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Come stanno (male) i laghi del mondo

Lago di Bolsena (Alamy / Ipa) 
In tutto il mondo perdono il loro ossigeno sei volte più in fretta dei mari. Soffrono per colpa dell’inquinamento, ma soprattutto del caldo e delle specie aliene. Ecco che cosa succede in Italia
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Se sui problemi di mari, fiumi e foreste siamo pieni di informazioni, quando fanno notizia i laghi? Quando sono scenario di incidenti nautici mortali, come è accaduto su quelli di Garda e di Como poche settimane fa, o quando creano disagi esondando, come avviene quasi ogni autunno ai laghi di Como e Maggiore. Che se ne parli poco perché l'ambiente lacustre è in buona salute? "Non è così purtroppo" dice Kevin Rose, biologo del Rensselaer Polytechnic Institute di Troy (New York), "quasi tutti i laghi del mondo si stanno avviando a una pericolosa crisi, per la continua perdita dell'ossigeno disciolto nelle loro acque.

Questo potrebbe essere catastrofico, perché contengono un quinto delle acque dolci disponibili per l'uomo, contro lo 0,5 per cento dei fiumi: in un mondo che sta perdendo i suoi ghiacciai, i laghi stanno diventando la riserva idrica più importante, e sarebbe nostro primario interesse mantenerne le …

Se sui problemi di mari, fiumi e foreste siamo pieni di informazioni, quando fanno notizia i laghi? Quando sono scenario di incidenti nautici mortali, come è accaduto su quelli di Garda e di Como poche settimane fa, o quando creano disagi esondando, come avviene quasi ogni autunno ai laghi di Como e Maggiore. Che se ne parli poco perché l'ambiente lacustre è in buona salute? "Non è così purtroppo" dice Kevin Rose, biologo del Rensselaer Polytechnic Institute di Troy (New York), "quasi tutti i laghi del mondo si stanno avviando a una pericolosa crisi, per la continua perdita dell'ossigeno disciolto nelle loro acque.

Questo potrebbe essere catastrofico, perché contengono un quinto delle acque dolci disponibili per l'uomo, contro lo 0,5 per cento dei fiumi: in un mondo che sta perdendo i suoi ghiacciai, i laghi stanno diventando la riserva idrica più importante, e sarebbe nostro primario interesse mantenerne le acque nelle migliori condizioni possibili". Rose, con il collega Stephen Jane, ha raccolto i dati disponibili dal 1980 a oggi  su temperatura e ossigenazione dell'acqua di 393 laghi in aree temperate, fra cui il lago Maggiore e d'Iseo per l'Italia. I risultati, pubblicati su Nature, sono sconfortanti. "In quarant'anni le acque lacustri di superficie hanno perso in media il 5,5 per cento del loro ossigeno e quelle di profondità addirittura il 18,8 per cento" spiega Jane. "Si tratta di una perdita circa sei volte più veloce di quella in atto nei mari, causata soprattutto dall'innalzamento della temperatura delle acque per il cambiamento climatico globale". 

Lago di Garda (Alamy / Ipa) 
Se manca il rimescolamento

Nel Lago Maggiore, per esempio, le temperature sono salite di 0,3°C in trent'anni, con un calo di ossigeno di circa il 12 per cento in superficie e del 26 per cento in profondità. Per l'Iseo il calo è stato del 32 e 90 per cento rispettivamente, arrivando quasi a quota zero ossigeno sul fondo (sotto i 4 milligrammi di ossigeno per litro d'acqua resistono pochi animali e quasi nessun pesce). Le ragioni della differenza di risposta fra superficie e profondità la spiega Michela Rogora, limnologa, ovvero esperta in laghi, dell'Istituto di Ricerca sulle Acque del Cnr (Irsa). "In superficie l'effetto del riscaldamento globale è diretto: più le acque sono calde e meno ossigeno possono trattenere. In profondità, le cose sono più complesse: qui l'ossigeno viene consumato dalla decomposizione del materiale organico che affonda dall'alto. Tra primavera e autunno le acque tendono a stratificarsi, con quelle calde superficiali che non si mescolano con le fredde sottostanti, mentre durante l'inverno sia il raffreddamento della superficie sia i venti le rimescolano. Ora però gli inverni sempre più miti rendono spesso il rimescolamento più debole, se non assente: così l'ossigeno non viene più ridistribuito in tutto il volume". Questo, alla lunga, trasforma le profondità dei laghi in zone morte, dove prosperano solo i microrganismi anaerobici, che decompongono la materia organica, rilasciando metano e gas solforosi, dannosi per gli organismi acquatici. E non è detto che questa bomba di sostanze tossiche resti sepolta per sempre: non appena si verifica un ormai raro "inverno di una volta", le acque si rimescolano, portando i veleni in superficie.

Lago Maggiore (Getty Images) 

L'inverno del 2006

"Nel Lago di Lugano le acque profonde sono già anossiche e ricche di microorganismi anaerobici" ci dice Nico Salmaso, ecologo e presidente della Associazione italiana di oceanologia e limnologia. "Nel 2006 un inverno freddo e ventoso è riuscito a rimescolarne le acque, portando in superficie quelle profonde, che hanno causato una  moria di pesci. I grandi laghi italiani del Nord sono più profondi e quindi la loro situazione per ora è meno grave, ma se il riscaldamento globale continua arriveremo anche qui allo stesso punto. Anche perché non c'è solo la crescita delle temperature: i nutrienti contenuti negli scarichi urbani, industriali e agricoli, provocano una fioritura di alghe, che poi, decomponendosi, consumano l'ossigeno. Le acque del Lago di Garda, per esempio, nel XIX secolo contenevano appena 5 microgrammi per litro di fosforo, nel 1992 hanno toccato i 18. Oggi, grazie alla costruzione di depuratori, siamo scesi a 15 microgrammi per litro". Ancora meglio ha fatto il Maggiore, dove il calo è stato del 63 per cento dal 1980. Ma altrove gli interventi non sono stati così efficaci: nel Lago d'Iseo dal 1992 il fosforo è salito del 54 per cento. 

C'è da immaginare che i laghi del Centro Italia, più piccoli e caldi e meno profondi dei subalpini, siano ancora più a rischio. Ma, appunto, bisogna lavorare di immaginazione... "Devo ammettere con rammarico che, a mia conoscenza, non ci sono studi approfonditi e di lunga durata sullo stato di acque ed ecosistemi dei laghi del Centro Italia" dice Salmaso: "fa eccezione il Lago Trasimeno, che rientra in una rete internazionale di ricerca". E questo per la verità, nonostante sia profondo appena sei metri al massimo, risulta essere in condizioni ecologiche "sufficienti". Dai pochi dati disponibili sembra poi cavarsela bene anche il Lago di Bracciano, mentre è più preoccupante la situazione a Bolsena, dove campionamenti effettuati dall'Associazione Lago di Bolsena (Alb) e analizzati dall'Irsa, mostrano che il fosforo nelle acque dal 2004 a oggi è raddoppiato, mentre l'ossigeno profondo è calato del 69 per cento, a causa del rimescolamento invernale sempre più raro. Qualcosa però si muove. "Dopo molti anni di denunce" dice Piero Bruni, presidente dell'Alb, "finalmente la Regione Lazio ha annunciato investimenti per migliorare la qualità delle acque del nostro lago".   

Microplastiche e Ddt

Gli interventi devono essere rapidi, perché i laghi sono molto vulnerabili. "Sono bacini semichiusi che raccolgono il deflusso di vaste aree intorno e hanno tempi di ricambio delle acque di decenni: concentrano e conservano  quindi a lungo tutto ciò che vi finisce dentro, dagli inquinanti alle specie aliene" ricorda Rose. In quelli subalpini, per esempio, si ritrovano microplastiche e composti azotati provenienti dalla Pianura Padana, e persino il vecchio Ddt intrappolato nei ghiacciai in fusione.

A volte, per fortuna, si riesce a rimediare. "Il Lago d'Orta quarant'anni fa era morto per gli scarichi industriali di ammonio e metalli, ora è rinato grazie a interventi di risanamento e alla reintroduzione di pesci locali" dice Rogora. "Molto più complicato è combattere il riscaldamento, che riduce gli habitat naturali delle specie che amano le acque fredde e ossigenate, come le trote. E quasi impossibile è rimediare all'introduzione di specie aliene, che predano le locali togliendo loro spazio e nutrimento". Fra queste, preoccupanti per i laghi del Nord sono i coregoni (introdotti per la pesca, che hanno fatto quasi sparire gli autoctoni carpioni e albarelle), il pesce siluro, predatore instancabile, e il meno vistoso, ma altrettanto vorace, gamberetto killer, che preda piccoli organismi e uova di pesci.

 

Troppa pesca nel Vittoria

"Fra i peggiori disastri ecologici nei laghi, oltre a quelli noti dell'Aral e del Ciad, quasi scomparsi per l'eccessivo sfruttamento delle acque, c'è il caso del Lago Vittoria, il più grande dell'Africa, dove l'introduzione del persico del Nilo per la pesca ha portato allo sterminio dei pesci ciclidi locali e alla quasi scomparsa di un ecosistema unico al mondo" dice Salmaso. E quel disastro, hanno scoperto ora ricercatori dell'Università di Liegi, se n'è tirato dietro un altro: la presenza dei pregiati pesci persico ha attirato masse di persone intorno al Lago Vittoria, moltiplicando gli scarichi fognari che hanno sporcato ed eutrofizzato le acque.

Il lago africano Ciad, privo di emissari, è alimentato dalle piogge: siccità e prelievo per le irrigazioni lo stanno prosciugando (Getty Images) 
Insomma i laghi del mondo stanno subendo un attacco concentrico che, se non sarà contrastato, rischia di causare danni enormi a queste fondamentali riserve d'acqua dolce. "E non dimentichiamo che i laghi sono "ecosistemi sentinella", sensori naturali: reagendo ai fattori negativi provenienti dalle vaste aree circostanti che in loro si concentrano, mostrano in anticipo ciò che poi accadrà in ecosistemi più vasti" conclude Jane. Ignorare il loro grido d'allarme è a nostro rischio e pericolo.

Sul Venerdì del 9 luglio 2021