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Tra Bastogi e Coccia di Morto la nostra vita è un film

La famiglia Conte quasi al completo all'Idroscalo di Ostia: da destra, Alessio, 35 anni, Adelmo (67), Rossana (60), Valentina (39) e, con le bambine, Roberto ormai detto “Fabione” (Alessandro Serranò/ Agf) 
Un giorno con la famiglia Conte, che ha ispirato "Come un gatto in tangenziale" 1 e 2. Tutto nasce da una love story tra due mondi molto distanti...
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ROMA. Se sei cresciuto con i cassonetti dell'immondizia sotto le finestre e quando suonano il campanello in casa esplode la voce di Renato Zero; se persino tua madre ha le braccia coperte di tatuaggi; se a 15 anni ti prendi una cotta per una ragazzina benestante e per vederla devi cambiare quattro autobus ma fortunatamente durerà poco, allora sei un attore e ti trovi dentro un film ricco e famoso. Oppure. Oppure ti chiami Marco, questa è la tua vita vera, per niente ricca e famosa, e tutto accade realmente a Bastogi, quartierone popolare così remoto e anonimo che fino all'uscita di Come un gatto in tangenziale (2017) anche tanti romani ne ignoravano l'esistenza: vuoi mettere le palazzine né alte né basse di via Giuseppe Piolti De Bianchi, Nord Ovest, con la leggendaria muraglia di Corviale a Roma Sud Ovest? O con le strade di Tor Bella Monaca, nel selvaggio Est sempre generoso di agguati, sparatorie e blitz?

'Come un gatt…

ROMA. Se sei cresciuto con i cassonetti dell'immondizia sotto le finestre e quando suonano il campanello in casa esplode la voce di Renato Zero; se persino tua madre ha le braccia coperte di tatuaggi; se a 15 anni ti prendi una cotta per una ragazzina benestante e per vederla devi cambiare quattro autobus ma fortunatamente durerà poco, allora sei un attore e ti trovi dentro un film ricco e famoso. Oppure. Oppure ti chiami Marco, questa è la tua vita vera, per niente ricca e famosa, e tutto accade realmente a Bastogi, quartierone popolare così remoto e anonimo che fino all'uscita di Come un gatto in tangenziale (2017) anche tanti romani ne ignoravano l'esistenza: vuoi mettere le palazzine né alte né basse di via Giuseppe Piolti De Bianchi, Nord Ovest, con la leggendaria muraglia di Corviale a Roma Sud Ovest? O con le strade di Tor Bella Monaca, nel selvaggio Est sempre generoso di agguati, sparatorie e blitz?

'Come un gatto in tangenziale': il trailer

Si comincia dal citofono

"Telefonate per farvi aprire", ci avevano avvisato, perché qualcuno ha il vizio di fare a pezzi i citofoni e il Comune si è stufato di aggiustarli. Avevamo cercato - per celebrare degnamente l'uscita della seconda parte di una commedia che a quanto pare tutti hanno visto (anche più di una volta) - una famiglia "vera" di Bastogi: dove vanno a giocare i bambini? Quante chance ci sono di prendere il diploma, di andare all'università? In definitiva: fino a che punto ha calcato la mano il regista Riccardo Milani nel raccontare il piccolo mondo borderline di Monica (Paola Cortellesi) e la cerchia upper class di Giovanni (Antonio Albanese), entrati in rotta di collisione per via di un cottarella dei rispettivi figlioli? Premesso che non c'è nessuno a dormire stravaccato sulle scale condominiali come nel film (ma un po' di sozzeria sparsa invece sì), ecco ad accoglierci nella loro casa al quarto piano Rossana Solidani e il marito Adelmo Conte, lei con i capelli quasi fucsia e il profilo di Renato Zero tatuato sulla spalla, già addetta di una cooperativa di pulizie; lui nell'edilizia finché non è andato in pensione; più i tre figli (Valentina, Alessio e Marco), con i rispettivi coniugi e svariati nipotini, "utili per alzare i numeri dell'Istat sulla natalità" come subito chiariscono con allegria. 
La famiglia Conte (al centro con la maglietta bianca c’è Marco, l’Alessio del film), nell’appartamento del quartiere Bastogi di Roma in cui vive e dove è stato allestito il set (Alessandro Serranò/ Agf) 

Fiori di serra e periferie

Il colpo di scena avviene in soggiorno: nel cercare il vero, è venuta fuori la finzione, e poi di nuovo il vero, insomma c'è stato un attimo di gran mal di testa, in primo luogo perché l'appartamento della famiglia Conte è proprio quello usato - con le opportune rivisitazioni peggiorative - per ambientare il tran tran tamarro di Monica/Cortellesi e famiglia; e numero due, perché il figlio Marco, oggi ventottenne, ragioniere a un passo dall'abilitazione come tributarista, è precisamente lui, l'Alessio di Bastogi che nel film ha una breve relazione con la delicata fanciullina coltivata come un fiore in serra da una madre un po' svanita e da un padre intellettuale che insegue il riscatto delle periferie senza averne vista una. La quale fanciullina - attenzione - nella realtà è una delle tre figlie del regista Milani, nientemeno; sicché dalla Gallura, dove sta girando un docufilm su Gigi Riva, il padre oggi ammette di essere stato segnato da quella esperienza fugace abbastanza in profondità da ricavarne l'idea che "anche le persone migliori, le più aperte e disposte alla tolleranza, se toccate da vicino talvolta tirano fuori le cose peggiori".
Quanto "peggiori"? "Benché le periferie come Bastogi e le spiagge come Coccia di Morto appartengano alla mia giovinezza, in quella situazione provavo una resistenza, un'ansietà. Ridevo di me stesso e delle mie presunte certezze, ma questa sensazione di disagio è stata per anni una spina nel fianco. Non dico un dramma, però uno spunto per riflettere sì". Concludendo, "spero di avere mostrato, portando al cinema le lacerazioni sociali di Roma, che si devono ascoltare le ragioni dell'altro e che la capacità di comunicare si può trovare anche quando i mondi sono così lontani e divisi".

"Ufficio reclami"

Tornando al quartiere e ai suoi materassi seminati per strada (immagine archetipica comunque per metà dei municipi romani) e risalita la scala della palazzina E dove da 27 anni dimora con alti e bassi la famiglia Conte; preso atto che il campanello di casa suona sul serio con le note sorcine di Ufficio reclami; visti e metabolizzati i ritratti di Renato Zero tra le foto dei parenti stretti, le file di elfi e di fatine sulle mensole, un televisore immenso al quale dopo l'esperienza del set non si poteva più rinunciare, i bambini bellissimi che scorrazzano tra il tavolo e il divano, ecco infine Marco raccontare pacifico la sua storia da film: "Ci eravamo conosciuti sulla chat di un social per ragazzini" comincia, "e che timidezza, che ansia quando abbiamo deciso di incontrarci. Avevamo 15 o 16 anni, a quel tempo portavo sempre la tuta da ginnastica, avevo i capelli rasati sui lati ma non mi ero ancora fatto i tatuaggi... Vado a casa sua, viene a casa mia, tante mattine l'accompagno fin davanti alla sua scuola, invece in classe io non mi presento quasi più e finisce che mi bocciano". E le famiglie? "Una sera Riccardo, riportandomi a Bastogi in macchina per risparmiarmi i soliti quattro autobus, mi fa: 'Marco, vedi che voglio conoscere i tuoi genitori', così è salito su, parla con la mamma, e indovina di che cosa discutono? Di Renato Zero! Quanto sarà durata... Sei mesi, non di più, dài, ma con Riccardo siamo rimasti in contatto, ci sentiamo a Natale, per le feste".
 
Naturale, dunque, che anche dopo tanti anni la produzione si sia rivolta alla famiglia Conte per girare il film. Mentre tutto il quartiere veniva percorso dall'eccitazione, e carpentieri e arredatori ribaltavano il soggiorno al quarto piano, un venticello invidioso cominciava a spirare nei corridoi tetri come il Purgatorio su cui si aprono gli altri appartamenti: perché proprio loro? Quanto li avranno pagati? E noi?
 
Una scena di "Come un gatto in tangenziale" (2017) (Claudio Iannone/ Webphoto)  

Le gemelle e gli abusivi

"A qualcuno ho sparato 30 mila euro, ad altri zero, tanto la nostra vita è sempre la stessa" dice la signora Rossana. Ma sulla piccola epopea che è stato il set si tramandano già mille aneddoti: Albanese sfrenato nell'improvvisare battute; i residenti che si accalcano sgomitando davanti alle telecamere tra gli appelli spazientiti dei tecnici; la metamorfosi di Roberto, il genero carrozziere, nel "Fabione" del film che oggi riconoscono per strada; le terribili gemelle, affette anche nella vita da shopping compulsivo (chiamiamolo così), alle quali viene sbarrato per prudenza l'ingresso del supermercato, "qui non ce le voglio!", finché due agenti della sicurezza non si fanno carico di tenerle d'occhio...
 
Ma nonostante le invenzioni pittoresche, le scene da hic sunt leones e e gli spanzamenti sempre evocati, Bastogi non si è sentita tradita dal film, se mai esaltata. "Ricordo invece un documentario che mostrava solo il peggio. La droga, la delinquenza, lo schifo" dice Rossana. "Dagli inizi del Duemila, quando sono stati cacciati o regolarizzati gli abusivi e si è iniziato a mettere ordine nelle assegnazioni delle case, le cose vanno meglio". C'è stato anche un momento magico, quando, per contrastare il disordine e la sporcizia, con uno slancio eroico tutta la palazzina E aveva deciso di autotassarsi: al prezzo di 5 euro al mese per famiglia, Rossana teneva pulite le scale e i suoi ragazzi potavano le siepi, qualcuno poi aveva allestito un tavolo in cortile e la sera si cenava insieme. "Ma non è durata, se protestavo perché i cani sporcavano, i padroni si arrabbiavano"; presto il tavolo è stato divelto, i giochi per i bambini distrutti dai vandali, insomma la buona volontà non è bastata, forse serviva un arbitro, una regola, o chissà.   

Curcuma e traghetti

Quanto alla convivenza con gli stranieri, è sempre avventurosa, ma non  per forza drammatica. "Intanto ci sono meno etnie che nel film. Indiani e rumeni non li vedi" dice Valentina, con la piccola Viola di un anno e mezzo tra le braccia. "Però c'è gente di colore, è arrivata una famiglia che cucina con curry e curcuma senza pietà. Che puzza! ho gridato una volta. Devono essersi offesi perché non mi salutano più".
 
E Marco? Conquistato alla fine il diploma di ragioniere, si è sposato ed è partito con la moglie per l'Inghilterra. "Sono rientrato perché il mio sogno è diventare commercialista e non volevo il rimpianto di non averci provato", intanto però per due anni ha vissuto a Worthing facendo le pulizie e servendo in un McDonald's; e sua madre, che ha paura dell'acqua (su un vaporetto a Venezia ha viaggiato avvinghiata ai salvagenti), ma soprattutto ha il terrore di volare, non si sa dove abbia trovato il coraggio per andarlo a trovare.
 
La scuola, si capisce, resta il tasto dolente della famiglia Conte e di Bastogi tutta. Anche Valentina e il fratello Alessio, oggi operaio edile, avevano tentato di finire le superiori, ma sentite com'è andata: "Si presenta a casa questo tale ben vestito che ci convince a iscriverci a una scuola a distanza. Per un po' la sera andiamo a studiare sul muretto. Ma poi scopriamo da Striscia la notizia che li avevano arrestati in blocco, era una truffa". Morale, addio per sempre al diploma e ai cinquemila euro cash dell'anticipo. 

Coccia di Morto e altri lidi

Non si poteva salutare tutti senza fare un salto al mare con i bambini. Il set per la verità era allestito un po' più in là, sul limes tra Ostia e Focene, ma poco importa: l'effetto comico di Coccia di Morto è insuperabile, non per nulla Ennio Flaiano annotava sbigottito i toponimi sinistri della capitale, Malafede, Infernetto, Malagrotta... Il divieto di balneazione è permamente come il bidone celeste piantato nella sabbia. Poi, se si vuole capire bene che tipo di posto sia e come ne parlano i romani de Roma, ecco che cosa dice il sito della locale emittente Non è la Radio: "Per via delle correnti, questa è una delle spiagge più zozze der monno. Se è vero che un battito d'ali a Pechino pò scatenà un terremoto a New York, dovete sapè che lo scarso senso civico de 'no stronzo de via Tiburtina po creà un disastro ecologico a Focene...".
 
In tutta onestà, su questi lidi ci sembra resti poco da aggiungere. Una cosa, però, va ancora detta. Ai cronisti è sconsigliato empatizzare troppo con gli intervistati, e viceversa, ma al cuore non si comanda. E poiché a Busto Arsizio (mi sò capita io) c'è un quartiere identico a Bastogi, il 26 agosto andremo al cinema con la famiglia Conte al gran completo.
 
Sul Venerdì del 16 luglio 2021