Memorie di una principessa afghana
di Giuliano Battiston , di Giuliano BattistonROMA. "Quando arrivai in Italia avevo un mese. E tutti pensavano che fossi morta". I ricordi di India d'Afghanistan partono dalla nave che nel giugno del 1929 la trasporta da Bombay all'Italia, via Marsiglia. Ad accompagnarla ci sono i genitori, la regina Soraya e il re Amanullah Khan, il sovrano afgano costretto ad abdicare al trono pochi mesi prima della nascita della figlia. Dopo dieci anni di potere, riforme contestate e crescenti proteste di "mullah retrogradi pagati da spie straniere", sostiene convinta oggi la principessa India.
Bibi Jan - come viene affettuosamente chiamata da amici e conoscenti - rivendica con orgoglio l'eredità del padre, l'uomo che nell'agosto 1919 ottenne l'indipendenza dagli inglesi. Un riferimento costante per chi, oggi, immagina il futuro del Paese in una fase di transizione delicatissima. Nel 2001 nemici, divenuti poi partner diplomatici coccolati, i Talebani sono sicuri della loro posizione di forza …
ROMA. "Quando arrivai in Italia avevo un mese. E tutti pensavano che fossi morta". I ricordi di India d'Afghanistan partono dalla nave che nel giugno del 1929 la trasporta da Bombay all'Italia, via Marsiglia. Ad accompagnarla ci sono i genitori, la regina Soraya e il re Amanullah Khan, il sovrano afgano costretto ad abdicare al trono pochi mesi prima della nascita della figlia. Dopo dieci anni di potere, riforme contestate e crescenti proteste di "mullah retrogradi pagati da spie straniere", sostiene convinta oggi la principessa India.
Bibi Jan - come viene affettuosamente chiamata da amici e conoscenti - rivendica con orgoglio l'eredità del padre, l'uomo che nell'agosto 1919 ottenne l'indipendenza dagli inglesi. Un riferimento costante per chi, oggi, immagina il futuro del Paese in una fase di transizione delicatissima. Nel 2001 nemici, divenuti poi partner diplomatici coccolati, i Talebani sono sicuri della loro posizione di forza ora che Joe Biden ha annunciato il ritiro incondizionato entro l'11 settembre 2021.
Scampata nel dicembre 2014 a un attentato suicida durante una piece teatrale cui assisteva al Centro culturale francese nel liceo Esteqlal di Kabul, India d'Afghanistan i Talebani non li teme. E con questo nostro incontro nella sua casa romana non intende mandare alcun messaggio politico, piuttosto raccontar loro una storia. Prima, però, ci racconta la sua.
Tra poeti e guerrieri
Novantadue anni portati con nobile disinvoltura, intelligenza lucida, nel 1929 Bibi Jan sembra spacciata. "Sulla nave il latte era avariato. Non avevo speranze. Ma un certo professor De Lucia consigliò un tentativo disperato". La foto della salvatrice, la balia ciociara Diomira, campeggia nella stanza da letto della principessa. "Mi salvò dalla morte inzuppando il latte, che non riuscivo a bere da sola, nella mollica di pane, che mi faceva gocciolare in bocca".
Dell'infanzia ricorda "la torretta in cui sono cresciuta, nella grande casa simile a una corte, in via Orazio 14", quartiere Prati, a poche centinaia di metri dall'appartamento in cui vive oggi. Nel salone, su un mobile in legno, sono disposte le foto di famiglia. Accuratamente divise. "Mio padre e mia madre vengono dallo stesso gruppo famigliare, ma la parte materna è composta da letterati, poeti, scrittori, quella paterna da guerrieri". Sul lato destro, una foto in bianco e nero raffigura il nonno paterno, Mahmoud Tarzi. Innovatore rivoluzionario di letteratura, giornalismo e politica, frequenta con assiduità "Istanbul, città "europea", con i balletti da Parigi, le opere di Giuseppe Donizetti, fratello di Gaetano". A Istanbul elabora un peculiare nazionalismo afgano - "in anticipo rispetto ai 'giovani turchi' e ad Atatürk" - fondamentale per il futuro genero, l'emiro e poi re Amanullah Khan.
Legge di Dio e legge del re
Sul mobile,spicca il ritratto del nonno di Amanullah Khan, l'emiro Abdur Rahman. "Una volta, invitato in India, sbeffeggiò nawab, raja e maharaja ingioiellati, chiedendo loro: 'Ma siete uomini o donne?'. Un tipaccio". Sui libri di storia è "l'emiro di ferro". La combinazione tra i due rami famigliari "ha dato buoni frutti", nota Bibi Jan. "Mia madre, la regina Soraya, sembrava dolce, ma era determinata e poco incline ai gesti affettuosi. Una mamma-maestra". La vocazione pedagogica era totale. "Ministro della pubblica istruzione, ha fondato la prima scuola femminile, iscrivendovi le figlie. Ha fatto costruire il primo ospedale per donne, ha formato le prime infermiere. Spronava le donne a studiare sui libri dei figli". Puntava al progresso del popolo, ma nei villaggi "i mullah istigati dagli stranieri tenevano da una parte il Corano, dall'altra la Costituzione voluta da mio padre", nel 1923, "chiedendo ai contadini: preferite la legge di Dio o quella del re?".
Le riforme legislative e amministrative, il radicalismo riformatore di Amanullah Khan, i costumi liberali non piacciono ai conservatori. Le sue oscillazioni verso la Russia preoccupano l'India britannica. Nei villaggi "circolavano fotomontaggi di mia madre. Sopra, la sua testa. Sotto, il corpo di una donna nuda". Per Bibi Jan si tratta di una bella trovata "di Lawrence d'Arabia in persona", stazionato sotto falso nome dal 1928 al 1929 per la Raf nella cittadina di Miran Shah, nell'attuale Waziristan del nord, in Pakistan, a ridosso della frontiera afgana. Gli storici non concordano. Sta di fatto che re Amanullah, salito al potere il 28 febbraio 1919 a soli 27 anni, il 14 gennaio 1929 è costretto ad abdicare. Si ritira a Kandahar. Poi l'India. L'Italia. Roma.
"Mia madre mi raccontava che era stata la regina Elena a inviarle un telegramma invitandoli in Italia". I rapporti con i Savoia "erano ottimi". Già nel gennaio 1928, Amanullah aveva ricevuto da Vittorio Emanuele III il collare dell'Annunziata, divenendo "cugino del re". Il telegramma sembra essere partito dopo la richiesta di re Amanullah, non prima. Conta poco. Il re e la regina Soraya vivranno a Roma fino alla morte. Per lui nel 1960, per lei nel 1968. "Sono andata per la prima volta in Afghanistan accompagnando il feretro di mia madre" ricorda lei. Per molti anni si è occupata degli afgani a distanza. Lettere ad Andreotti, telefonate a Maria Pia Fanfani, battaglie con il Pci bolognese che non gradiva i feriti afgani all'ospedale ortopedico Rizzoli "perché avrebbero mostrato l'inciviltà di Mosca" le cui truppe hanno occupato il Paese dal 1979 al 1989.
Le due bambine
Dopo venti anni di conflitto che ha causato circa 50 mila vittime civili, oggi a ritirarsi sono le truppe statunitensi e della Nato. Dal 2003 India d'Afghanistan fa avanti e indietro: Roma-Kabul-Roma. Verifica di persona dove costruire i pozzi per cui raccoglie fondi, porta ogni volta "600-700 chili di beni". Si occupa delle scuole. "Il mio aiuto è un atomo in confronto ai bisogni. Ci sono sempre più poveri". La Banca mondiale le dà ragione: la popolazione sotto la soglia di povertà è salita al 72 per cento. Le promesse erano state diverse nel 2001, l'anno in cui è stato rovesciato il regime dei Talebani. Che impiegano vecchie strategie: da una parte il Corano, dall'altra la Costituzione. "In parte dovranno accettarla, in parte la cambieranno" prevede India d'Afghanistan. Sui motivi della guerra ha le idee chiare: "Non si tratta di pochi minerali preziosi, ma della droga". Ai militari "di ogni Paese, inclusi gli italiani", chiede "una bella lista di ciò che hanno fatto in questi vent'anni".
Sul Venerdì del 25 giugno 2021