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Non c'è da costruire ma da ristrutturare

Michele Serra in un'illustrazione di Gipi 
PER POSTA. Fabbriche dismesse, palazzi fatiscenti, inquinamento... È l'altra faccia della Bella Italia, fatta di scempi edilizi e degrado. Eppure un'idea ci sarebbe
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Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Michele, per utilizzare i fondi europei si parla sempre di “costruire”. Invece di consumare ancora terra, io proporrei di abbattere e recuperare. Ci sono purtroppo tanti, troppi luoghi abbandonati, soprattutto fabbriche dismesse e palazzi fatiscenti, che non solo rendono più brutto il territorio, ma sono causa di inquinamento, di degrado e di illegalità. Proporrei quindi una mappatura di queste realtà con l’utilizzo di droni, un’attività che potrebbe essere affidata anche alle università. Dopo di ciò proporrei di elaborare in ogni zona progetti di recupero, così i costruttori invece di costruire dovrebbero demolire e restaurare. Il beneficio per la collettività e per l’ambiente (non doveva essere una ripresa green?) è evidente.

La creazione di posti di lavoro, anche. …

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Michele, per utilizzare i fondi europei si parla sempre di “costruire”. Invece di consumare ancora terra, io proporrei di abbattere e recuperare. Ci sono purtroppo tanti, troppi luoghi abbandonati, soprattutto fabbriche dismesse e palazzi fatiscenti, che non solo rendono più brutto il territorio, ma sono causa di inquinamento, di degrado e di illegalità. Proporrei quindi una mappatura di queste realtà con l’utilizzo di droni, un’attività che potrebbe essere affidata anche alle università. Dopo di ciò proporrei di elaborare in ogni zona progetti di recupero, così i costruttori invece di costruire dovrebbero demolire e restaurare. Il beneficio per la collettività e per l’ambiente (non doveva essere una ripresa green?) è evidente.

La creazione di posti di lavoro, anche. Così come un notevole ritorno economico. Infatti non penso che si debbano creare solo parchi e giardini, o biblioteche e teatri. Sicuramente, in base alle esigenze delle diverse zone, si potranno anche riconvertire alcune strutture in unità abitative, negozi, laboratori. Semplicemente curare il Paese invece di occuparlo con nuove costruzioni, lasciando più spazio alla natura. Chissà se qualcuno vuole unirsi a questo appello.
Emanuela La Torre


Tutto giusto, cara Emanuela, dalla prima all’ultima parola. Renzo Piano parla di “rammendo” delle periferie, e ha già dato corpo a progetti specifici. Più in generale, si tratta di cura: curare ciò che è ammalato, o abbandonato, o squallido. Recuperare territorio, restituirlo all’uso quotidiano. Sono infiniti i luoghi italiani nei quali si intuisce, direi al primo sguardo, che l’incuria (e l’avidità e la fretta, che dell’incuria sono le fedeli ancelle) li ha mortificati. E ti verrebbe voglia di metterti lì, con il pennello, la pala, il rastrello, la ruspa, per ridare forma a ciò che è informe, dignità a ciò che trascurato. Correre in soccorso della bellezza è giusto, ma quasi ovvio. La straordinaria azione del Fai, specie negli ultimi anni, ha messo in salvo beni culturali dimenticati, o per ignavia o per penuria di soldi. Gioielli, luoghi del cuore, magioni storiche, chiese abbandonate, giardini cancellati dal tempo.

In un Paese come il nostro, ce ne sono molte migliaia. Beh, ci vorrebbe anche un “FAI della bruttezza” che operi in soccorso di ciò che non è bello, risanando le infinite piaghe che uno sviluppo economico molto tumultuoso ha lasciato sul campo. Abbattendo ciò che è irrecuperabile, ristrutturando e curando il resto. Fossi uno studente di architettura, mi appassionerei a temi come questi: può un orrendo condominio degli anni Sessanta rifarsi una vita? Piuttosto che continuare a consumare suolo, possiamo restituire alla società i suoi “rifiuti” edilizi? Anche le cubature possono essere riciclate, come la carta, la plastica, il vetro.

Sul Venerdì dell'11 giugno 2021