadino apra un codice per interesse personale. Sarà piuttosto compito degli esperti, dei giornalisti  e della politica, illustrare il contenuto di una legge

Fabio Soriente

Sullo stesso argomento mi ha scritto una bella testimonianza personale Sabine Hansen-Boni, madre di una transgender. Ringrazio entrambi i lettori, e ringrazio anche Vittorio Lingiardi  e Chiara Saraceno per avere chiarito, in risposta a una mia Amaca, alcuni punti del dibattito che precede e affianca la legge Zan. Provo a spiegare meglio il mio punto di vista. Sono fortemente favorevole alla legge Zan. Ma ho avuto qualche difficoltà a capire in tutte le sue implicazioni il lungo, a volte animoso dibattito a proposito della diverse categorie poi messe nero su bianco nel testo della legge. In particolare, ricordo che una parte del mondo femminista non approva (cerco di dirlo con parole mie) l’insistenza sul concetto di “identità di genere”, temendo che levi peso alla lunga, faticosa valorizzazione di una identità femminile (biologica e culturale) da contrapporre al millenario dominio patriarcale. Trattandosi di una legge dalle intenzioni limpide – porre un argine alle discriminazioni e alle aggressioni sulla base delle libere scelte di vita delle persone – mi è sembrato che il dibattito rischiasse di complicare la definizione del problema, dando vita a una sorta di “moltiplicazione”, se non di competizione tra loro, delle categorie offese, quando è una sola inaccettabile offesa quella che  le riassume tutte: quella alla libera manifestazione di se stessi, in tutte le sue (tante) espressioni personali, psicologiche, fisiche, culturali. Capisco che la definizione giuridica abbia degli obblighi, ma quando Dalla cantava “si farà l’amore ognuno come gli va” riusciva a dire tutto: privilegio dei poeti.

Sul Venerdì del 21 maggio 2012