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Le strade dell'Africa portano a Parigi

Allestimento della mostra Ce qui s’oublie et ce qui reste al Musée national de l’Histoire de l’Immigration di Parigi (Anne Volery Palais de la Porte DorÇe) 
Con mostre, festival e centinaia di eventi la Francia rende omaggio alla cultura e all'arte del continente che aveva colonizzato. Con un po' di senso di colpa e qualche obiettivo politico
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PARIGI. Guardare il mondo dal punto di vista dell'Africa. Celebrare i mille volti della sua creatività. Provare a spazzare via gli stereotipi e i pregiudizi che in Francia (ma non solo) continuano a pesare sulla cultura e sull'arte del continente più povero. È questo l'ambizioso programma di Africa2020, una "stagione culturale" ricca di centinaia di eventi, manifestazioni, mostre, spettacoli, che, partendo dall'arte, spazia dalla danza al cinema, dal fumetto al teatro, dalla letteratura al design, dalla fotografia alla scienza. Doveva tenersi appunto nel 2020, ma a causa della pandemia di Covid-19 è slittata a quest'anno, conservando però la denominazione originaria. E ora, dopo una lunga attesa, a mano a mano che i musei riaprono e le sale da spettacolo ricominciano ad accogliere il pubblico, sta finalmente concretizzandosi, offrendo al pubblico francese l'immagine di un continente dinamico, creativo e fiero della p…

PARIGI. Guardare il mondo dal punto di vista dell'Africa. Celebrare i mille volti della sua creatività. Provare a spazzare via gli stereotipi e i pregiudizi che in Francia (ma non solo) continuano a pesare sulla cultura e sull'arte del continente più povero. È questo l'ambizioso programma di Africa2020, una "stagione culturale" ricca di centinaia di eventi, manifestazioni, mostre, spettacoli, che, partendo dall'arte, spazia dalla danza al cinema, dal fumetto al teatro, dalla letteratura al design, dalla fotografia alla scienza. Doveva tenersi appunto nel 2020, ma a causa della pandemia di Covid-19 è slittata a quest'anno, conservando però la denominazione originaria. E ora, dopo una lunga attesa, a mano a mano che i musei riaprono e le sale da spettacolo ricominciano ad accogliere il pubblico, sta finalmente concretizzandosi, offrendo al pubblico francese l'immagine di un continente dinamico, creativo e fiero della propria cultura.

"È un progetto panafricano, che non vuole valorizzare un paese, una lingua o un'identità specifica, ma l'Africa nel suo complesso", spiega N'Goné Fall, curatrice e specialista d'arte africana, nata a Dakar 53 anni fa, scelta per coordinare un'iniziativa culturale senza precedenti. Tre anni di lavoro sulle due sponde del Mediterraneo per individuare le grandi aree tematiche su cui lavorare: la diffusione della conoscenza, la storia e la memoria, l'emancipazione economica, l'impegno civile, l'innovazione tecnologica. Invitando poi le forze vive del continente africano a farle vivere attraverso un progetto artistico, intellettuale o scientifico. Il tutto con alcuni focus specifici sulle donne e sull'educazione. "I progetti sono nati dalla collaborazione tra persone di origini e formazione diverse" prosegue Fall. "Africa2020 è una piattaforma collaborativa di produzione, diffusione e condivisione di saperi, conoscenze e pratiche per affrontare problematiche che riguardano tutti, nel nostro continente come nel resto del mondo. Sono le sfide delle società contemporanea, viste partendo dal contesto africano. La somma dei punti di vista crea una polifonia di voci e posizioni, che, al di là delle possibili contraddizioni, è l'espressione di oltre un miliardo di persone".

 Ishola Akpo (© Ishola Akpo) 

La vastissima programmazione di questa inedita avventura è disseminata su una mappa di centotrenta luoghi ai quattro angoli della Francia. Qualche esempio tra i tanti. A Parigi, al Musée d'Art Moderne, la mostra intitolata The Power of my Hands (fino al 22 agosto) presenta le opere di sedici artiste, tra cui la nigeriana Wura-Natasha Ogunji e l'angolana Ana Silva, alle prese con la questione del corpo e della storia personale, mentre ad Angoulême la Cité Internationale de la Bande Dessinée propone un'esposizione sul fumetto africano, Kubuni (fino al 26 settembre). A Bordeaux la Méca inaugura Memoria (fino al 20 novembre), con i contributi di una decina di artiste che provano a elaborare una controstoria collettiva. A Marsiglia, la Friche de la Belle de Mai accoglie il nigeriano Emeka Ogboh con la sua istallazione multisensoriale intitolata Stirring the Pot (fino al 24 ottobre). Il museo Les Abattoirs di Tolosa, con L'Afrique dans tous ses états d'art allinea addirittura quattro mostre, tra cui una dedicata alla mitica Revue Noire (fino al 29 agosto), che negli anni novanta rivelò il dinamismo e la forza dell'arte africana contemporanea. E poi ancora l'Institut des cultures d'Islam, nel quartiere parigino di Barbès, in collaborazione con Doul'art dal Camerun e con il collettivo artistico marocchino Think Tanger, ha allestito Zone franche (fino al 1° agosto), dove diversi dispositivi artistici s'interrogano sulla circolazione dei viaggiatori, delle merci e degli immaginari. E sempre a Parigi al Musée National de l'Histoire de l'Immigration, la mostra Ce qui s'oublie et ce qui reste (fino al 29 agosto) affronta il tema della trasmissione e della memoria con opere di una ventina di artisti tra cui il franco-beninese Emo de Medeiros, la marocchina Amina Agueznay o il malgascio Joël Andrianomearisoa, con il suo omaggio "alla diversità del presente e alla memoria di tutti".

Emo de Medeiros  (© Adago Paris 2021) 

"La Stagione Africa2020 è fatta per stupirci, commuoverci, scuoterci e trasformarci. Insieme dobbiamo scrivere una nuova pagina della storia che unisce Francia e Africa, affinché, come diceva Léopold Senghor (poeta e primo presidente del Senegal, ndr), 'sia possibile rispondere presente alla rinascita del mondo'". Così scrive Emmanuel Macron nella presentazione dell'iniziativa, la cui prima idea, non priva di qualche finalità extra-culturale, è nata a Ouagadougou, nel 2017, quando il presidente francese promise di mettere fine alle vecchie e poco trasparenti pratiche della politica africana della Francia, impegnandosi anche a riaprire il dibattito sulla restituzione delle opere africane razziate da Parigi ai tempi della stagione coloniale. E non a caso Africa2020 è quasi per metà finanziata dall'Agence Française du développement e dall'Institut Français, a cui si è aggiunto un pool di grandi mecenati privati che hanno messo sul tavolo le ingenti risorse necessarie a un progetto così ricco e complesso.

 "Non bisogna essere ingenui. Quando le istituzioni promuovono grandi operazioni culturali di questo tipo, non mancano mai i secondi fini economici e politici" commenta lo storico dell'arte Philippe Dagen. "La Francia ha svolto e svolge ancora un ruolo importante in alcune zone dell'Africa, e anche la cultura rientra nella sua strategia". Dagen è curatore di Ex Africa al Musée du Quai Branly - Jacques Chirac (fino all'11 luglio): una mostra che, sebbene non rientri nel programma curato da N'Goné Fall, ne riprende alcune delle preoccupazioni, a partire dalla volontà di rimettere in discussione l'idea di "primitivismo" e la visione folcloristica dell'arte africana. "Dato che la quasi totalità del patrimonio artistico africano è conservato al di fuori dell'Africa, la questione coloniale s'intreccia inevitabilmente con la problematica artistica, specie in un periodo in cui sono sempre di più le voci che in Francia denunciano la mancanza di riflessione sul passato coloniale e il razzismo ancora presente nella società" chiosa lo studioso, che per mostrare la grande vitalità dell'arte africana nel panorama contemporaneo ha selezionato trentaquattro artisti, tra cui Steve Badoma, Cheri Samba, Dinos et Jake Chapman, Romuald Hazoume, Kader Attia, Gonçalo Mabunda.

"Occorre cogliere qualsiasi occasione per portare avanti la discussione e far evolvere la situazione" sostiene Merien Berrada, giovane direttrice del Museo d'arte contemporanea di Marrakech; "anche quando le occasioni nascono dai sensi di colpa o da finalità non del tutto trasparenti". Berrada, che insieme a Isabelle Renard ha curato la mostra al Musée de l'Histoire de l'Immigration, sa che la battaglia per un pieno riconoscimento della cultura del continente sarà ancora lunga: "L'attuale successo dell'arte africana non è sempre limpido e non tutto quello che viene proposto è di qualità. Le zone d'ombra non mancano. Oltretutto è un peccato che molti artisti africani esistano solo sulla scena europea. Insomma c'è ancora molto da fare".

Ecco perché la stagione africana realizzata dall'altra parte delle Alpi può essere un'occasione per fare chiarezza, in nome di un confronto con le proposte e le novità che arrivano dall'altra parte del Mediterraneo. In fondo, ricorda Dagen, già Plinio il Vecchio, scriveva: "Ex Africa semper aliquid novi", dall'Africa arriva sempre qualcosa di nuovo. E in Francia, con Africa2020, non vogliono lasciarsi sfuggire nulla.

Sul Venerdì del 28 maggio 2021