Il diritto di essere arrabbiate
di Natalia Aspesi , di Natalia AspesiPer scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Nervesa 21, 20139 Milano
Mi chiamo Cristiana Gardiman, ho quasi 40 anni e le scrivo dopo aver appena letto la lettera del signor Antonio di Falco e la sua risposta (sul Venerdì del 21 maggio, ndr). Rientro in quell'insieme di donne femministe di cui lei ha un po' noia, mi sono sentita chiamata in causa e ho deciso di scriverle questa mia, anche per il bisogno di chiarire a me stessa la rabbia e magari cercar di spiegare la contraddizione costante che vivo.
Il racconto del signor di Falco mi è parso uno sfogo di un uomo affaticato e vinto, che ha visto tanti dei suoi sogni frustrati e che dà la colpa di questo alle donne imbevute di patriarcato che ha trovato nella vita. Credo sinceramente che il patriarcato sia qualcosa che affligge tutti, donne e uomini, e che quindi sì, ci sono sicuramente donne che quasi senza accorgersene non fanno altro che perpetuare un sistema ma…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Nervesa 21, 20139 Milano
Mi chiamo Cristiana Gardiman, ho quasi 40 anni e le scrivo dopo aver appena letto la lettera del signor Antonio di Falco e la sua risposta (sul Venerdì del 21 maggio, ndr). Rientro in quell'insieme di donne femministe di cui lei ha un po' noia, mi sono sentita chiamata in causa e ho deciso di scriverle questa mia, anche per il bisogno di chiarire a me stessa la rabbia e magari cercar di spiegare la contraddizione costante che vivo.
Il racconto del signor di Falco mi è parso uno sfogo di un uomo affaticato e vinto, che ha visto tanti dei suoi sogni frustrati e che dà la colpa di questo alle donne imbevute di patriarcato che ha trovato nella vita. Credo sinceramente che il patriarcato sia qualcosa che affligge tutti, donne e uomini, e che quindi sì, ci sono sicuramente donne che quasi senza accorgersene non fanno altro che perpetuare un sistema marcescente e pestilenziale che tutto tocca e tutto permea. Quindi non mi stupisce per niente quello che il signore scrive, anche se, e qui entra in gioco la femminista, mi pare che la sua storia sia paragonabile a quella di moltissime donne che si sono viste frustrare sogni e aspettative.
le frasi volgari, i commenti a sfondo sessuale non richiesti, la povertà, la rassegnazione di molte di noi.
Da un anno a questa parte, con alcune compagne, gestisco un podcast locale "femminista e plurale" l'abbiamo definito, dove a parlare, raccontare, spiegare i vari temi sono le donne. Uno spazio "protetto e delicato" dove poter prendere parola. Questo nostro mondo, la società che viviamo, che vivo, è a misura di uomo. Sì, siamo nel 2021, e a morire sul lavoro sono gli uomini "maschi". Questo è colpa delle donne? O è "colpa" di un potere arraffante e che tutto consuma, che nella stragrande maggioranza dei casi veste abiti maschili, e che per me ha nome e questo nome è capitalismo? E lo sappiamo che va a braccetto stretto col patriarcato. Gestisco l'azienda di famiglia con un fratello e una sorella, oltre ai miei genitori che sono ancora presenti. Abbiamo una impresa artigianale. Ed essendo una donna militante di sinistra, lei non sa la fatica che faccio a tenere insieme tutto. Ad abitare questa contraddizione costantemente.
Mio padre è soddisfatto di parlare con una donna solo quando "sembra di parlare con un uomo". Davvero credo che la mancanza della parola femminile nelle scelte politiche, nell'arte, nella letteratura, nel racconto della realtà, nell'ambito politico e pubblico, nella storia, nei ruoli importanti, sia una mancanza grave per la società tutta. La scorsa settimana discorrevo con una cara amica del suo articolo su Repubblica rispetto alla morte di Luana D'Orazio. Io mi sono sentita colpita dalle sue parole che mi hanno fatto arrabbiare ma la mia amica, che stimo, l'ha invece difesa, facendomi riflettere sul fatto che a volte bisogna semplicemente togliersi da questa bagarre, che ci distoglie dall'unico obiettivo: il superamento del capitalismo!
Cristiana Gardiman
Certamente è stata più dura, crudele e sopraffattrice: esperienza secolare di sottomissione e nullità, che tuttavia ha insegnato a molte donne a difendersi, a combattere, a vincere, a loro volta a sottomettere. Con l'intelligenza, la furbizia, l'ipocrisia, il corpo, il sesso, o la vicinanza con uomini, amanti, padri che ne hanno capito il genio (vedi per tutti Orazio Gentileschi). Una piccola parte certo, che però ha fatto la storia delle grandi donne, sempre ignorata, sino a quando le donne stesse l'hanno scoperta, lanciata, raccontata. Questa ricerca del sommerso femminile non finisce mai e per esempio in Francia tornano adesso sulle scene drammi e commedie del tutto sepolti di autrici dimenticate del tempo di Racine, di Corneille, di Molière; come Le favori (Il favorito) di Madame de Villedieu, un testo tragicomico in versi messo in scena nella reggia di Versailles nel 1665 dalla compagnia di Molière che, dicono i sapienti, tempo dopo se ne ispirò per il suo Misantropo.
Erano tante quelle dame geniali, forse ancora più di oggi, mentre dobbiamo rallegrarci malgrado tutto del nostro presente, sia pure con rabbia, rispetto alla vita femminile dei primi decenni del secolo scorso, la generazione delle vostre nonne e bisnonne come l'ha raccontata la grande Alba de Céspedes in Dalla parte di lei pubblicato nel 1949, appena riedito dalla Mondadori, che aveva in passato riunito i suoi romanzi in un prezioso Meridiano: "...libere dai loro ingrati doveri a cui erano costrette, nel pomeriggio le donne fuggivano le stanze buie, le cucine grigie, il cortile che inesorabile attendeva, col calare dell'ombra, la morte di un'altra giornata di inutile giovinezza... Le univa un muto, annoso disprezzo per la vita degli uomini, pel loro ordine tiranno ed egoista, un rancore che si tramandava, soffocato, di generazione
in generazione...".
e me ne scuso, perché dobbiamo concedere anche agli uomini il diritto di sentirsi abbandonati, colpevolizzati, lasciati soli.
Le invidio il suo bellissimo mestiere creativo, lavorare col legno deve trasmettere una forma di felicità che può ripagare dall'inquietudine.
Sul Venerdì del 4 giugno 2021