La carica dei bisonti contro gli incendi
di Simone Porrovecchio , di Simone PorrovecchioL'aumento dei gas a effetto serra e l'alterazione del clima rischiano di farci entrare in un'età del fuoco, che alcuni hanno già ribattezzato Pirocene, in cui le fiamme devasteranno terreni sempre più vasti. Oggi oltre il 90 per cento dei mega incendi si sviluppa infatti in condizioni di caldo estremo, e alcuni studi suggeriscono un loro aumento nei prossimi anni, che potrebbe essere addirittura del 50 per cento, con rischi maggiori nell'emisfero subtropicale e nel bacino del Mediterraneo.
Ora però, nella lotta al fuoco, la Spagna, uno dei Paesi più colpiti (con una media di 100 mila ettari inceneriti ogni anno) ha forse trovato un alleato prezioso in un animale che sui suoi terreni si è estinto diecimila anni fa: il bisonte europeo (Bison bonasus).
L'idea è che con la sua voracità il più grande erbivoro del continente possa prevenire le grandi fiamme, ripulendo il sottobosco che le alimenta.…
L'aumento dei gas a effetto serra e l'alterazione del clima rischiano di farci entrare in un'età del fuoco, che alcuni hanno già ribattezzato Pirocene, in cui le fiamme devasteranno terreni sempre più vasti. Oggi oltre il 90 per cento dei mega incendi si sviluppa infatti in condizioni di caldo estremo, e alcuni studi suggeriscono un loro aumento nei prossimi anni, che potrebbe essere addirittura del 50 per cento, con rischi maggiori nell'emisfero subtropicale e nel bacino del Mediterraneo.
Ora però, nella lotta al fuoco, la Spagna, uno dei Paesi più colpiti (con una media di 100 mila ettari inceneriti ogni anno) ha forse trovato un alleato prezioso in un animale che sui suoi terreni si è estinto diecimila anni fa: il bisonte europeo (Bison bonasus).
L'idea è che con la sua voracità il più grande erbivoro del continente possa prevenire le grandi fiamme, ripulendo il sottobosco che le alimenta. È quello che intende dimostrare il veterinario Fernando Morán, fondatore del Centro per la conservazione del bisonte europeo in Spagna, che ha ottenuto dal governo regionale andaluso il permesso di svolgere un'indagine dettagliata di un anno sul ruolo che i bisonti svolgono nella riduzione delle fiamme. Morán spiega che i bisonti sono animali voracissimi, autentici decespugliatori viventi. Gli europei si differenziano dai cugini americani per la maggior altezza, il manto peloso e l'incurvamento delle corna. "Arrivano a pesare fino a una tonnellata e mangiano una media di 35 chili di vegetazione al giorno, composti per il 30 per cento da fibre di legno e per il restante 70 da germogli e foglie. E quello che non mangiano, lo frantumano calpestandolo, o con la testa".
Arrivi dalla Polonia
Il progetto di ricerca, avviato a inizio anno in una riserva vicina alla città andalusa di Andújar, prevede il monitoraggio di un primo branco di diciotto esemplari arrivati dal parco nazionale di Bia?owieza, in Polonia, precedentemente selezionati per ottenere una variabilità genetica vantaggiosa per la sopravvivenza. Ora vengono monitorati utilizzando tecniche non invasive: fotocamere, sistemi Gps, controlli mensili del loro stato di salute e droni. Sebbene sia troppo presto per trarre conclusioni da questo studio, in cui Morán è coadiuvato dall'esperta di bisonti olandese Yvonne Kemp, i primi segnali sembrano positivi. "Gli animali si stanno già adattando al nuovo clima e alla vegetazione dell'Andalusia; nessuno si è ammalato e, cosa ancora più promettente, a fine maggio è nato il primo esemplare di bisonte europeo andaluso in semilibertà, cosa che non sarebbe accaduta se le condizioni fossero state sfavorevoli".
L'architetto paesaggista
Fondato nel 2008 da Morán e finanziato da donazioni e volontari, il Centro europeo di conservazione dei bisonti della Spagna ha già reintrodotto l'animale in 18 centri privati in varie regioni del Paese, e tre nuovi allevamenti sorgeranno prossimamente nella provincia di Cordova. Da un branco iniziale di 22 esemplari, nel 2008, oggi in Spagna si contano 153 bisonti."Il bisonte non è solo un valido alleato nella prevenzione di roghi, ma fornisce anche un immediato aumento della biodiversità perché è un architetto paesaggista di prim'ordine. Ingerendo tutta questa vegetazione, trasforma la macchia e le foreste in aree erbose più rade permettendo alla luce di penetrare, a nuove specie vegetali di germogliare e ad altri erbivori, che a loro volta mantengono il terreno pulito, di muoversi con più facilità" spiega Morán.
Gli amministratori locali di città e province sui cui territori si trovano bisonti ne sottolineano anche i vantaggi economici. Abbiamo sentito Jesus Gonzalez Ruiz, sindaco di San Cebrián de Mudá (Castiglia e León), e direttore della Riserva del bisonte europeo di San Cebrián: " La presenza del bisonte attira un turismo sostenibile, crea posti di lavoro, produce sinergie con case rurali e luoghi di ristoro, ridà linfa alla microeconomia. E questo è importante nella regione autonoma di Castiglia e León, che soffre di uno spopolamento gravissimo. Qui l'80 per cento dei comuni oggi ha meno di 500 abitanti". Ed è proprio lo spopolamento rurale ad essere un'altra causa dell'aumento degli incendi boschivi.
Mancano le regole
"In Europa e soprattutto nell'area del Mediterraneo il pascolo è stato fondamentale per uno sviluppo equilibrato del paesaggio. Tutti gli studi scientifici indicano come il declino della pastorizia abbia portato all'aumento degli incendi. In questo senso la Spagna oggi ha un grave problema ecologico" aggiunge Sonia Roig Gómez, docente di ingegneria forestale presso l'Università Politecnica di Madrid e una delle principali esperte del Paese sui temi della biodiversità.
A peggiorare le cose è la mancanza di una gestione forestale sostenibile. "Oltre l'80 per cento della superficie forestale in Spagna non ha regolamentazione efficace, per mancanza di pianificazione e investimenti" spiega Javier Madrigal, docente di gestione forestale, sempre all'Università Politecnica di Madrid.
Lasciarli liberi è illegale
In effetti in Spagna il nemico principale del bisonte è la burocrazia. Fossili e pitture rupestri (quelle di Altamira, per esempio) indicano che questa specie ha vagato nella Penisola iberica per circa 1,2 milioni di anni prima di scomparire, ma le autorità spagnole non ne hanno ancora riconosciuto lo stato di specie in via di estinzione e quindi non finanziano la sua reintroduzione in natura, anzi, è addirittura illegale rilasciare l'animale fuori dalle riserve private, perché non è riconosciuto come specie autoctona.
La speranza dei ricercatori e delle associazioni che li sostengono è che il governo spagnolo, anche con il supporto dei fondi Ue, così come già accade in Polonia e Romania approvi e sostenga programmi per il ripopolamento dei bisonti. Che nel frattempo stanno tornando in Europa. Alcune migliaia di esemplari allo stato selvatico vivono divisi in una cinquantina di mandrie tra il territorio polacco e la Bielorussia e nella Foresta di Bialowieza hanno rifugio anche ottocento esemplari selvatici di bisonte europeo di pianura (Bison bonasus bonasus). Altre piccole mandrie si trovano protette in Lituania, Lettonia, Ucraina, Slovacchia, Francia, Moldavia, Danimarca e Paesi Bassi. E l'anno prossimo, dopo seimila anni, tre femmine e un maschio in arrivo da una riserva olandese torneranno a galoppare anche nelle praterie dell'Inghilterra meridionale.
Sul Venerdì dell'11 giugno 2021