L’integrazione? Pedala, pedala
dalla nostra inviata Claudia Arletti , dalla nostra inviata Claudia ArlettiSABAUDIA (Latina). Pedalare senza fretta, contemplando sotto caschetti aerodinamici il lungomare impazzito di luce e poi fermarsi per il caffè con gli amici. O arrampicarsi con le marce basse e la borraccia sui tornanti ombrosi del promontorio del Circeo, luogo leggendario del litorale laziale nelle cui grotte ora si scoprono i resti di famiglie di Neanderthal - si vede che la storia della maga e di Ulisse non bastava a stregare tutti. Ma pedalare senza fretta è un'altra cosa se lo si fa al tramonto costeggiando i campi e le serre dopo una giornata passata a caricare cocomeri sui camion. Questi ciclisti portano quasi sempre il turbante e appena hanno abbastanza denaro passano allo scooter, o anzi alla bici elettrica, che non richiede benzina e neanche l'assicurazione. Sono gli indiani sikh arrivati a ondate a partire dagli anni Novanta soprattutto dal Punjab, chiamati a curare le bufale (che mozzarella filante e gustosa si trova qui!) e a coltivare fragole, rape …
SABAUDIA (Latina). Pedalare senza fretta, contemplando sotto caschetti aerodinamici il lungomare impazzito di luce e poi fermarsi per il caffè con gli amici. O arrampicarsi con le marce basse e la borraccia sui tornanti ombrosi del promontorio del Circeo, luogo leggendario del litorale laziale nelle cui grotte ora si scoprono i resti di famiglie di Neanderthal - si vede che la storia della maga e di Ulisse non bastava a stregare tutti. Ma pedalare senza fretta è un'altra cosa se lo si fa al tramonto costeggiando i campi e le serre dopo una giornata passata a caricare cocomeri sui camion. Questi ciclisti portano quasi sempre il turbante e appena hanno abbastanza denaro passano allo scooter, o anzi alla bici elettrica, che non richiede benzina e neanche l'assicurazione. Sono gli indiani sikh arrivati a ondate a partire dagli anni Novanta soprattutto dal Punjab, chiamati a curare le bufale (che mozzarella filante e gustosa si trova qui!) e a coltivare fragole, rape bianche, funghi e meloni. I turisti con le infradito si godono i barbecue delle seconde case tra Terracina e Latina e non si fanno domande. Quanto ai residenti, mah: le due comunità vivono nell'indifferenza e nel sospetto, come i separati in casa che respirano la stessa aria ma meno si incontrano meglio stanno.
Benvenuti a Bella Farnia
Però c'è chi a suo modo si ribella e contrasta la sfiducia, dall'una e dall'altra parte. Davide, un mediatore culturale venuto da Modena. Anjali, una ragazza sikh che legge le favole ai bambini di Sabaudia. Marco Omizzolo, sociologo-sindacalista. Giuseppe Pannone, avvocato che si occupa di ricongiungimenti... E il fotografo Filippo Trojano, al quale 12 anni fa venne in mente di tenere un corso ai ragazzi di Bella Farnia, ragazzi indiani s'intende, perché questo villaggio nato per i turisti negli anni 70 fu lasciato a metà, pare in seguito a una lite tra i costruttori, senza fogne né acqua.
In breve. abbandonati i bianchi villini al loro destino, i prezzi sono crollati e le famiglie del Punjab ne hanno fatto la loro cittadella a due passi dal mare (dove è raro però che mandino i figli), così oggi Bella Farnia ti accoglie con le zaffate di curry nell'aria, il divano sfondato ma eterno al campetto di calcio e scenografici cumuli di immondizia. Perché, come dice la combattiva sindaca di Sabaudia Giada Gervasi, "il degrado chiama degrado, e puoi fare tutte le campagne del mondo per una corretta raccolta dei rifiuti, ma se poi la gente viene qui ad abbandonare il pattume pensando che sia una zona franca, non si finisce più".
Seduta alla cassa della sua gastronomia, la signora Cestra oggi racconta come una pioniera di quando pedalava sul lungomare in cerca delle ghiande per la Forestale e con la famiglia dormiva nella lestra, che era poco più di una capanna di legno e paglia: "A dieci anni facevo San Felice-Sabaudia tutti i giorni. Conosco ogni pendenza, e sul lago non c'era ancora il ponte, lo si attraversava con la zattera". Chissà se era suo il campanello col marchio Zicchieri ritrovato poco tempo fa sul Circeo da un escursionista che andava a zonzo con il metal detector: non è neanche arrugginito, trilla ancora con allegria e siccome ha almeno 80 anni la famiglia Zicchieri al quale è stato riportato - e che dal 1936 vende cicli in piazza Santa Barbara con la licenza commerciale n° 12 - giustamente lo venera come una reliquia.
Strada ad alta incidentalità
"Al mare rubano caterve di biciclette" dice Andrea Sole, il proprietario del Recchiuti Motor, l'altro storico negozio del centro. Tra pandemia e bonus, nel 2020 ha venduto il 300 per cento in più e anche per il 2021 non ci si può lamentare: grandi quantità di e-bike agli indiani, bici sportive e da passeggio ai residenti. Inoltre la gente ha tirato fuori dalle cantine ogni genere di ferrivecchi e li ha rimessi in funzione. Il buon momento, però, non basta a entusiasmarlo: dice che il turismo delle bici è il futuro ma potrebbe essere il presente, se solo lo si capisse. In effetti il bike-sharing sperimentato nel 2012 è stato un flop (pare per clamorosi errori nella scelta dei punti di noleggio); piste ciclabili se ne vedono poche; le strade sono pericolose come trappole.
A mietere più vittime sono la Litoranea - che è in gestione alla Provincia ed esibisce spaventevoli cartelli con scritto "alta incidentalità" - e le migliare: vie strette e dritte costeggiate da fossati ed eucalipti, piacevolissime per chi sfreccia con l'auto, un po' meno per chi ci pedala. E infatti i turisti non ci provano neanche, mentre i contadini indiani indossano le pettorine arancioni catarifrangenti regalate dai Comuni e dai sindacati sperando di scamparla. Francesca Avagliano, guida turistica e delegata comunale alla Cultura, aggiunge che sulla famigerata Litoranea non si possono mettere i lampioni: la luce disturberebbe gli animali del Parco del Circeo - daini, cinghiali, uccelli - evidentemente meritevoli di protezione più degli umani.
Che il futuro sia la bici comunque è chiaro a tutti. In apparenza la cosa più facile sembrerebbe realizzare una ciclabile su tutti i 20 chilometri del lungomare, spazzando via le file di auto nelle strisce blu. Invece facile non è, e non solo per i contrasti che nascerebbero: "La precedente amministrazione ha dato in concessione i parcometri per 12 anni" dice la sindaca, "e ne mancano ancora sette alla scadenza", buonanotte. Ma i progetti si moltiplicano: ecco le nuove piste dal centro al mare, ormai definite, e quella di sei chilometri, appena finanziata dalla Regione, che dal ponte di Sabaudia arriverà sotto al Circeo. Poi chissà, forse un giorno si potrà pedalare felici dai Monti Lepini alla pianura e lungo la Migliara 47, tagliando i campi per Bella Farnia.
Caporali e zone rosse
Quanto ai pregiudizi, ai casi indiscutibili di razzismo e al caporalato che avvelena l'Agro pontino, non c'entrerebbero con questo articolo, ma come ignorarli. Ora che gli indiani iniziano a comprare case e poderi e ad aprire attività in proprio, mancava il focolaio di Covid giust'appunto a Bella Farnia (di recente la zona rossa più piccola d'Italia) per fare salire la tensione. Gervasi è fiduciosa, però ammette che la via dell'integrazione è accidentata, anche perché la comunità del Punjab è quasi impenetrabile, e dunque non resta che puntare sulla scuola, sui ragazzi, mentre Avagliano rammenta, tra le tante iniziative, le visite guidate al tempio sikh e le feste per fare incontrare autoctoni e immigrati. Quando se ne uscirà? A Latina Giuseppe Pannone osserva il cambiamento dal suo studio di avvocato: "Spesso sono i figli minorenni, nati in Italia e scolarizzati, ad accompagnare da me i genitori e a spiegare loro ciò che dico" racconta, "ed è impressionante trovarsi davanti padre-figlio o padre-figlia, sembrano appartenere a due epoche diverse". Ma i ragazzi di Bella Farnia all'unanimità ti dicono: avevo amici italiani a scuola, ora non più. Quanto alle madri, tante sfaccendano in casa e basta, con rare sortite per la spesa.
L'ultima parola l'abbiamo lasciata ad Antonio Pennacchi, lo scrittore che ha narrato l'epopea della bonifica dell'Agro pontino in Canale Mussolini (Premio Strega 2010) e ha una visione allo stesso tempo iper fatalista e iper scientifica di tutta la faccenda: "È la fenomenologia tipica delle migrazioni, dai tempi di Cro-Magnon e di Neanderthal: i nuovi arrivati vengono discriminati o ghettizzati. Per l'integrazione serve tempo". E come si fa? "E come vuole fare? Intanto i bambini vanno a scuola, si inizia da qui".
Sul Venerdì del 9 luglio 2021