A Palazzo Strozzi quarant'anni di arte a stelle e strisce
di Anna Lombardi , di Anna LombardiDal sogno americano di John Fitzgerald Kennedy alla fine delle illusioni con George W. Bush. È l'arco di tempo su cui si concentra la grande mostra che si inaugura il 28 maggio nelle sale di Palazzo Strozzi a Firenze. Aperta fino al 29 agosto, American Art 1961-2001 è curata da Arturo Galansino, direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e da Vincenzo de Bellis, curatore per le arti visive al Walker Art Center di Minneapolis. È un lungo e suggestivo viaggio che ripercorre la storia degli Stati Uniti attraverso oltre 80 opere di grandi artisti americani, molte delle quali esibite per la prima volta in Italia.
Dal 1961 al 2001, quarant'anni caratterizzati dal Napalm in Vietnam prima e dal disarmo nucleare poi. Ma anche dalle rivolte nei campus contro la guerra, dalle marce per i diritti civili degli afroamericani, dalle battaglie femministe e delle bandiere arcobaleno a sventolare sul Gay Pride. Un'epoca frenetica: all'insegna di consumismo…
Dal sogno americano di John Fitzgerald Kennedy alla fine delle illusioni con George W. Bush. È l'arco di tempo su cui si concentra la grande mostra che si inaugura il 28 maggio nelle sale di Palazzo Strozzi a Firenze. Aperta fino al 29 agosto, American Art 1961-2001 è curata da Arturo Galansino, direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e da Vincenzo de Bellis, curatore per le arti visive al Walker Art Center di Minneapolis. È un lungo e suggestivo viaggio che ripercorre la storia degli Stati Uniti attraverso oltre 80 opere di grandi artisti americani, molte delle quali esibite per la prima volta in Italia.
Dal 1961 al 2001, quarant'anni caratterizzati dal Napalm in Vietnam prima e dal disarmo nucleare poi. Ma anche dalle rivolte nei campus contro la guerra, dalle marce per i diritti civili degli afroamericani, dalle battaglie femministe e delle bandiere arcobaleno a sventolare sul Gay Pride. Un'epoca frenetica: all'insegna di consumismo e nuove tecnologie, dove all'impegno seguì l'edonismo: e il lato oscuro dello yuppissimo American Psycho - il serial killer immaginato da Bret Easton Ellis - prese il sopravvento sugli eroi, maledetti anche loro, della beat generation On the road di Jack Kerouac e compagni. Anni macchiati dal sangue di troppe tragedie: gli assassinii dei leader neri Malcolm X e Martin Luther King, le migliaia di morti di Aids ricordati coi fiocchetti rossi, fino alle vittime dell'attacco alle Torri gemelle, l'11 settembre del 2001.
"L'ultima parte della mostra, dedicata agli anni Novanta, è in buona parte orientata verso questi temi, oggi sempre più urgenti grazie al movimento Black Lives Matter, con le opere di artisti come Kerry James Marshall, Glenn Ligon o Kara Walker". Toccando così un dibattito attualissimo in America ma ancora poco affrontato in Italia: quello dello spazio dato alle minoranze nella storia dell'arte. "Un tema di cui da noi a Minneapolis naturalmente si parla tantissimo. Gli artisti esposti, lo staff delle istituzioni culturali sono ancora in maggioranza bianchi a fronte di una situazione molto più complessa" dice Vincenzo de Bellis, il curatore approdato in America nel 2016 dopo aver diretto Milano Miart. "La mostra racconta l'arte americana attraverso la chiave di una collezione molto particolare: quella del Walker Art Center, appunto" continua de Bellis. "Il nucleo originale nasce dalla collezione di un uomo d'affari, Thomas Barlow Walker, che nel 1874 diede il via a una delle più importanti raccolte del Midwest e nel 1879 decideva di aprire la sua casa a chiunque volesse visitarla, trasformando le sue 14 stanze nella prima galleria d'arte pubblica a ovest del Mississippi, capace, nel 1915, di accogliere 100 mila visitatori l'anno".
Sul Venerdì del 21 maggio 2021