Il più scabroso racconto masochista del Novecento - un capolavoro, l'Histoire d'O - fu composto ad agosto in Provenza, a Juan-les-Pins. Quando uscì, firmato con lo pseudonimo Pauline Réage, nel 1954, suscitò dibattiti infuocati. Un valletto non può mai frustare una schiava, protestavano gli intenditori: le cifre del padrone impresse a fuoco sulle reni, che fantasie! Giusta invece la regola del silenzio in presenza di un uomo, signore o valletto che fosse - e mai guardarlo in faccia.
L'autrice, Dominique Aury, compose quella gelida fantasmagoria erotica in vacanza da un'amica, in una stanza arredata con cupi mobili medievali da collezione; ma l'appartamento si apriva su una solare terrazza tra i tetti dell'albergo Provençal. L'amica, Florence Gould, figlia e moglie di magnati americani, era una mecenate che amava circondarsi di scrittori e artisti (molto meno leggere); la sua villa, La Vigie, di fronte all'albergo e al Casinò creati dal marito, era una tetra magione neogotica. Quegli sfondi ("ho in camera un forziere e un armadio del XIII secolo che ruberei volentieri", scrive Aury a un'amica) sono i fondali - segrete e solitari castelli - di quella fanatica ascesi di dipendenza. Amante per una vita dell'eminenza grigia delle lettere francesi (Jean Paulhan dirigeva sottovoce, con una faccia da gitano, le edizioni Gallimard) Dominique Aury fu per 25 anni unica donna - scialba, capelli tirati e giudiziosi tailleur scuri - nell'onnipotente comitato di lettura. L'amore con Paulhan, dopo i drammi della Resistenza, cominciava pericolosamente ad addolcirsi, e quel sogno masochista fu una specie di risposta. Sir Stephen, il protagonista del racconto, offre "O" agli amici: "Poi la fece frustare così crudelmente che O, per un istante, ne fu consolata".
Sul Venerdì del 28 maggio 2021