No Vox, basta odiosi messaggi vocali
di Riccardo Staglianò , di Riccardo StaglianòNon bisogna mai dare niente per scontato, tantomeno parlando di alfabetizzazione tecnologica della popolazione. Me ne sono accorto di nuovo l'altra sera a cena parlando di messaggi vocali, gli odiosi succedanei del testo che sempre più infestano le chat di Whatsapp. Tutti li detestavano, nessuno sapeva che esiste un modo alternativo di comporre un messaggio con la voce che però viene consegnato come testo. Quindi con tutti i vantaggi (rapidità; niente contorsionismi di dita sulla tastierina; la possibilità di comporli con una mano sola mentre si è in Vespa in attesa al semaforo) e nessuno svantaggio (l'imbarazzo di doverli ascoltare quando si è in compagnia; i tempi allungati che il parlato quasi inevitabilmente produce; il fatto di perderne traccia perché l'audio non si può cercare per parola chiave).
Si chiama dettatura, funziona benissimo (anni luce dal Dragon Dictate del 1990) e a quanto pare è quasi universalmente sconosciuta. Tutto sta ad accorgersi che, sulla medesima tastierina, esistono due diverse icone di microfoni. La posizione esatta cambia se siamo su Android o Iphone e anche da modello a modello ma l'importante è cercare il secondo microfono, quello meno utilizzato. Generalmente il primo (per registrare l'audio) è ben visibile di lato al campo dove si immette il testo. L'altro è spesso nella zona della tastiera vera e propria: basta premerlo, parlare, e guardare estatici il testo animarsi davanti ai nostri occhi. Perché lamentarsi è già un inizio, ma risolvere è meglio. Aderisco quindi ufficialmente al movimento no vox (intesi come vocali, citando un post su Facebook di Pippo Civati che ha il senso del titolo) consapevole che alle urne non supererebbe alcuna soglia di sbarramento.
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