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Tra Grillo e Conte meglio Conte

PER POSTA Perché il Pd, dopo la caduta del governo giallorosso, ha fatto bene a non rompere i ponti con i 5Stelle. Che, però, è vero, non sono tutti uguali
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Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, ma come! Voi commentatori politici per anni avete (giustamente) descritto e biasimato un Movimento 5 Stelle nato con una tara originaria, quella di essere un partito padronale, e ora che qualcuno prova a “redimerlo” dal peccato originale, sostieni che il conflitto Grillo/Conte «è solo un problema di organigramma interno», addirittura, solo «una delle tante cronache romane»! Sei troppo intelligente e di troppo lunga esperienza per non sapere che la politica è fatta di contenuti, ma anche (forse soprattutto) di forme; nel senso del linguaggio, degli stili di comunicazione, dei modelli organizzativi che si propongono e ai quali ci si ispira. La forma è sostanza. E qui mi pare che le differenze tra Conte e Grillo siano non solo evidenti, ma macroscopiche; e che quindi il loro conflitto non…

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, ma come! Voi commentatori politici per anni avete (giustamente) descritto e biasimato un Movimento 5 Stelle nato con una tara originaria, quella di essere un partito padronale, e ora che qualcuno prova a “redimerlo” dal peccato originale, sostieni che il conflitto Grillo/Conte «è solo un problema di organigramma interno», addirittura, solo «una delle tante cronache romane»! Sei troppo intelligente e di troppo lunga esperienza per non sapere che la politica è fatta di contenuti, ma anche (forse soprattutto) di forme; nel senso del linguaggio, degli stili di comunicazione, dei modelli organizzativi che si propongono e ai quali ci si ispira. La forma è sostanza. E qui mi pare che le differenze tra Conte e Grillo siano non solo evidenti, ma macroscopiche; e che quindi il loro conflitto non possa essere ridotto, anzi derubricato, a una pura guerra tra chi deve comandare nel pollaio, come sostieni nell’Amaca. Ritengo che i sinceri democratici (anche quelli che, come me, non lo hanno mai votato) non debbano guardare a ciò che sta succedendo nel M5S con indifferenza snobistica.
Giovanni Lamagna

Caro Lamagna, mi sono riletto l’Amaca che non ti è piaciuta e devo dire che hai ragione. Mi ha preso la mano la mia crescente insofferenza alle liti tra maschi di potere, nelle quali la vanità personale gioca un ruolo spesso molto più rilevante della cosiddetta battaglia delle idee. Hai ragione, anche l’aspetto formale è importante; ed è vero che la “forma Grillo” e la “forma Conte” sono ben diverse. Approfitto dunque di questa tua lettera per dire che preferisco la forma Conte, perché ha qualcosa di democristiano ma anche qualcosa di civile, e questa seconda qualità non è stata trascurabile nella lunga crisi della pandemia, e non è trascurabile nella politica italiana degli ultimi tempi. Non gli ho mai sentito dire niente di sbalorditivo, ma anche mai niente di ignobile. Stare al governo ha sicuramente confuso i grillini ma li ha anche rinciviliti, costringendoli a esaminare dall’interno una macchina dannatamente complicata. Vista da fuori era solo da maledire e demolire, vista da dentro costringe a farla funzionare.

Non credo che il Movimento avrà lunga vita. La sua stessa natura “al di sopra delle parti” (nella presunzione di rappresentarle tutte) lo ha condannato a un’identità labile, ormai molto lontana dall’ambientalismo delle origini e dal mito dell’autogoverno dei cittadini. Ma milioni di italiani lo hanno votato con intenzioni “di sinistra”, deluse dal Pd, spaventate dalla crisi del lavoro e dalla gracilità dei salari, ed è per rispetto di queste persone che non è utile né giusto guardare con disprezzo alle vicende del Movimento. Credo che il Pd abbia fatto bene a non rompere i ponti dopo la caduta del governo giallorosso, nonostante la maggioranza dei commentatori, alcuni con toni molto aggressivi (direi grillini) pretenda una molto fantomatica svolta “riformista” che abbandoni il grillismo al suo destino e trovi solamente “al centro” l’alleato di riferimento. Quale centro non si capisce bene, vista l’esistenza (siamo un Paese assurdo) di almeno tre “centri”, Calenda, Renzi, +Europa, ciascuno con una dote di voti minima, e però leader ingombranti e litigiosi. A proposito di “partiti personali“.

Sul Venerdì del 9 luglio 2021