Navigare con lentezza. E con scafi di plastica
di Martina Saporiti , di Martina SaporitiIl traffico delle navi non inquina solo l’aria. Il rumore di eliche e motori maschera i suoni con cui pesci e mammiferi marini comunicano, localizzano le prede, si orientano. Ma abbattere l’inquinamento acustico nel mare si può, basta ridurre la velocità delle navi. Un recente studio commissionato dalle Ong Seas at Risk e Transport and Environment, in parte finanziato dall’Unione europea, ha dimostrato che riducendo del 20 per cento la velocità delle imbarcazioni (quelle portacontainer e da crociera viaggiano sui 46 chilometri orari), il rumore cala del 66 per cento. E il rischio di collisioni con le balene diminuisce del 78 centro. Per “abbassare il volume” alle navi si punta anche a costruirle con tecnologie e materiali innovativi. Se ne stanno occupando i progetti europei Ramsses e Fibreship (da poco concluso), testando stampanti 3D per assemblare eliche e altri componenti ottimizzando peso e dimensioni oppure studiando …
Il traffico delle navi non inquina solo l’aria. Il rumore di eliche e motori maschera i suoni con cui pesci e mammiferi marini comunicano, localizzano le prede, si orientano. Ma abbattere l’inquinamento acustico nel mare si può, basta ridurre la velocità delle navi. Un recente studio commissionato dalle Ong Seas at Risk e Transport and Environment, in parte finanziato dall’Unione europea, ha dimostrato che riducendo del 20 per cento la velocità delle imbarcazioni (quelle portacontainer e da crociera viaggiano sui 46 chilometri orari), il rumore cala del 66 per cento. E il rischio di collisioni con le balene diminuisce del 78 centro. Per “abbassare il volume” alle navi si punta anche a costruirle con tecnologie e materiali innovativi. Se ne stanno occupando i progetti europei Ramsses e Fibreship (da poco concluso), testando stampanti 3D per assemblare eliche e altri componenti ottimizzando peso e dimensioni oppure studiando l’uso di plastiche fibrorinforzate al posto dell’acciaio. L’obiettivo è avere navi più leggere su cui montare motori meno potenti e rumorosi. Una nave fatta di plastiche fibrorinforzate, poi, potrebbe essere “riciclata” al 75 per cento, mentre una d’acciaio lo è solo al 34.
Altro problema ambientale legato al via vai delle navi nel mondo è il trasporto di specie aliene nelle acque di zavorra (caricate a bordo delle imbarcazioni per regolarne assetto e stabilità) o attaccate agli scafi, il cosiddetto biofouling (la colonizzazione di una superficie da parte di microrganismi, alghe, piccoli invertebrati). Generalmente le acque di zavorra vengono filtrate, le specie presenti uccise con calore, ultrasuoni, raggi UV. Per prevenire il biofouling, che aumentando la resistenza all’acqua dello scafo fa pure salire il consumo di carburante del 40 per cento, ancora si cerca la soluzione ideale. Presto le vernici a base di rame o zinco, che uccidono gli organismi incrostanti ma sono tossiche, potrebbero essere bandite. Come alternativa si lavora a pitture con repellenti naturali o a superfici studiate apposta per non far attaccare i microrganismi. Il Biomimetics Innovation Centre in Germania, per esempio, ha ideato una superficie “pelosa” (fatta da una base di silicone ricoperta da fibre) ispirandosi ai semi di una palma che vengono dispersi in mare: sono ricoperti da sottili filamenti che impediscono l’adesione a un substrato, così viaggiano lontano. Tutte le idee sono benvenute, anche quella di pulire gli scafi dopo ogni traversata. Non a mano, ma usando robot come l’HullSkater dell’azienda norvegese Jotun: cammina sugli scafi con ruote magnetiche, li ispeziona con telecamere ad alta definizione e se trova incrostazioni le rimuove senza danneggiare le vernici.
Sul Venerdì del 28 maggio 2021