✕

La nostra strada maestra

Ponticelli a Napoli, il Centro educativo polifunzionale Maestri di Strada. Il presidente Cesare Moreno e gli insegnanti su una barca abbandonata vicino al Centro (Riccardo Siano) 
Un gruppo di insegnanti da anni lavora a Ponticelli, periferia di Napoli, contro l’abbandono scolastico. Durante i lockdown gli alunni sono aumentati. Qui, e in un film, ci spiegano perché
4 minuti di lettura

NAPOLI. C'è un posto dove hanno trasformato la didattica a distanza in didattica a vicinanza. Ponticelli è il secondo quartiere più popoloso di Napoli, periferia orientale, dove durante la guerra si sollevarono contro i fascisti e per rappresaglia i nazisti ne uccisero trentaquattro, uno dei vertici dell’ex triangolo rosso della città, con Barra e San Giovanni a Teduccio, trasformato dalla speculazione edilizia e dal terremoto in quello che Peppe Lanzetta definisce «non certo l’America, Parigi, Berlino o Londra» (Sognando L’Avana, Cento Autori, 2017). Qui si vive tra il Lotto G e il Lotto O, un computer in casa non è un bisogno, la connessione wi-fi l’ultimo dei pensieri. Da sette anni operano sul territorio i Maestri di Strada, la onlus che segue l’educazione di giovani a rischio dispersione scolastica, quaranta operatori che vestono i panni della famosa montagna che nel proverbio va da Maometto. Se i ra…

NAPOLI. C'è un posto dove hanno trasformato la didattica a distanza in didattica a vicinanza. Ponticelli è il secondo quartiere più popoloso di Napoli, periferia orientale, dove durante la guerra si sollevarono contro i fascisti e per rappresaglia i nazisti ne uccisero trentaquattro, uno dei vertici dell’ex triangolo rosso della città, con Barra e San Giovanni a Teduccio, trasformato dalla speculazione edilizia e dal terremoto in quello che Peppe Lanzetta definisce «non certo l’America, Parigi, Berlino o Londra» (Sognando L’Avana, Cento Autori, 2017). Qui si vive tra il Lotto G e il Lotto O, un computer in casa non è un bisogno, la connessione wi-fi l’ultimo dei pensieri. Da sette anni operano sul territorio i Maestri di Strada, la onlus che segue l’educazione di giovani a rischio dispersione scolastica, quaranta operatori che vestono i panni della famosa montagna che nel proverbio va da Maometto. Se i ragazzi non vanno a scuola, la scuola va dai ragazzi. Anche in pandemia. Anche mentre il resto d’Italia faceva i conti con le controversie della Dad.

Una lezione in un’aula del Centro educativo (Riccardo Siano) 
Cesare Moreno è il maestro elementare con i sandali. Li mise ai piedi per protestare contro l’abbandono del Progetto Chance, nato nel 1998 per il recupero dei dispersi della scuola media, di cui i Maestri di Strada erano stati artefici. «Dei ragazzi che seguiamo a Ponticelli» racconta da presidente dell’associazione «avevamo sia gli indirizzi fisici sia i contatti whatsapp. Le nostre lezioni non sono mai state frontali. Abbiamo tenuto incontri distanziati del primo tipo: al cellulare. Del secondo tipo: con zoom. Ma soprattutto del terzo tipo: per strada». Dal 3 aprile del 2020, in pieno lockdown, segnalando alla Questura che le lezioni in presenza erano essenziali per questi ragazzi con bisogno educativo, i laboratori sono proseguiti guardandosi negli occhi. «Sul nostro sito ci sono 80 piccoli filmati dei ragazzi che testimoniano cosa è successo. Con chi poteva lavorare a distanza abbiamo compiuto l’impresa di comporre un rap via internet, parole e musica, e lo abbiamo chiamato il rap della quarantena. Per le attività creative e cooperative, internet funziona. Un professore di cucina dell’istituto alberghiero Cavalcanti mi ha raccontato che in Dad le lezioni sono venute meglio. Ognuno collegato dalla sua cucina, anziché in trenta intorno a tre fornelli. Non si potrà fare per latino e greco, ma mutatis mutandis qualcosa si può immaginare. Noi siamo stati una goccia nell’oceano. In quei giorni siamo passati da 70 a 220 assistiti. Non solo non abbiamo avuto dispersione ma abbiamo ampliato il numero dei ragazzi di cui prenderci cura. Altri sono andati in difficoltà. È andata in crisi la scuola che chiacchiera dietro una cattedra. Allora tra giugno e settembre siamo andati a recuperare con i nostri strumenti quelli di cui si erano perse le tracce e che non conoscevamo».

Il presidente della onlus Maestri di Strada Cesare Moreno (Riccardo Siano) 
È nata così anche la Dad solidale. «Decine di ragazzi» racconta Moreno «lasciavano casa alle 7.30 del mattino e venivano nel nostro centro socio-educativo, il cantiere urbano per l’innovazione sociale che porta il nome di Ciro Colonna, una delle vittime innocenti di camorra. Potevamo offrire una connessione wi-fi, che magari a casa manca, e un mediatore. Quaranta ragazzi con bisogno educativo in presenza, 25 aule a loro disposizione. Un centro che abbiamo preso in affitto dal Comune a prezzo politico e abbiamo rimesso a nuovo». Con il finanziamento del ministero dell’Istruzione, il progetto I Coronauti ha cercato risposte all’emergenza educativa in emergenza sanitaria. Recitazione, danza, poesia: la scuola dei Maestri di Strada è accoglienza, relazioni, processi di cittadinanza. Un’esperienza ritratta dal documentario Sic est - Questo è. Tredici ragazzi che si raccontano, nel loro percorso di crescita e di trasformazione, con orgoglio, perché come dice Mauro, 16 anni, animatore, muratore e imbianchino, appassionato di street art, «la periferia è negli occhi di chi guarda» più che negli occhi di chi è guardato.

Il videomaker Flavio Ricci e la psicologa Filomena Carillo (Riccardo Siano) 
Filomena Carillo, psicologa, collabora con i Maestri di Strada da otto anni. Il film è nato da una sua idea, in cooperazione con Flavio Ricci, insegnante di sostegno nella scuola pubblica con un passato da operatore per Mediaset e in una società di produzione video. Ha curato la regia. «I ragazzi» dice Carillo «rappresentano le molte facce di un territorio. Partecipano ai laboratori di teatro, musica e arte, c’è chi ce la fa, chi no, chi non sa ancora quale sia la sua strada. La scuola punta al successo, noi puntiamo alla consapevolezza». Ha curato lei tutte le interviste. «Hanno raccontato davanti alla macchina da presa cose che in otto anni non mi avevano mai detto in modo così chiaro. Ogni volta che un ragazzo racconta di sé compie un passaggio di crescita. C’è Mauro che sputa il fuoco, Arianna che scrive poesie, Carmine che balla sul tetto. Siamo andati a girare nei luoghi in cui i ragazzi ci hanno segnalato di sentirsi bene. La periferia è narrata sempre come emarginazione e disagio. Il loro è un punto di vista differente di una realtà. Lo chiamano il Buco. Il Buco non mi definisce, dicono: è una parte della mia storia ma non è tutto. Non è tanto e non è poco. Sic est. Questo è. A molti suona strano anche sentirsi dire che devono riscattarsi. Da cosa? Molti sentono invece l’appartenza a un luogo che ha contribuito alla loro crescita, un luogo da non demonizzare. In quel posto e in quelle esperienze rintracciano qualcosa di positivo che gli ha permesso di essere quello che sono. Se l’emancipazione magari c’è stata, da una famiglia e da un contesto difficile, ce l’hanno fatta perché gli stimoli erano là». Flavio Ricci era stato chiamato a San Giovanni con un incarico annuale all’istituto professionale Livatino. «Con il mio passato da videomaker è stato naturale collaborare con i Maestri di Strada. Ho chiesto se potevo tenere un corso di cinema. Io vivo la scuola dall’interno, spesso non abbiamo tempo e modo di approfondire altri aspetti fondamentali, i sentimenti dei ragazzi, come vivono nella vita di tutti i giorni, come vivono la strada, cosa si portano dentro. L’arte-educazione, attraverso il gioco e il teatro, riesce a entrare nella loro vita, riesce ad appassionarli, a riportarli dentro un percorso scolastico. Quasi tutti gli intervistati sono riusciti a diplomarsi, non è una cosa scontata. Si creano rapporti di intimità profondissimi, Filomena per alcuni di loro è diventata una sorella maggiore».

Colomba Punzo, preside dell’istituto comprensivo 83° Porchiano Bordiga (Riccardo Siano) 
Non è una magia. Questa è una storia di fatica quotidiana. Dove i colori non sono sempre pastello. Colomba Punzo è a Ponticelli la dirigente scolastica dell’istituto Bordiga, uno di quelli con cui collaborano i Maestri di Strada, e dice che «il rischio è sempre – con soggetti esterni – che ci sia da una parte la delega della scuola per la presa in carico del cosiddetto caso difficile e dall’altra la tentazione a essere giudicanti verso l’operato dei docenti. L’obiettivo con Maestri di Strada è uscire da questo doppio stereotipo del ragazzo drop-out e dell’etichettamento dell’incapacità della scuola. La scuola deve aprirsi e mettersi in discussione, le associazioni devono comprendere che dentro una realtà istituzionale le cose non sono come fuori. Il rapporto non è sempre lineare, spesso si creano conflitti. La scuola ha una struttura rigida e il rapporto di dialogo con il Terzo settore è difficile. Con Maestri di Strada e con altri. Noi chiediamo di condividere il lavoro che si fa e non entrare in co-progettazione. Chiediamo operatori nei consigli di classe, la possibilità di costruire un curriculum formativo con esperienze fuori dalla scuola. Il prossimo passo è la costruzione di una scuola complessa, vorremmo provare a disegnarne una che esca dalle aule e raggiunga i luoghi delle associazioni per interagire con loro anche fuori. Soprattutto per gli studenti che ne hanno necessità. Non è vero che sono tutti uguali».

Sul Venerdì del 4 giugno 2021