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Francesco Paolo Luiso: credetemi, il processo sarà civile

Faldoni accatastati in tribunale (Martino Lombezzi/ Contrasto) 
Velocizzare del 40 per cento i tempi di una causa. Come? Passandone di più ai giudici di pace. Parla il padre di un pezzo della riforma. Quello meno sexy, ma che riguarda tutti
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LUCCA. La durata del processo civile, come Eros secondo Platone, è figlia di povertà e abbondanza. Scarsezza di magistrati e eccesso di avvocati. Vedremo poi meglio perché. Però, a dispetto dell'analogia, qui di mitologico ci sono solo i tempi. Lunghi, lunghissimi, biblici. Mentre la materia non potrebbe essere meno sexy, anche a giudicare dalla smilza rassegna stampa che il tour de force, un mese quasi notte e giorno, affrontato dalla commissione di riforma che la Guardasigilli Marta Cartabia ha incaricato per centrare uno degli obiettivi cui l'Europa subordina i soldi del Recovery Plan: velocizzare del 40 per cento, entro cinque anni, il tempo in cui si devono concludere le cause. Commissione guidata da Francesco Paolo Luiso, decano di procedura civile all'Università di Pisa, accademico dei Lincei e incidentalmente professore del vostro cronista, che lo ricorda severo ma giusto. Luiso divide le sue giornate tra l'isola d'Elba, u…

LUCCA. La durata del processo civile, come Eros secondo Platone, è figlia di povertà e abbondanza. Scarsezza di magistrati e eccesso di avvocati. Vedremo poi meglio perché. Però, a dispetto dell'analogia, qui di mitologico ci sono solo i tempi. Lunghi, lunghissimi, biblici. Mentre la materia non potrebbe essere meno sexy, anche a giudicare dalla smilza rassegna stampa che il tour de force, un mese quasi notte e giorno, affrontato dalla commissione di riforma che la Guardasigilli Marta Cartabia ha incaricato per centrare uno degli obiettivi cui l'Europa subordina i soldi del Recovery Plan: velocizzare del 40 per cento, entro cinque anni, il tempo in cui si devono concludere le cause. Commissione guidata da Francesco Paolo Luiso, decano di procedura civile all'Università di Pisa, accademico dei Lincei e incidentalmente professore del vostro cronista, che lo ricorda severo ma giusto. Luiso divide le sue giornate tra l'isola d'Elba, una magione nella campagna lucchese che non sfigurerebbe nella Loira e lo studio cittadino in cui avviene la nostra chiacchierata.

Francesco Paolo Luiso, docente di Procedura civile a Pisa 
Intanto le scoccia che fiumi di inchiostro vengano versati sul processo penale, con l'infuocato dibattito sulla prescrizione e tutto il resto, e solo rivoli come nemmeno certi magri affluenti del Serchio al vostro?
"Ma no, ci sono abituato. Il penale è più emozionale, grandi delitti, fatti che catturano la fantasia del pubblico, ma che però, fortunatamente, riguardano poche persone. Mentre la contestazione della multa per divieto di sosta, un contenzioso con l'inquilino che non paga l'affitto o col proprietario che non esegue i lavori che gli spetterebbero, beh prima o poi capitano a tutti".

Ho parlato con una magistrata civile che ai tempi dell'università guardavamo come una divinità norrena. Mi ha detto: Luiso è il numero uno, ma il problema non son tanto le norme ma il fatto che abbiamo, a spanne, la metà dei giudici rispetto alla Francia. Se fai duecento sentenze all'anno ma le cause sono ottocento, è chiaro che si crea un arretrato mostruoso. Ha torto?
"No, certo, il collo di bottiglia sta lì: nella difficoltà di produrre sentenze. Nel civile ci saranno tremila giudici, duemila dei quali in primo grado. Ma è pensabile in tempi brevi assumerne altrettanti? No. E allora l'unica cosa che si può fare, per lasciarli concentrare sulla scrittura delle sentenze, è liberarli il più possibile da compiti meno decisivi che possono essere affidati ad altri".

Ovvero i giudici di pace, che nella riforma avrebbero un ruolo decisamente rafforzato rispetto a oggi.
"Sì. Potrebbero decidere su cause dal valore fino a 30 mila euro (oggi il limite è 5 mila) e su risarcimenti fino a 50 mila (oggi 20 mila). È questa la colonna principale della riforma perché questa delega disingolferebbe molto i tribunali. Immediatamente sul primo grado ma entro un paio di anni soprattutto sugli appelli, dove i ritardi si sentono ancora di più dal momento che l'eventuale contestazione contro il giudice di pace si farebbe di fronte ai giudici di primo grado".

L'obiezione però è che i giudici di pace non hanno dovuto superare un esame duro come i magistrati e quindi la qualità della giustizia ne risentirebbe.
"Parliamo di gente laureata in legge che sin qui ha svolto il compito affidatole bene o male, come succede tra i togati. E poi mi viene in mente la storiella di quello nel deserto a cui offrono un bicchier d'acqua e lui obietta che è abituato a bere solo champagne. I giudici di pace sono l'acqua, bevanda essenziale se vogliamo tentare di compiere in modo più spedito questa traversata".

In quest'ottica va anche l'istituzione dell'Ufficio per il processo (Upp) in cui dovrebbero confluire altri aiutanti del giudice: come funzionerà?
"Sì, lì è anche prevista l'assunzione a tempo determinato di 16 mila figure, essenzialmente neolaureati, per togliere altre incombenze inessenziali al giudicante. Succede già qualcosa di simile con il curatore fallimentare, che istruisce la pratica che poi il giudice controlla: domani potrebbe accadere nelle mediazioni con l'Upp, che preseleziona quelle cause che si prestano a essere risolte fuori dal processo, con un accordo tra le parti".

È per questo maggior ricorso agli arbitrati e altre misure alternative che l'Avvocatura è stata critica nei confronti della riforma?
"Non vedo perché dal momento che anche in arbitrati e mediazioni è sempre prevista la presenza dei legali. Sono avvocato, figlio e nipote di avvocati, ma mi lasci dire che le organizzazioni di categoria si sono un po' sempre lamentate delle riforme. Hanno anche detto di non essere stati coinvolti nella commissione ma, su dieci membri, quattro erano avvocati. Di nuovo: sarebbe stato meglio lo champagne, ovvero più giudici? Forse, ma ho un'età per capire che le diagnosi senza una terapia realistica sono del tutto inutili".

La ministra della Giustizia Marta Cartabia (Armando Dadi/ Agf) 

I magistrati scarseggiano e siamo primatisti europei quanto a numero di avvocati rispetto alla popolazione. Un altro ex compagno di corso mi ha detto che ciò provoca un aumento un po' gratuito della litigiosità, e quindi un rallentamento della macchina: la convince?
"Che abbiamo tanti avvocati è un fatto. Che questo generi un eccesso di cause è possibile, ma mi sembra una parte marginale del problema. Piuttosto negli ultimi quattro anni si è registrato un calo del 35 per cento del contenzioso il che ha, assieme al Covid, disgorgato le aule. Ma non sarà così per sempre".

Una parte della riforma però ha a che fare con l'estensione, in tempo di pace per così dire, di alcune misure applicate con profitto durante la pandemia: è così?
"Esatto. Vorremmo estendere il processo a distanza, collegati via computer, e lo scambio di note scritte al posto dell'udienza tradizionale. Sono altri modi per ridurre i tempi morti. Oltre alla cancelleria telematica che permette di depositare e notificare gli atti da casa, senza bloccare gli uffici".

Più volte nella vostra proposta si legge l'invito alla "sinteticità e chiarezza": avvocati e magistrati generalmente non lo sono?
"Spesso no. Lato avvocati, ho visto atti da 50-60 pagine che avrebbero potuto essere agevolmente riassunti in 15. E ciò, a cascata, significa che i giudici devono perdere molto più tempo a leggerli e valutarli. È come se i legali ripetessero i concetti per paura di lasciarne fuori qualcuno: nelle generazioni scorse non avveniva. Anche i giudici, per sfoggio di erudizione, talvolta eccedono. Di recente il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso troppo lungo intimando di riscriverlo più breve. Non mi è sembrata una cattiva idea".

Una novità assoluta riguarda anche il diritto di famiglia: ci spiega?
"Questa è l'unica parte non pensata per fare prima, ma per sanare una situazione disperata, con un intreccio inestricabile di procedimenti diversi a seconda che si tratti di rapporti economici, diritti dei minori e quant'altro. Se la legge passerà ci sarà un procedimento unico per tutti i casi, con una giustizia più di prossimità, senza che uno di Orbetello debba andare a Firenze per una separazione. E si potrà anche, contestualmente alla separazione, chiedere il divorzio come già avviene in molti altri Paesi".

Anche al netto di organici sottodimensionati resta difficile capire com'è che la Corte europea dei Diritti dell'uomo in oltre mezzo secolo ci abbia sanzionati 1.202 volte per non aver assicurato la "ragionevole durata del processo" contro le 102 della Francia (e le 30 della Gran Bretagna). Se è vero che abbiamo la metà dei giudici di Parigi, quel rapporto è di quasi 12 volte...
"I francesi però hanno anche giudici laici, non togati, per le controversie del lavoro e commerciali fallimentari che smaltiscono molte delle cause, risultato che noi possiamo raggiungere delegando ai giudici di pace. Senza questi ultimi la riforma, decisamente ambiziosa quanto a obiettivi, sarebbe spuntata e non potrebbe centrarli".

Quando sapremo se passerà?
"Entro la fine di luglio dovrebbe essere approvata al Senato, per autunno alla Camera. A quel punto il Parlamento deciderà che parte diverrebbe subito operativa e quale da dettagliare meglio in seguito con una legge delega. Sono ottimista".

Sul Venerdì del 9 luglio 2021