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A Sarkò l'ardua sentenza

1 marzo 2021: Sarkozy arriva in tribunale per il verdetto del processo per corruzione (Anne-Christine Poujoulat/ Getty Images) 
L’ex presidente francese passa molto tempo nelle aule di tribunale sommerso dai processi. Eppure a destra in tanti ne vorrebbero il ritorno. Cosa che non è affatto esclusa
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PARIGI. "Petits pois". Così li aveva chiamati una volta, Nicolas Sarkozy. Piselli, riferito ai legumi di colore verde pallido, aggiungendo con sprezzo: "E hanno lo stesso gusto insipido". Che l'ex campione della destra non avesse buoni rapporti con i magistrati era noto. Non l'ha mai nascosto quando era all'Eliseo, e aveva nominato una Guardasigilli di rottura come Rachida Dati. In una nemesi quasi annunciata, l'ex campione della destra francese - che alcuni fan sognano di veder tornare protagonista - passa ormai gran parte del suo tempo nei tribunali.

Scene da un Bygmalion

Condannato in primo grado per corruzione di un magistrato a marzo, affronta in queste settimane un nuovo processo con l'accusa di finanziamento …

PARIGI. "Petits pois". Così li aveva chiamati una volta, Nicolas Sarkozy. Piselli, riferito ai legumi di colore verde pallido, aggiungendo con sprezzo: "E hanno lo stesso gusto insipido". Che l'ex campione della destra non avesse buoni rapporti con i magistrati era noto. Non l'ha mai nascosto quando era all'Eliseo, e aveva nominato una Guardasigilli di rottura come Rachida Dati. In una nemesi quasi annunciata, l'ex campione della destra francese - che alcuni fan sognano di veder tornare protagonista - passa ormai gran parte del suo tempo nei tribunali.

Scene da un Bygmalion

Condannato in primo grado per corruzione di un magistrato a marzo, affronta in queste settimane un nuovo processo con l'accusa di finanziamento illegale di una campagna elettorale, in riferimento alla presidenziale del 2012. Sarkozy era allora all'Eliseo da cinque anni e i sondaggi lo davano perdente contro il socialista François Hollande. L'allora campione della destra aveva lanciato una rimonta spettacolare, moltiplicando fastosi comizi: ben quarantaquattro meeting tra gennaio e maggio. Ogni apparizione del presidente-candidato avveniva in sale immense, con musica da concerto e schermi giganti. Hollande in confronto sembrava timido: solo dieci comizi. Sarkozy è accusato di aver speso 42,8 milioni di euro, quando la legge fissa un tetto di 22,5 milioni. L'exploit elettorale che l'ha portato a risalire, ma non a vincere, è stato accompagnato da fiumi di denaro e da un meccanismo di false fatture per sfuggire ai controlli pubblici. Il "processo Bygmalion", la società di comunicazione dietro al sistema finanziario, ha visto sfilare nel nuovo palazzo di Giustizia di Batignolles - disegnato da Renzo Piano - molti ex dirigenti dell'Ump, il nome all'epoca del partito neogollista. L'ex Presidente ha sempre negato di essere stato al corrente degli illeciti contabili.

Nome in codice: Bismuth

Sessantasei anni, fisico sempre energico, chioma sale e pepe, non ha mancato quasi nessuna udienza, come già in autunno nel processo detto "Bismuth", dal nome di copertura dell'utenza telefonica che usava per comunicare con il suo avvocato Herzog e intercedere presso un magistrato. Sarkò è diventato così il primo presidente della Quinta Repubblica condannato per un reato tanto grave (ha fatto appello). Solo Jacques Chirac, ormai vecchio e malato, aveva avuto un processo per gli impieghi fittizi risalenti a quando era sindaco di Parigi.

Avvocato di formazione, l'ex leader si è difeso con molta energia durante il primo processo. "Non ho mai commesso nessuna corruzione" ha ripetuto più volte. "Avete davanti a voi un uomo di cui sono state ascoltate più di 3.700 conversazioni private. I miei figli. Mia moglie. Il mio medico. I miei amici politici. Il mio avvocato" aveva sottolineato a proposito delle intercettazioni. Per giustificarsi dell'utenza sotto pseudonimo aveva spiegato che all'epoca non c'era l'applicazione WhatsApp per secretare le conversazioni. In tribunale è venuto accompagnato anche da Carla Bruni. "Che accanimento insensato amore mio"  scrisse la cantante su Instagram. "La battaglia continua, la verità emergerà".

Amici nemici

Nel nuovo procedimento Sarkozy rischia una condanna a un anno di prigione e una multa di 3.750 euro ma i suoi avvocati sperano in un'assoluzione. A differenza degli altri imputati, non è stato rinviato a giudizio per i reati di "uso del falso" e "frode". Il processo rispecchia quella che i commentatori politici chiamavano "la guerra delle destre" dell'epoca, ovvero le lotte tra correnti rivali dentro l'Ump, e in particolare tra Sarkozy e l'allora segretario, Jean-François Copé, che a sorpresa non è rinviato a giudizio. Il partito è parte civile al processo. L'Ump si è ritrovato dopo il 2012 con un buco di 22,5 milioni perché i rimborsi dello Stato previsti per le campagne elettorali sono stati annullati dalla Corte Costituzionale.

Protagonista assoluto della politica francese da almeno trent'anni, dalla militanza gollista negli anni Settanta a giovane sindaco della banlieue chic Neuilly, fino all'ingresso all'Eliseo nel 2007, Sarkozy è riuscito a imporre uno stile, spesso controverso: il famoso bling-bling, pacchiano e volgare. Scaltro, diretto, gaffeur, per vincere non ha avuto paura di flirtare con l'elettorato del Front National. Il suo passaggio all'Eliseo ha modificato profondamente l'immagine presidenziale, molti non gli hanno perdonato di aver "sminuito" il ruolo di monarca repubblicano.

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Un giallo internazionale

Sarkozy ha abbandonato la politica da quando è stato sconfitto alle primarie del 2016 dei Républicains, l'Ump. Ma resta il politico più amato tra gli elettori di destra, ed è spesso consultato da Emmanuel Macron. Il ministro dell'Interno, Gérard Darmanin, già sarkozysta di ferro, gli ha espresso pubblicamente la sua solidarietà. I guai con i magistrati petits pois non sono infatti finiti. È ancora aperta l'inchiesta sul presunto finanziamento ricevuto dal regime libico tra il 2005 e il 2006. È un vero e proprio giallo internazionale che incrocia anche l'Italia visto che si parla delle relazioni tra Sarkozy e Gheddafi, prima amici e poi nemici, tanto che l'allora leader francese decise nel 2011 di scatenare la guerra contro il regime libico. Le conseguenze di quell'intervento, a cui l'allora governo Berlusconi si oppose, continuano ancora oggi in Libia.

In attesa del Messia

Tanti nel suo entourage restano convinti che non sia guarito dal virus della politica. "Continua a pensarci ogni mattino mentre si fa la barba" è la battuta del politologo Roland Cayrol che lo conosce bene. In caso di forti turbolenze democratiche, gravi crisi o minacce sulla Francia, l'ex leader potrebbe tornare nonostante condanne e processi. Avrebbe già pronto lo slogan, confida Cayrol: "Quand il y a le caos, c'est Sarkò". Se c'è il caos, arriva Sarkò, con la sua immagine da uomo provvidenziale. "Sarkozy è un po' come il Messia" spiega Dominique Reynié, direttore dell'istituto Fondapol. "Tanti lo aspettano ma non arriva mai. Intanto però ha in qualche modo congelato le sorti della destra".

A un anno dalle prossime presidenziali, i Républicains non hanno ancora un candidato ufficiale, non sanno nemmeno se organizzeranno primarie. Le carte si potrebbero rimescolare con le elezioni regionali (20 e 27 giugno), banco di prova per vedere se i Républicains sono in grado di mantenere alcune posizioni, sia rispetto a Marine Le Pen che al partito macronista. "La destra francese è finita in una tenaglia" osserva il politologo Jérôme Fourquet dell'Ifop. "È un partito allo sbando e in caso di forti sconfitte rischia di scindersi tra chi vuole andare verso Macron e chi verso Le Pen". Reynié è convinto che se il "gollista sociale" Xavier Bertrand, governatore a Nord, vincerà nel suo feudo contro il candidato lepenista, avrà davanti a lui un boulevard per la candidatura all'Eliseo. "Detto questo", aggiunge, "mai sottovalutare la capacità dei neogollisti a suicidarsi". La guerra delle destre continua.

Sul Venerdì del 18 giugno 2021