✕

La mente in bilico tra vita e sogno

A destra, Senne Rouffaer protagonista di L’uomo dal cranio rasato di André Delvaux  
PSYCHO  "L'uomo dal cranio rasato", un film metafisico da riscoprire (grazie al festival del Cinema ritrovato)
1 minuti di lettura

È la settimana del Festival del Cinema Ritrovato a cura della Cineteca di Bologna. Proprio oggi, alle 18.15 (Teatro Arena del Sole, e in replica domenica 25 luglio alle 9), nella sezione dedicata ai nuovi restauri, c’è un film raro e da non perdere: L’uomo dal cranio rasato. Lo ha diretto, nel 1965, il belga André Delvaux, che fu barone, massone, maestro dallo stile poco classificabile, misterioso, realista, magico, certamente amato dai connazionali fratelli Dardenne (e non parente del più famoso Paul Delvaux, pittore). L’uomo dal cranio rasato è anche tra i titoli selezionati per la versione online del Cinema Ritrovato, disponibile sulla piattaforma MYmovies della Cineteca fino al 3 agosto.

Tra le molte…

È la settimana del Festival del Cinema Ritrovato a cura della Cineteca di Bologna. Proprio oggi, alle 18.15 (Teatro Arena del Sole, e in replica domenica 25 luglio alle 9), nella sezione dedicata ai nuovi restauri, c’è un film raro e da non perdere: L’uomo dal cranio rasato. Lo ha diretto, nel 1965, il belga André Delvaux, che fu barone, massone, maestro dallo stile poco classificabile, misterioso, realista, magico, certamente amato dai connazionali fratelli Dardenne (e non parente del più famoso Paul Delvaux, pittore). L’uomo dal cranio rasato è anche tra i titoli selezionati per la versione online del Cinema Ritrovato, disponibile sulla piattaforma MYmovies della Cineteca fino al 3 agosto.

Tra le molte perturbanti sequenze ce n’è una iniziale che prelude alle scene finali che rendono ragione del titolo: il protagonista, l’avvocato Govert Miereveld, ossessionato dall’amore per la bellissima ed elusiva studentessa Fran, è dal barbiere e, come può accadere nei sogni, la sua testa-corpo, toccata, massaggiata, sforbiciata, è anche la sua testa-mente, quella dei pensieri, dei desideri, delle ossessioni. Il barbiere, dunque, è diabolicamente psicoanalitico. Quello che vedrete è un film metafisico eppure totalmente fisico, proprio come lo è Govert, in perenne allucinata sudorazione d’angoscia. La narrazione perfetta, l’architettura dei suoi rimandi interni, proprio come lo sono i nostri pensieri più magici, produce un racconto fatale sul potere della bellezza e la sua inevitabile rilkiana sorellanza con la caducità e la morte (magistrale e implacabile la scena dell’autopsia). Lo spettatore non può rimanere indifferente a un disegno così magnetico della frammentazione psichica, del bilico di certe menti tra vita e sogno, della realtà esterna come estensione di ciò che avviene dentro il nostro cranio (più o meno rasato).

Sul Venerdì del 23 luglio 2021