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Aiuto, l’Italia ha finito le biciclette elettriche

Aprile 2021, Roma: in bici sul Lungotevere Aventino 
SPECIALE GREEN Dopo il boom del lockdown, nei negozi le e-bike scarseggiano. E poi pedalare, con o senza assistenza del motore, non basta: servono piste e ciclovie
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Il modo più sostenibile per spostarsi in città senza faticare troppo? La e-bike. A dirlo è una ricerca firmata da Christian Brand, Università di Oxford. Lo studio, che ha coinvolto quattromila persone in varie città europee, ha dimostrato che le emissioni derivate dalla bicicletta a pedalata assistita sono oltre 30 volte inferiori a quelle di un’auto a combustibili fossili e 10 volte inferiori a quelle di un’auto elettrica. I cittadini passati dalla macchina alla bicicletta, anche per un solo viaggio al giorno, hanno ridotto la loro impronta di carbonio di mezza tonnellata di CO2 in un anno. Il settore dei trasporti è difficile da decarbonizzare, ma la rivoluzione verde è in corso. In Italia lo scorso anno le vendite delle e-bike, le biciclette a pedalata assistita, hanno avuto un vero e proprio boom: + 44 per cento, tre volte la crescita delle due ruote tradizionali. Il bonus bici ha di certo contribuito: le risorse stanzia…

Il modo più sostenibile per spostarsi in città senza faticare troppo? La e-bike. A dirlo è una ricerca firmata da Christian Brand, Università di Oxford. Lo studio, che ha coinvolto quattromila persone in varie città europee, ha dimostrato che le emissioni derivate dalla bicicletta a pedalata assistita sono oltre 30 volte inferiori a quelle di un’auto a combustibili fossili e 10 volte inferiori a quelle di un’auto elettrica. I cittadini passati dalla macchina alla bicicletta, anche per un solo viaggio al giorno, hanno ridotto la loro impronta di carbonio di mezza tonnellata di CO2 in un anno. Il settore dei trasporti è difficile da decarbonizzare, ma la rivoluzione verde è in corso. In Italia lo scorso anno le vendite delle e-bike, le biciclette a pedalata assistita, hanno avuto un vero e proprio boom: + 44 per cento, tre volte la crescita delle due ruote tradizionali. Il bonus bici ha di certo contribuito: le risorse stanziate dal precedente governo sono state di 215 milioni di euro. «Tutte le aziende del ramo delle dueruote hanno aumentato il fatturato almeno del 15 per cento» racconta Piero Nigrelli, direttore del settore ciclo di Confindustria, Ancma. La domanda è così alta che si fatica a starle dietro. Così, tra la richiesta crescente e i problemi dovuti all’importazione dei componenti per la produzione, parecchi negozi sono rimasti senza bici elettriche. «A causa del Covid i tempi di produzione si sono allungati e i prezzi dei container per le esportazioni sono aumentati, tanto che ora le aziende stanno pensando di iniziare a produrre per intero le bici in Italia» conclude Nigrelli. Ma il rischio che questa passione sia una meteora c’è, soprattutto se gli investimenti nel comparto bici si limiteranno ai bonus: «Finché si hanno problemi di sicurezza e di traffico, chi ha acquistato una bici col bonus rischia di tenerla in cantina» spiega Anna Donati, coordinatrice del Gruppo mobilità di Kyoto Club e portavoce dell’Alleanza mobilità dolce.  

Dallo scorso anno le grandi città si sono dotate di piste ciclabili transitorie, le cosiddette pop-up, che hanno facilitato l’uso delle due ruote nel periodo di crisi del trasporto pubblico causato dalla pandemia, ma ora rischiano di scomparire. «La preoccupazione è che quello che si è fatto in emergenza non si traduca in una rete stabile. Senza una ciclabilità definitiva, con piste che vengono fatte pochi chilometri alla volta, non ci sarà una vera rivoluzione nella mobilità e l’auto resterà protagonista». Il Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo Draghi ha confermato le risorse previste già nella bozza dell’esecutivo Conte: 600 milioni di euro per il rafforzamento della mobilità ciclistica. Una cifra, secondo Donati, insufficiente per coprire la reale esigenza. «In base alle nostre valutazioni serve un investimento di due miliardi. Le grandi città hanno bisogno di 2.500 chilometri di piste ciclabili, a cui bisogna aggiungere le cittadine più piccole e le ciclovie turistiche, che da sole hanno un’ampiezza di 6.600 chilometri. Oggi solo le città che hanno investito risorse, con una progettualità precisa, stanno facendo la differenza». I casi virtuosi sono soprattutto Bologna e Firenze. La prima sta portando avanti la sua “bicipolitana” di seicento chilometri, mentre Firenze e Prato saranno collegate da una lunga pista extraurbana. Un mondo a due ruote è possibile.

Sul Venerdì del 28 maggio 2021