Dalle culle alle cucce
di Michele Serra , di Michele SerraPer scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, secondo i nostri governanti la crisi demografica si affronta con asili nido, più lavoro per le donne, sussidi. Tutte cose utili e importanti ma che, secondo me, tralasciano il motivo principale di questa crisi, e cioè il modello consumistico di vita che ti infantilizza per renderti consumatore seriale. Il bambino vuole tutto ciò che vede (e a riempirti gli occhi ci pensano i mass media), non è disponibile alla rinuncia e ai sacrifici e come si sa i bambini non fanno bambini; però si circondano di cani e gatti, non per amore della natura ma per non essere, consumisticamente parlando, degli esclusi. Comunque cani e gatti per quanto cari e belli che siano non fanno crescere, mentre il doverti sacrificare per nove mesi per far crescere una nuova vita e impegnarti perché tu possa essere all’altezza di essere padre…
Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, secondo i nostri governanti la crisi demografica si affronta con asili nido, più lavoro per le donne, sussidi. Tutte cose utili e importanti ma che, secondo me, tralasciano il motivo principale di questa crisi, e cioè il modello consumistico di vita che ti infantilizza per renderti consumatore seriale. Il bambino vuole tutto ciò che vede (e a riempirti gli occhi ci pensano i mass media), non è disponibile alla rinuncia e ai sacrifici e come si sa i bambini non fanno bambini; però si circondano di cani e gatti, non per amore della natura ma per non essere, consumisticamente parlando, degli esclusi. Comunque cani e gatti per quanto cari e belli che siano non fanno crescere, mentre il doverti sacrificare per nove mesi per far crescere una nuova vita e impegnarti perché tu possa essere all’altezza di essere padre o madre ti costringe a rinunciare e soprattutto a crescere (che fa tanta paura) e dare l’addio a una vita di consumi, spensieratezza e disimpegno. Io voglio bene a cani e gatti, perché fanno parte della natura che mi circonda e di cui non posso fare a meno. Ma amo, sempre per mia natura, gli esseri umani.
Mario Cabella
Il tema della natalità (e della denatalità) comincia a essere argomento ricorrente di questa rubrica, e ne sono contento. Tocca un punto profondo (direi il più profondo di tutti), il futuro della specie. Riguarda gli equilibri ambientali, il nostro stile di vita e la nostra psicologia sociale. Le sue considerazioni, caro Cabella, hanno un’impressionante assonanza con una canzone che scrissi per Milva venti anni fa: «Noi bambini non facciamo più bambini». Milva era un superbo Capitan Uncino, le musiche erano di Marco Tutino, l’opera si chiamava Peter Uncino e il concetto era proprio quello da lei espresso: siamo troppo impegnati con i nostri balocchi per poter spendere tempo ad accudire, oltre a noi stessi, altri bambini. Fare figli significa obbligarsi a crescere, e non tutti ne hanno l’intenzione o la forza. Peter Pan è diventato il simbolo stesso, con relativa sindrome, del rifiuto di diventare grandi. L’evo del consumismo è anche l’evo del narcisismo. Poiché stiamo parlandone, qui, tra maschi, rimando a un notevolissimo articolo di Ritanna Armeni sul Foglio del 17 maggio scorso. Titolo, molto significativo: i figli che non vogliamo… Quanto alla tentazione di vivere una paternità e maternità “surrogata”, e meno impegnativa, grazie a cani e gatti, credo sia vero per molte persone. Ma non ne farei mai una colpa alle bestie, che a differenza degli umani sono innocenti in questa come in altre vicende. Siamo noi umani che le “antropizziamo”, rischiando di perderne la magica differenza e di comprimerne il mistero. La bestia, anche quando vive nelle nostre case, rappresenta ciò che noi non siamo e ciò che non abbiamo. Qui di seguito, con una certa intransigenza, il dibattito prosegue.
Sul Venerdì del 4 giugno 2021