Simboli: chi non capisce (troppo) è bravo
di Giulia Villoresi , di Giulia Villoresi"Zeus scaglia il fulmine". Sul piano del significato meteorologico, questa è una allegoria. Si trasforma in simbolo quando l'immagine assume un senso psicologico: quando Zeus, cioè, diventa lo spirito, e il fulmine l'improvvisa intuizione che arriva dal divino. L'allegoria è chiara, perché è stata creata artificialmente per designare realtà concrete. Il simbolo è oscuro, perché comunica direttamente con l'inconscio. La maggior parte degli studiosi ritiene che la sua esistenza non dipenda da una creazione intenzionale. In sostanza, il fatto che ci sia analogia tra l'elevatezza di un pensiero e l'altezza di una torre, tra il bosco e il femminile, tra l'aurora e l'inizio, non dipende da noi. Allora da chi?
Questo mistero genera disagio nell'uomo contemporaneo (cartesiano) e lo costringe a considerare la scienza dei simboli "una fantasticheria in cui le fantasie individuali possono …
"Zeus scaglia il fulmine". Sul piano del significato meteorologico, questa è una allegoria. Si trasforma in simbolo quando l'immagine assume un senso psicologico: quando Zeus, cioè, diventa lo spirito, e il fulmine l'improvvisa intuizione che arriva dal divino. L'allegoria è chiara, perché è stata creata artificialmente per designare realtà concrete. Il simbolo è oscuro, perché comunica direttamente con l'inconscio. La maggior parte degli studiosi ritiene che la sua esistenza non dipenda da una creazione intenzionale. In sostanza, il fatto che ci sia analogia tra l'elevatezza di un pensiero e l'altezza di una torre, tra il bosco e il femminile, tra l'aurora e l'inizio, non dipende da noi. Allora da chi?
Questo mistero genera disagio nell'uomo contemporaneo (cartesiano) e lo costringe a considerare la scienza dei simboli "una fantasticheria in cui le fantasie individuali possono avere libero corso" (René Guénon). Eppure, la simbologia è una scienza, conoscerla apre all'uomo il significato della poesia, dei paesaggi, delle opere d'arte e dei sogni. E il simbolo è una realtà. Più precisamente, uno "spazio di verifica oggettiva per il sentimento soggettivo dinanzi al mistero". A parlare è Victoria Cirlot, filologa e medievista, figlia del poeta spagnolo Juan Eduardo Cirlot, che fu anche compositore, critico d'arte e studioso di mitologia e religioni. Nel 1958 Cirlot padre diede alle stampe un Dizionario dei simboli, ora pubblicato da Adelphi: voleva essere, come scrisse ad André Breton, "una summa simbolica" nella quale fossero "raffrontate le conoscenze sul simbolismo di occultisti, psicologi, antropologi, orientalisti, storici delle religioni e autori di trattati", allo scopo di "dimostrare un'origine unica per tutte le tradizioni simboliche, sia occidentali che orientali". Che dietro a un dizionario dei simboli ci sia un poeta, e non solo un erudito, ha diversi vantaggi: l'opera non sarà un mero testo di consultazione; ma soprattutto, il poeta sa che in una metafora - una delle espressioni più sublimi del pensiero simbolico - c'è qualcosa di più di una sostituzione ornamentale della realtà, e che quel "di più" è un mistero che va preservato.
Non si tratta di una frase ad effetto: in simbologia, la violazione di quella "componente misteriosa" ha un nome, degradazione simbolica. Come spiega Cirlot, si ha quando l'interpretazione si fa dettagliata e concettosa e il simbolo, soffocato da etichette troppo concrete e "materializzate", perde la sua ambiguità, si pietrifica, "decade ad allegoria". Persino la sua definizione rifugge la determinatezza: il simbolo "stabilisce un legame fra la dimensione umana e quella cosmica", tra mondo fisico e metafisico, tra oggetto e idea. Il sole è lo spirito. La rosa la perfezione. Il legno la madre. Il guado il passaggio tra due stati o forme di realtà. Il cappello è quel che occupa la testa, cioè il pensiero. Il mandorlo ciò che fiorisce presto, a volte troppo presto: e questo, a prescindere che si abbiano o meno conoscenza di agraria. Perché una delle particolarità del simbolo è che viene "profondamente vissuto" anche se non è recepito a livello cosciente.
Un'altra caratteristica è la simultaneità dei significati che rivela. Il cigno, per esempio, "è maschile quanto all'azione e per il lungo collo di carattere fallico, ma femminile per il corpo arrotondato e serico"; sul piano sessuale significa ermafroditismo, sul piano mistico allude al dio androgino delle religioni primitive. Il vino allude al sangue e al sacrificio, ma anche alla giovinezza e alla vita eterna. Poi c'è la sintassi: il fuoco rivolto verso il basso rappresenta la via erotica, verso il cielo la purificazione; e "una cesta diventa un'altra cosa se è posta rovesciata sulla testa a far da cappello". Questa simultaneità di significati si applica anche alla mitologia. A proposito del mito di Demetra e della figlia Persefone rapita da Ade, fondamento dei misteri eleusini, Paul Diel evidenzia come esso contenga tre significati: agricolo, psicologico, metafisico; e come "il mistero stia precisamente nell'integrazione di questi tre livelli di realtà".
Di fatto, se la comprensione del simbolo è quasi elementare, l'interpretazione è difficilissima, perché il segreto non sta nel vedere, "ma nell'intravedere". Cirlot lo spiega in un'altra lettera a Breton, con parole da poeta, che non vanno capite, ma intuite: "Un giorno ho avuto fra le mani un corpo di donna del quale mi ricordo appena, eppure il pallore lunare della gamba continua a ossessionarmi, e la semitrasparenza della calza di seta che permetteva di vedere la qualità della carne e l'ombra vaga di una peluria finissima, come l'acqua lascia vedere il fondo del mare, le alghe e i ricci. Capii che quella trasparenza grigia, quel velo o vetro appannato, era il principio del vero mistero, che non sta né nel vedere né nell'ignorare, ma nell'intravedere. Un terribile vortice mi ha proiettato dinanzi alle "qualità" materiali, le erosioni, la terra mossa, la pietra putrefatta, l'albero cavo e gonfio: ho visto acque stagnanti e gli strati inferiori del cielo dove le ortiche terrestri e i freddi accumuli atmosferici si scambiano segni d'identità".
Il legno putrefatto, la trasparenza grigia, il velo o il vetro appannato, indicano quel balzo dello sguardo che, d'un tratto, guarda la realtà e capisce che "il mondo è un oggetto simbolico", citazione da Sallustio con cui si apre il Dizionario.
Sul Venerdì dell'11 giugno 2021