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Paolo Milone: vi spiego i miei matti da legare

Roma: i murales di Luis Gomez de Teran sulle pareti esterne del Museo della Mente, all’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà (Mimmo Frassineti/ Agf) 
In "L'arte di legare le persone" lo psichiatra genovese ha raccontato senza tabù vita quotidiana e metodi in un centro di igiene mentale. Scatenando polemiche non solo tra gli addetti ai lavori. Qui si difende dalle accuse di voler tornare all'epoca dei manicomi
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È dall'inizio dell'anno che si parla di Paolo Milone, psichiatra genovese che a gennaio se n'è uscito con L'arte di legare le persone (Einaudi), sorta di poema in versi liberi su quarant'anni di lavoro "fra i matti" della sua città, prima in un Centro di salute mentale e poi dal 1988 al 2016 in Psichiatria, all'ospedale Galliera. Se ne parla benissimo e malissimo perché Milone ha detto l'indicibile, o, per farla meno aulica, ha scoperto la polvere sotto il tappeto, infranto tabù e tregue armate fra scuole di pensiero antagoniste. Come? Riaffermando che la follia esiste, è una malattia e non (soltanto) la risposta del singolo a una società impazzita. Che sono stati gli psicofarmaci ad aprire i manicomi, non (soltanto) la pietà delle persone, perché la chimica risolve in poche ore o giorni crisi che un tempo condannavano il paziente impaziente a settimane di camicia di forza. Che è…

È dall'inizio dell'anno che si parla di Paolo Milone, psichiatra genovese che a gennaio se n'è uscito con L'arte di legare le persone (Einaudi), sorta di poema in versi liberi su quarant'anni di lavoro "fra i matti" della sua città, prima in un Centro di salute mentale e poi dal 1988 al 2016 in Psichiatria, all'ospedale Galliera. Se ne parla benissimo e malissimo perché Milone ha detto l'indicibile, o, per farla meno aulica, ha scoperto la polvere sotto il tappeto, infranto tabù e tregue armate fra scuole di pensiero antagoniste. Come? Riaffermando che la follia esiste, è una malattia e non (soltanto) la risposta del singolo a una società impazzita. Che sono stati gli psicofarmaci ad aprire i manicomi, non (soltanto) la pietà delle persone, perché la chimica risolve in poche ore o giorni crisi che un tempo condannavano il paziente impaziente a settimane di camicia di forza. Che è obbligatorio culturalmente liberarsi della contenzione e fare affermazioni virtuose poi smentite nella realtà pratica, e quindi che, in fase parossistica, legare è una pratica ancora in uso e anche necessaria, quindi non riprovevole. Che uno psichiatra d'urgenza deve sporcarsi le mani, stabilire un rapporto fisico (beccandosi anche pugni, graffi, sputi) quando lo chiamano dal Pronto soccorso per sedare un ricoverato agitato e confuso che le parole, anzi: la parola, non la sente proprio. E anche se la sente non la capisce. Ah, ha detto pure che a uno/a psichiatra può succedere di subire il fascino della persona che ha in cura, senza naturalmente dar esito alla fascinazione, ma in questo caso la sincerità non ha creato troppo scompiglio.

Lui dice che il suo libro è stato apprezzato dai colleghi psichiatri d'urgenza. Dev'essere proprio così perché Paola Gallo, responsabile della narrativa italiana di Einaudi, mi racconta che è stato un suo amico psichiatra di Genova a segnalarle il manoscritto di Milone, che le è piaciuto subito e tantissimo. Meno favore ha riscosso fra primari e dirigenti sanitari perché, secondo l'autore, "se ne stanno tutti abbastanza zitti per problemi di bilanciamento di potere fra correnti di pensiero. Ma Antonello D'Elia, presidente di Psichiatria democratica, mi ha fatto una recensione molto accogliente, salvo prendere le distanze dal capitolo sulla contenzione, con cui non è assolutamente d'accordo. Anche la psicoanalista Simona Argentieri l'ha apprezzato".

Sempre sul fronte della psicoanalisi, chiedo un commento a Vittorio Lingiardi, che è anche psichiatra: "È un bel libro, ben scritto, un po' stile Tex Willer, mentre io sarei più orientato verso Emily Dickinson. Insomma, lo trovo un po' semplificativo, ma avendo lavorato a lungo nei reparti psichiatrici non mi scandalizzano le pagine sulla contenzione dei pazienti".

Paolo Milone, 67 anni 

Campo minato

C'è chi si è scandalizzato però. Dopo aver appiccato un incendio, Milone non vuole accendere altri fuochi e fare nomi, perché il campo, ammette, è minatissimo e per niente disposto a discutere o ridiscutere i pilastri tardo-novecenteschi della saggezza psichiatrica. Non li facciamo, i nomi, però sono stati cancellati gli inviti a due convegni, perché la sua presenza era sgradita o comunque foriera di tumulti, o, ancor peggio, di discussioni (appunto). E dopo l'incantamento di molte auguste lettrici e le recensioni letterarie favorevolissime, sono spuntate quelle indignate o acidine degli addetti ai lavori (psichiatria e dintorni) nelle quali, in un dispiego di somma autoconsapevolezza, si tirava in ballo anche l'eventuale invidia del recensore per il successo di un collega, debuttante nella scrittura a 66 anni, che ha già venduto ventimila copie e che forse vedrà il suo libro diventare un film. Ma poi giù randellate contro il narcisismo, l'autocompiacimento, la brutalità, il cinismo, la volontà strisciante di riaprire i manicomi e tradire l'eredità di Basaglia, l'intreccio ambiguo e sleale fra letteratura e pratica medica, e persino la pretesa balzana della psichiatria d'urgenza di decidere rapidamente un approccio terapeutico mentre un etilista all'ultimo stadio sta smontando il pronto soccorso.

Oddìo, già dal titolo, L'arte di legare le persone - che naturalmente non si riferisce solo alla contenzione, ma alla capacità di stabilire una relazione umana e anche affettiva con il paziente - può risultare irritante. Milone o è incauto, o è perfido. Decidete voi leggendo queste righe, da pagina 151: "Ho parlato con i colleghi di un reparto a contenzione zero. Dicono che evitano le contenzioni passando molto tempo a convincere i pazienti a parole. Io sono della vecchia scuola, non sopporto i tentativi di convincimento infiniti, li trovo più folli e violenti di una rapida, virile e chiara contenzione. Spesso, dopo la contenzione, la mente si schiarisce e la follia dilegua, cessa la pioggia e spunta il sole, e quando torni al lavoro il giorno dopo, il paziente ti sorride e ti saluta".

Lui nega ogni intento provocatorio: "Ci ho pensato bene a quel 'virile', però in certi momenti entra in gioco una funzione paterna - che naturalmente può assumere anche una donna - la stessa funzione messa in atto quando si abbraccia un bambino che strepita: lo si contiene. Questo libro è il mio lungo addio alla psichiatria, che ho amato molto, e in cui mi sono divertito: eravamo un'ottima squadra. Mi serve per ridare dignità e orgoglio a un lavoro in cui lo stigma che una volta colpiva i malati mentali oggi è ricaduto su noi che li curiamo. Quando in Medicina si fa un passo avanti nessuno demonizza i vecchi metodi e chi li praticava, invece in Psichiatria si bonifica il presente mettendo il male nel passato. Per questo voglio parlare anche del legare le persone, per uscire dal senso di colpa. Non è che tutti quelli che lavoravano nei manicomi erano dei sadici che tormentavano i pazienti. Non avevano altri strumenti. E, dopo la chiusura dei manicomi, sono stati assorbiti nei reparti psichiatrici senza dare scandalo".

Messina 1994: paziente, medico e infermiere nell’ospedale psichiatrico (Shobha/ Contrasto) 

Cinture di sicurezza

Però di poveracci che muoiono legati al letto di un ospedale ce ne sono ancora e in emergenza Covid le fascette sono riapparse ai polsi e alle caviglie dei ricoverati irrequieti e non ancora tamponati. "Dipende da come sono strutturati i reparti, non è mai il singolo medico a decidere se contenere o no un paziente, è l'organizzazione del reparto. Se ci sono stanze d'isolamento, non c'è bisogno di contenzione per evitare il contagio" dice Milone. Che osserva: "Allacciamo le cintura di sicurezza in auto e in aereo, fissiamo i bambini a seggiolini e seggioloni: non esiste la morte per contenzione, esiste la morte per abbandono". Come dire che, se una paziente dà fuoco al letto cui è legata, il problema sono gli accendini che girano liberamente in reparto psichiatrico e la mancanza di sorveglianza. Senza contare che in ospedale, dove soggiornano prevalentemente anziani, sono almeno un quarto i ricoverati immobilizzati per problemi neurologici e di altro genere e si usano molte più fascette in Geriatria che Psichiatria dove, visti i trascorsi, ci si pensa prima di contenere.

"Io ho legato, ma non ho mai fatto male a nessuno, mai ricevuto una protesta né una denuncia e, anni dopo, pazienti che avevo contenuto sono venuti a chiedermi di nuovo aiuto a studio. Evidentemente si fidavano" sbotta lo psichiatra pensionato. Che adesso elenca i vari metodi per evitare la contenzione in fase acuta. "C'è la sedazione forte, con i rischi non rari di arresto cardiocircolatorio, mentre con la contenzione basta metà o un terzo della dose. C'è la selezione, cioè l'accesso negato ai pazienti complessi che potrebbero essere contenuti, come gli etilisti col delirium tremens - che richiedono anche la contenzione più lunga, tre giorni o più, mentre di solito bastano ore o minuti - , i tossicomani, i dementi, le insufficienze mentali legate a problemi organici come l'epatite. Anche un malato di Alzheimer può scatenare una furia e una forza inaspettate. Poi c'è sempre l'opzione di abbandonare il paziente, convincendolo che anche se è in fase acuta non gli conviene ricoverarsi. E infine si può evitare di sporcarsi le mani e d'ingaggiare il corpo a corpo delegandolo alla polizia. In molti lo considerano un passo avanti. Io non ho mai chiamato la polizia".

Oltre alla teoria e prassi del contenimento in fase acuta, antica arte in via d'estinzione perché sempre meno praticata, ha irritato molto anche la lista di calzature, odori, gesti e posture tipici di ogni patologia mentale, tipo le pantofole e le calze inodori del depresso o le scarpe scalcagnate e i calzini spaiati, bucati e puzzolenti dell'euforico. Per salvarlo dalle comprensibili accuse di deriva filolombrosiana, si potrebbe pensare a un dispositivo letterario, una sinestetica processione di dettagli. Macché, è tutto, o solo, mestiere: "Se hai uno che ti spacca il pronto soccorso devi fare una diagnosi nel minor tempo possibile e questi elementi sono fondamentali, te lo dice l'esperienza".

No, è anche l'amore che te lo dice. Perché, nonostante tutte le accuse, Milone è legatissimo ai suoi matti da slegare.

Sul Venerdì del 25 giugno 2021