La sostenibile leggerezza del colibrì
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiIn questo momento, in Alaska, i colibrì rossicci si stanno godendo la stagione degli amori. Ma appena tornati in Nord America, dopo l'inverno trascorso al caldo in Messico e Florida, hanno dovuto ricorrere, come ogni anno, a un curioso stratagemma per poter sopravvivere in attesa che rispuntassero i fiori. "I maschi di questa specie (peso 3,5 grammi) risalgono gli Stati Uniti seguendo la primavera. Ma a un certo punto accelerano, e arrivano in Alaska prima che sboccino i fiori. Lo fanno per assicurarsi i territori migliori, mentre le femmine arriveranno solo qualche settimana dopo" spiega lo scozzese Jon Dunn, naturalista e fotografo, che studia e segue i colibrì da quando, ragazzino, li vide impagliati, eppure bellissimi, nel Museo di storia naturale di Londra. Da poco è in libreria il suo saggio, The Glitter in the Green: in Search of Hummingbirds (Lo scintillio nel verde: alla ricerca dei colibrì, Basic Book, pp. 336, euro 24,16).
Ladri pe…
In questo momento, in Alaska, i colibrì rossicci si stanno godendo la stagione degli amori. Ma appena tornati in Nord America, dopo l'inverno trascorso al caldo in Messico e Florida, hanno dovuto ricorrere, come ogni anno, a un curioso stratagemma per poter sopravvivere in attesa che rispuntassero i fiori. "I maschi di questa specie (peso 3,5 grammi) risalgono gli Stati Uniti seguendo la primavera. Ma a un certo punto accelerano, e arrivano in Alaska prima che sboccino i fiori. Lo fanno per assicurarsi i territori migliori, mentre le femmine arriveranno solo qualche settimana dopo" spiega lo scozzese Jon Dunn, naturalista e fotografo, che studia e segue i colibrì da quando, ragazzino, li vide impagliati, eppure bellissimi, nel Museo di storia naturale di Londra. Da poco è in libreria il suo saggio, The Glitter in the Green: in Search of Hummingbirds (Lo scintillio nel verde: alla ricerca dei colibrì, Basic Book, pp. 336, euro 24,16).
Ladri per necessità
"Per sopravvivere in assenza di fiori, e quindi di nettare, i colibrì rossicci diventano ladri. In Alaska esiste un picchio che col becco apre piccoli fori nella corteccia degli alberi per berne la linfa. Il colibrì rossiccio, che non ha un becco altrettanto robusto, ne approfitta e sopravvive alle spalle del picchio".
Nutrirsi frequentemente e di cibi sostanziosi è cruciale quando si ha un metabolismo frenetico: "Il cuore del colibrì stella dei boschi ametista (Calliphlox amethystina) arriva a 1.200 battiti al minuto" spiega Dunn "e le sue ali battono 75 volte al secondo, con un ronzio simile a quello degli insetti". E il paragone è assai appropriato, anche dal punto di vista dell'evoluzione. "Per potersi riprodurre attraendo insetti impollinatori, i fiori hanno evoluto non solo tutta una serie di colori, ma anche "ricompense" zuccherine come il nettare. Durante l'evoluzione dei vertebrati, alcuni uccelli hanno iniziato ad essere, opportunisticamente, attratti dal nettare dei fiori. All'inizio si appoggiavano su supporti rigidi, come rami e rametti. Ma poi si sono evoluti in specie capaci di rimanere ferme a mezz'aria e con un becco lungo e sottile, per succhiare il nettare da qualsiasi tipo di fiore, anche quelli dallo stelo più esile e non in grado di sorreggerne il peso. Questi uccelli erano i colibrì". Alcune piante hanno iniziato a preferirli.
L'alleanza con le piante
Un esempio suggestivo di coevoluzione tra piante e colibrì è il rapporto tra l'Heliconia e il falcetto codabianca. "La maggior parte dei colibrì ha un becco dritto o leggermente curvo. Quello del falcetto codabianca è quasi grottesco, da quanto è incurvato" spiega Dunn. "È perfetto, però, per succhiare il nettare dai fiori rossi dell'Heliconia, pianta tropicale che ormai per riprodursi si affida a questi colibrì". E, quando la si incontra, si può stare sicuri che prima o poi si avvisterà anche uno dei suoi impollinatori."I fiori preferiti dagli insetti sono quelli bianchi o gialli" dice Dunn. "Invece le piante che si sono evolute per essere impollinate dai colibrì tendono ad avere tinte sgargianti, che attirano questi uccelli come un magnete". Per questo oggi sono rossi anche i "fiori artificiali" utilizzati come piccole mangiatoie per chi, in Sud e Nord America, vuole attirare nel proprio giardino questi uccellini dalle livree risplendenti. "I colori brillanti, che cambiano a seconda del punto di vista, sono soprattutto un ornamento sessuale: li sfoggiano per lo più i maschi, che li usano per farsi scegliere dalle femmine tra tanti rivali in amore. Un'altra funzione del colore è mostrare il proprio vigore fisico ai rivali maschi, per difendere un territorio ricco di fiori" spiega ancora Dunn.
Un esempio di colibrì che l'evoluzione ha arricchito di sofisticati ornamenti utili come richiamo sessuale è il colibrì mirabile coda a spatola. Ha una doppia coda incredibile, assai più lunga del resto del corpo e con due dischi blu piumosi all'estremità. "Quando è in vena di conquiste, giostra intorno alla femmina: la luce colpisce i due dischi sulla coda e crea effetti visivi che fanno molta impressione sulle potenziali partner. Un po' come succede per diverse specie di uccelli del paradiso".
Femmine poco appariscenti
Le femmine di colibrì, invece, tendono a essere poco appariscenti: "Sono loro che incubano le uova e allevano i piccoli, perciò è importante che non attirino l'attenzione dei predatori". Esistono però delle eccezioni. Una di queste vive su un'isola dell'arcipelago Juan Fernandez (500 miglia al largo della costa del Cile) dal nome suggestivo: l'isola Robinson Crusoe. "È proprio quella dove, nel XVIII secolo, un marinaio scozzese, Alexander Selkirk, finì naufrago, e vi abitò per quattro anni. Tornando in patria venne intervistato da Daniel Defoe, che lo rese protagonista del suo romanzo" spiega Dunn. "Su quest'isola i colibrì non hanno alcun nemico naturale, perciò nella specie endemica le femmine sono appariscenti quanto i maschi. Le prime hanno un piumaggio bianco, con dei lustrini smeraldo e un bel colore blu e smeraldo sul capo, i secondi sono arancioni con una corona dorata lampeggiante (da cui il nome della specie, corona di fuoco di Juan Fernandez)".
Purtroppo questa specie oggi è a forte rischio di estinzione. "Quando ero lì, gli altri naturalisti mi hanno detto che ormai esistono non più di quattrocento colibrì sull'isola" racconta Dunn. "Mi ha fatto una forte impressione vedere questi uccelli meravigliosi e pensare che entro venti-trenta anni potrebbero non esistere più".
Sul Venerdì del 4 giugno 2021