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"In prima linea" il demone della guerra

Una scena di "In prima linea" (Webphoto) 
PSYCHO Nel film di Francesco Del Grosso e Matteo Balsamo tredici fotografi ripercorrono le loro esperienze al fronte
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Il fatto che la guerra da cui tutti fuggono sia per qualcuno motivo d’attrazione, per chi fa il mio mestiere, massimamente sedentario, è di per sé un invito alla riflessione. Del resto, diceva Eraclito, «la propria qualità interiore è un demone». Premiato all’International Filmmaker Festival di New York, In prima linea gira già nelle sale e nei festival, in attesa del dvd che uscirà in autunno. Due registi giovani, Francesco Del Grosso e Matteo Balsamo, hanno cucito le immagini e le parole di tredici fotografi di guerra, ascoltati nella pace della loro patria. Sono testimonianze al limite tra esterno e interno, che è la soglia dove abita ogni nostra psicologia e dove avvengono le scelte di lavoro, soprattutto quando così intrecciate con la vita. Incontri con il mondo estremo ma anche estremi confronti con se stessi, negoziato continuo tra il demone della testimonianza e quello del riserbo, il demone dell&r…

Il fatto che la guerra da cui tutti fuggono sia per qualcuno motivo d’attrazione, per chi fa il mio mestiere, massimamente sedentario, è di per sé un invito alla riflessione. Del resto, diceva Eraclito, «la propria qualità interiore è un demone». Premiato all’International Filmmaker Festival di New York, In prima linea gira già nelle sale e nei festival, in attesa del dvd che uscirà in autunno. Due registi giovani, Francesco Del Grosso e Matteo Balsamo, hanno cucito le immagini e le parole di tredici fotografi di guerra, ascoltati nella pace della loro patria. Sono testimonianze al limite tra esterno e interno, che è la soglia dove abita ogni nostra psicologia e dove avvengono le scelte di lavoro, soprattutto quando così intrecciate con la vita. Incontri con il mondo estremo ma anche estremi confronti con se stessi, negoziato continuo tra il demone della testimonianza e quello del riserbo, il demone dell’avventura e quello della paura. 

Tra il retrocedere davanti alla ferita dell’altro  (per rispetto e per paura) e il procedere  verso di essa (per darle voce e per coraggio): movimento latino del recus (“che va indietro”) e del procus (“che va avanti”), a comporre quella parola dal baricentro impossibile che è “reciprocità”, che qui è la messa a fuoco. Fin dal titolo, In prima linea si presenta come un racconto di confine, descrizione di vite costruite nella consapevolezza dei limiti della parola quando è costretta ad arretrare a favore dell’immagine. Il fronte è quello della guerra (che qui vediamo solo negli scatti e nei ricordi, mai in presa diretta), ma anche del ritorno a casa, solitudini da ricomporre  tra la prima linea e la seconda. Ne emerge una biografia collettiva composta di vite individuali: le facce, le mani, i silenzi di tredici umani che provano a spiegarci perché guardano da vicino quello che noi guardiamo da lontano.

Sul Venerdì del 2 luglio 2021