Jonathan Lethem e la migliore delle apocalissi possibili
di Roberto Festa , di Roberto FestaNessun virus invisibile a seminare morte. Niente asteroidi giganti pronti a centrare il pianeta Terra. Di guerra nucleare non parla nessuno e in giro non c'è uno straccio di zombie o extraterrestre. Eppure, qualcosa è successo. Non sappiamo esattamente cosa. Non sappiamo quando o perché. Ma "l'Arresto" ha spento cellulari, computer, televisioni, mezzi di trasporto, persino le armi. La tecnologia ha smesso di funzionare e tutti sono bloccati nei luoghi dove si trovavano al momento del blackout. A domandarsi che fine abbiano fatto i loro cari. A interrogarsi su cosa sia accaduto al mondo là fuori.
È una distopia gentile, quella raccontata da Jonathan Lethem nel suo ultimo romanzo, L'Arresto, pubblicato ora da La nave di Teseo nella traduzione di Andrea Silvestri. Senza città in fiamme e uomini ridotti a robot obbedienti. È una catastrofe che sa di formaggio di capra, di frutti di bosco, di profumo d'erba e…
Nessun virus invisibile a seminare morte. Niente asteroidi giganti pronti a centrare il pianeta Terra. Di guerra nucleare non parla nessuno e in giro non c'è uno straccio di zombie o extraterrestre. Eppure, qualcosa è successo. Non sappiamo esattamente cosa. Non sappiamo quando o perché. Ma "l'Arresto" ha spento cellulari, computer, televisioni, mezzi di trasporto, persino le armi. La tecnologia ha smesso di funzionare e tutti sono bloccati nei luoghi dove si trovavano al momento del blackout. A domandarsi che fine abbiano fatto i loro cari. A interrogarsi su cosa sia accaduto al mondo là fuori.
È una distopia gentile, quella raccontata da Jonathan Lethem nel suo ultimo romanzo, L'Arresto, pubblicato ora da La nave di Teseo nella traduzione di Andrea Silvestri. Senza città in fiamme e uomini ridotti a robot obbedienti. È una catastrofe che sa di formaggio di capra, di frutti di bosco, di profumo d'erba e di mare, di piccole comunità dove tutti si conoscono. "Questo romanzo è la mia pastorale comica" dice Lethem dalla sua casa in California. "È vero, magari qualcuno muore. E magari da qualche parte nel mondo si soffre. Ma i miei personaggi non lo sanno. E il posto dove si trovano è fantastico, il migliore possibile".
La storia dell'Arresto ruota attorno a Sandy Duplessis, sceneggiatore di scarso successo sorpreso dal disastro tecnologico mentre si trova in visita alla sorella Maddy, che gestisce una fattoria in un villaggio del Maine. Senza grandi risorse per affrontare i tempi nuovi, Sandy si mette a far consegne per il locale macellaio. In campagna non arrivano notizie del mondo, ma i residenti non se la passano comunque male. Il villaggio è un piccolo paradiso autarchico bio-hippy-naturalistico. C'è una fattoria, una scuola, un ripara biciclette, una salumiera che produce ottime salsicce, uno psichiatra e una coppia di coltivatori della migliore marijuana al mondo. A una comunità così, l'Arresto non cambia più di tanto la vita. L'unico fastidio potrebbe venire dagli uomini del Cordone, delinquenti ai margini del villaggio la cui aggressività viene però facilmente placata. Non c'è violenza che possa resistere di fronte all'offerta di sgombri e marmellata di rose.
L'idillio post-apocalittico viene turbato dall'arrivo di Peter Todbaum, vecchio compagno di Yale e complice di sogni cinematografici di Sandy. Mentre però Sandy è rimasto tutta la vita a riscrivere le sceneggiature degli altri, Todbaum è diventato un mogul hollywoodiano. Nel mezzo dell'Arresto, ha viaggiato da Malibu sino al Maine, per entrare nel villaggio a modo suo, con un grandioso colpo di teatro: a bordo della Saetta Azzurra, una supermacchina a propulsione nucleare simile a una gigantesca, vorace zanzara. Todbaum distribuisce espressi - Saetta Azzurra è dotata di macchina per il caffè - e racconti non si sa quanto veritieri delle devastazioni incontrate durante il viaggio. Nel villaggio sono sorpresi, poi affascinati, quindi ancora turbati dal carisma cialtrone e trasbordante del produttore. Sicuramente poco contenta di rivederlo è Maddy. La donna, molti anni prima, ha fatto visita al fratello e a Todbaum quando i due lavoravano a una serie tv di science fiction, Un altro mondo ancora (che, misteriosamente, sembra anticipare la realtà dell'Arresto). Era ripartita di colpo una mattina, dopo una notte in compagnia di Todbaum.
Che cosa era successo? Una lite? Una violenza? Cos'altro? Per gran parte della storia, l'antieroe Sandy - "una figura intermedia, un mediatore... Forse era solo un mediocre. Ambiguo, scialbo, incline ai compromessi, una persona inconcludente, insignificante", lo descrive Lethem - cerca di trovare ragione ai misteri che lo circondano. Cosa era davvero successo tra la sorella e l'amico? E soprattutto: perché il vulcanico Todbaum si è fatto mesi di viaggio nel bel mezzo dell'America post-apocalittica per scovarlo in quel buco ai margini del mondo?
"Per il rapporto tra Todbaum e Sandy" spiega Lethem "mi sono ispirato a Orson Welles. In molti suoi film, Quarto potere, L'infernale Quinlan, Falstaff, c'è un uomo potente e carismatico, moralmente corrotto, che usa a proprio vantaggio un altro ben più debole e innocente". Ma il cinema nelle pagine del romanzo è presente ovunque. La Saetta azzurra è modellata sul gigantesco mezzo anfibio militare di Damnation Alley (in italiano L'ultima odissea), un classico della fantascienza anni Settanta. "Del resto, cosa c'è di più americano della macchina del cinema?" si chiede Lethem, che a poco più di 20 anni si spostò a Hollywood in cerca di fortuna, "prima di vedere i miei sogni tramontare rapidamente".
L'Arresto è pieno di miti americani che Lethem si diverte a ribaltare. Il viaggio attraverso l'America, che di solito si compie da Est a Ovest, verso la conquista della frontiera, è qui intrapreso al contrario, in direzione di un passato feudale e anticapitalistico. La visione futuristica di un mondo segnato dalle nuove tecnologie, tipica della fantascienza degli anni Cinquanta e Sessanta, si trasforma nel trabiccolo surreale della Saetta Azzurra, coperta da una cromatura così lucente da far abbronzare chi le si avvicina, guidata da un folle che vuole trasformare un pugno di agricoltori del Maine nella troupe del suo ultimo capolavoro. La vera sovversione, Lethem la compie comunque nei confronti di se stesso, del genere distopico che ama e frequenta, di quegli scrittori che considera suoi maestri - a un certo punto, nel romanzo, li cita anche: Vonnegut, Atwood, Philip K. Dick, George Stewart, Cormac McCarthy - che scrivono racconti in fondo edificanti, per mettere in guardia dai rischi del futuro, con storie in cui tutto si tiene, tutto è giustificato e alla fine comprensibile.
Al contrario, non c'è quasi nulla di comprensibile in L'Arresto. A un certo punto, si ipotizzano possibili cause per il blocco tecnologico. "Un'eruzione solare? Terrorismo a sfondo ecologico? Terrorismo a sfondo terroristico? Una vendetta contro la specie umana? La Rivoluzione?". Non si sa e in fondo non importa. Il mistero aumenta la suspensce. "Fa molta più paura il disastro di cui non vediamo l'origine. L'abbiamo imparato con la pandemia" spiega lo scrittore - e consente a questo romanzo di unirsi agli altri che in questi mesi hanno raccontato il complesso rapporto tra umani e tecnologia: Leave the World Behind, Il mondo dietro di te, Rumaan Alam ma soprattutto Il silenzio di Don DeLillo, in cui aerei, tweet, tv si spengono alla vigilia del Super Bowl. "È il tema ineludibile di oggi, il buco nero che rischia di inghiottirci e che ci terrorizza" racconta Lethem.
L'Arresto non ha la forza visionaria e stilistica dei grandi libri di Lethem, in particolare Chronic City e La fortezza della solitudine, ma è un romanzo divertente, pieno di idee e trovate; il gioco postmoderno di uno scrittore che continua a sovvertire i generi e le attese del lettore. Ci si aspetterebbe i toni cupi del dramma, si ritrovano i lampi della screwball comedy anni Trenta. Anche Saetta Azzurra, che alla fine giace come una balena esanime ai bordi dell'oceano, col suo piccolo cuore nucleare ancora pulsante, non fa più paura. È, in fondo, l'immagine delle nostre ambizioni deluse, della volontà di potenza fallita, dell'impossibilità di dare senso al mondo sempre più spezzato. Senza tweet e chat, restano i rapporti interpersonali. Senza Cnn e internet, l'informazione è quella diretta. Senza gli aerei, non c'è alternativa alla nostra piccola realtà. "L'Arresto è un romanzo che parla del valore della comunità. È anche la mia lettera d'amore al Maine" conclude Lethem, che proprio in questo lembo estremo del nord-est americano ha comprato una piccola fattoria. "Lo ripeto. È un posto fantastico dove stare, tanto più se in giro c'è stata un'apocalisse".
Sul Venerdì del 18 giugno 2021