L’auto di domani adesso corre. Ma frena alla ricarica
di Valerio Berruti , di Valerio BerrutiI conti a fare con l'auto elettrica sono appena cominciati. Se un mondo a emissioni zero è l'obiettivo globale della mobilità, come e quando ci si arriverà è ancora tutto da vedere. La certezza è che il numero dei modelli a batteria è in crescita costante. L'industria investe miliardi per la riconversione dei propri modelli e la politica lavora per mettere fuori gioco ogni altro tipo di alimentazione. A cominciare dal diesel secondo uno studio di Bloomberg, entro il 2027 le auto elettriche costeranno meno di quelle a benzina e questo aumenterà ulteriormente la domanda. Una buona notizia, che da sola però non basta a far gridare vittoria. Perché dovranno crescere in numero adeguato anche i punti di ricarica che, secondo la stessa ricerca, nel prossimo decennio dovrebbero arrivare ad almeno cento milioni. In Italia, dove attualmente sono circa 13 mila, la previsione indica un parco di almeno sei milioni di v…
I conti a fare con l'auto elettrica sono appena cominciati. Se un mondo a emissioni zero è l'obiettivo globale della mobilità, come e quando ci si arriverà è ancora tutto da vedere. La certezza è che il numero dei modelli a batteria è in crescita costante. L'industria investe miliardi per la riconversione dei propri modelli e la politica lavora per mettere fuori gioco ogni altro tipo di alimentazione. A cominciare dal diesel secondo uno studio di Bloomberg, entro il 2027 le auto elettriche costeranno meno di quelle a benzina e questo aumenterà ulteriormente la domanda. Una buona notizia, che da sola però non basta a far gridare vittoria. Perché dovranno crescere in numero adeguato anche i punti di ricarica che, secondo la stessa ricerca, nel prossimo decennio dovrebbero arrivare ad almeno cento milioni. In Italia, dove attualmente sono circa 13 mila, la previsione indica un parco di almeno sei milioni di veicoli con la spina entro il 2030 (4 milioni elettrici e 2 milioni ibridi plug-in) e per alimentarli, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo inviato a Bruxelles si considerano necessari almeno 31.500 punti di ricarica rapida pubblici. In pratica, si tratta di realizzare 7.500 punti di ricarica rapida in autostrada, 13.755 nei centri urbani e costruire cento stazioni di ricarica sperimentali alimentate con tecnologie di stoccaggio dell'energia.
Un programma imponente per il quale saranno spesi 4,11 miliardi di euro. Dunque, non basta dire "l'auto sarà elettrica". Più salirà il numero delle vetture e maggiore sarà la necessità di ampliare la rete di infrastrutture per farle circolare. Con una lettera inviata all'Unione europea, l'Associazione europea dei produttori di automobili (Acea), la Transport & Environment (T&E) e l'Organizzazione europea dei consumatori (Beuc) hanno chiesto ai commissari per il clima l'installazione di almeno un milione di punti di ricarica pubblici in tutta Europa entro il 2024 per arrivare a tre milioni nel 2029. Fissare questi traguardi, si dice nel documento, servirà a inviare un segnale forte ai consumatori sottolineando così che il numero di punti di ricarica pubblici manterrà il passo con l'incremento delle vendite di veicoli elettrici. Tornando all'Italia, emerge un notevole ritardo. L'Associazione dei costruttori esteri di auto (Unrae), evidenzia che "siamo sempre stati il Paese con la maggior capillarità di distributori di carburante, mentre ora siamo esattamente nella situazione opposta per quanto riguarda le ricariche elettriche. Oggi l'Italia è a 2,7 punti di ricarica su 100 chilometri di strada. Abbiamo una media europea di 4,9 e i mercati dove l'elettrico ha maggiore impatto la cifra sale moltissimo: l'Olanda è a 48 punti di ricarica, la Norvegia a 30, la Svizzera a 11, il Regno Unito a 8, la Germania a 7". La strada, dunque, è ancora lunga.
Sul Venerdì del 28 maggio 2021