"The Father", viaggio nell'inesplorabile
di Vittorio Lingiardi , di Vittorio LingiardiSe Shutter Island di Martin Scorsese era la soggettiva della psicosi, The Father di Florian Zeller è la soggettiva della demenza. E fa molto più male perché la psicosi, una volta superata l’età critica, non è facile che arrivi, mentre la demenza hai tutta la vita che ti rimane per sapere se ti farà visita. Con coraggio senile Anthony Hopkins offre il nome e la faccia al protagonista, l’ottantenne londinese Anthony che, nel declino neurocognitivo, confonde passato e presente, sovrappone volti, contamina ricordi, inciampa su sentieri mentali indecifrabili e struggenti. I suoi sono errori marziani, eppure così umani se, mentre ci confondono, riusciamo a coglierne la misteriosa profondità neurale e la devastante portata affettiva.
Se Shutter Island di Martin Scorsese era la soggettiva della psicosi, The Father di Florian Zeller è la soggettiva della demenza. E fa molto più male perché la psicosi, una volta superata l’età critica, non è facile che arrivi, mentre la demenza hai tutta la vita che ti rimane per sapere se ti farà visita. Con coraggio senile Anthony Hopkins offre il nome e la faccia al protagonista, l’ottantenne londinese Anthony che, nel declino neurocognitivo, confonde passato e presente, sovrappone volti, contamina ricordi, inciampa su sentieri mentali indecifrabili e struggenti. I suoi sono errori marziani, eppure così umani se, mentre ci confondono, riusciamo a coglierne la misteriosa profondità neurale e la devastante portata affettiva.
The Father, la rovina di un padre, è una storia familiare come tante: una figlia devota, le badanti respinte, i rancori sopiti, le cose mai dette, le lacrime agli occhi, i falsi riconoscimenti, l’accudimento e la colpa (spesso viaggiano in coppia), il fantasma della casa di cura. Una storia che prende corpo nell’enigma della malattia e ci spinge a esplorare l’inesplorabile, a ricordare l’irricordabile della demenza di un genitore, una zia, un amico. Aggrappato al suo orologio, che protegge da furti immaginari, Anthony cerca di rimanere legato al ritmo dei giorni, all’ordine delle mattine che precedono i pomeriggi che precedono le sere: che mi sta succedendo? Cosa mi rapisce dalla lingua che tutti parliamo, la lingua del tempo che è previsione e memoria? In frantumi corticali, Anthony si paragona a un albero che perde le foglie. E proprio alle foglie su un ramo in attesa dell’autunno il poeta Mimnermo paragonava gli umani, «noi simili a quelle, per un attimo abbiamo diletto del fiore dell’eta» prima che al nostro fianco si siedano «le nere dèe», «l’una col segno della grave vecchiaia e l’altra della morte».
Sul Venerdì del 4 giugno 2021