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L'ex detenuto ora parla all'America: "Yes we can"

John Gargano, 52 anni 
John Gargano, condannato a trent'anni per droga, poi graziato da Obama, oggi dirige un celebre ristorante di New York e si è appena laureato. "La morale? Possiamo sempre rialzarci"
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NEW YORK. Si muove sicuro tra i tavoli eleganti di Craft, mentre dà indicazioni discrete al suo staff e sorveglia la meticolosa armonia del servizio. L'abito grigio gli scivola bene addosso, ogni gesto è misurato come si addice al direttore di uno dei ristoranti più chic del Flatiron District. Eppure, cinque anni fa John Gargano marciva in un carcere federale di Montgomery, in Alabama, scontando una pena a trent'anni per spaccio di droga. Oggi, cinquantaduenne, è un uomo nuovo e lo deve a Barack Obama che nel 2016 firmò la sua grazia, sparigliando le carte di un destino già scritto. Quella di John è una storia capace di ispirare un Paese, "testimonia il potere di una seconda possibilità. Non potrei essere più orgoglioso di lui", ha commentato l'ex presidente in un lungo post su Facebook.

 

Una volta uscito di prigione, difatti, Gargano ha ripreso subito a studiare, fino a vincere una borsa di s…

NEW YORK. Si muove sicuro tra i tavoli eleganti di Craft, mentre dà indicazioni discrete al suo staff e sorveglia la meticolosa armonia del servizio. L'abito grigio gli scivola bene addosso, ogni gesto è misurato come si addice al direttore di uno dei ristoranti più chic del Flatiron District. Eppure, cinque anni fa John Gargano marciva in un carcere federale di Montgomery, in Alabama, scontando una pena a trent'anni per spaccio di droga. Oggi, cinquantaduenne, è un uomo nuovo e lo deve a Barack Obama che nel 2016 firmò la sua grazia, sparigliando le carte di un destino già scritto. Quella di John è una storia capace di ispirare un Paese, "testimonia il potere di una seconda possibilità. Non potrei essere più orgoglioso di lui", ha commentato l'ex presidente in un lungo post su Facebook.

 

Una volta uscito di prigione, difatti, Gargano ha ripreso subito a studiare, fino a vincere una borsa di studio per il corso di management alla prestigiosa New York University. Quest'anno l'ateneo gli chiesto di pronunciare il discorso finale alla cerimonia di laurea della classe. "Ci sono solo tre cose che nella vita che riescono a farmi piangere: le pene che ho fatto passare a mia madre, il momento in cui ho ricevuto la notizia della grazia e questa: l'onore di ispirare altri studenti con le mie parole", ci racconta Gargano che incontriamo poco prima che inizi il lavoro. "La prima volta che ho messo piede all'università, mi sono ricordato di quando da giovane servivo gli studenti ricchi della Nyu allo Union Square Cafe, dove facevo il cameriere. Non avrei mai pensato che un giorno mi sarei seduto nelle aule che frequentavano loro".

È nei ristoranti che comincia la parabola tragica e meravigliosa di John Gargano. Dopo aver lasciato la fattoria del padre italoamericano in New Jersey, trova lavoro prima a Filadelfia poi a New York. Frequenta la notte. "Il vortice mi ha risucchiato", ricorda, "finito il lavoro, si restava a bere fino al mattino, circolava tanta droga e io che l'ho sempre odiata, ci sono finito dentro. I soldi non bastavano mai. Ho iniziato a vendere un po' di roba per pagarmi le dosi. Poi però le quantità sono aumentate e il giro di clienti anche. Prima che me ne rendessi conto, avevo le manette ai polsi". È il 2002. La condanna è durissima, trent'anni nonostante sia incensurato; una sentenza che Gargano ha cercato di contestare scrivendo di suo pugno le richieste, tutte negate, per riaprire il caso. "Il dolore più grande è stato far vergognare i miei parenti", ci confida. "Mio nonno è arrivato a Ellis Island dalla Sicilia, per noi la famiglia è tutto. Ho chiesto così al giudice di assegnarmi al carcere più lontano possibile da casa: non volevo che mia madre dovesse passare tutte le feste a farmi visita in prigione".

Ragazzini o criminali

Nel penitenziario cade in un profondo stato di depressione. "Ho pensato che la vita fosse finita". Ha solo una fotografia di quei lunghi anni, ce la mostra sul cellulare. "Le foto si fanno per ricordare un momento speciale, ma lì non c'era nulla di bello. Nessuna riabilitazione: ragazzini di 18 anni trascorrono dieci, venti anni con criminali incalliti. Che cosa produce il sistema? Criminali ancora più complessi". John si considera una vittima della famosa "war on drugs", la politica di tolleranza zero contro le droghe inaugurata da Nixon. "Non ha portato a nulla. La quantità di stupefacenti per strada è la stessa di ieri. Non ci sono abbastanza programmi in prigione. Oltre il 70% delle persone che escono, torna in cella entro tre anni".

Ma il periodo buio non dura per sempre. Gargano inizia a studiare e aiuta anche altri detenuti. Dopo 13 anni il miracolo. Lo convoca il direttore: il presidente gli ha concesso la grazia. La voce di John si rompe ogni volta che il nome di Barack Obama si affaccia alle labbra. "Ho pianto, ho chiamato mia madre e le ho detto che sarei tornato a casa. Mi ha risposto che aveva sempre saputo che non l'avrei delusa; immaginate, dopo tutto il dolore che le avevo dato".Ma tornare alla realtà non è facile. Non tutti sono disponibili ad assumere un ex galeotto. "Ora sono nello staff di uno dei più grandi chef al mondo, ma appena uscito di prigione ho fatto 18 colloqui prima di riuscire a trovare un lavoro. A New York è illegale discriminare un lavoratore per i suoi trascorsi penali, ma succede regolarmente. Ho provato a togliere i precedenti dal curriculum e magicamente mi hanno chiamato tutti", ci spiega, chiedendoci di riservare un tributo a quanti ogni giorno si impegnano "da mattina a notte per aiutare gli ex detenuti a reintegrarsi nella società". È Tom Colicchio - lo chef newyorchese star dei fornelli e della tv - a dargli un'opportunità, prima al Riverpark come barista, oggi a Craft come direttore. Grazie a lui può permettersi di ricominciare a studiare prima all'Hostos Community College del Bronx e poi dritto alla Nyu.

La scelta di Obama ha stravolto la vita di John, ma gli ha anche cucito sulle spalle un pesante senso di responsabilità. "La lettera di clemenza ce l'ho stampata nella mente. Mi avverte sul fatto che le mie azioni hanno un impatto sugli altri. Potrei scoraggiare i futuri presidenti dal concedere grazie se non mi comportassi in modo esemplare. Quando sono uscito di prigione ho lasciato dietro le sbarre migliaia di fratelli e sorelle, alcuni con quattro figli a casa o con madri malate. È per loro che oggi mi impegno a dare il massimo". La cosa più bella che ha imparato all'università è che "ci sono persone a cui davvero non importa da dove vieni, il colore della tua pelle o il passato che ognuno di noi ha. È il luogo dell'inclusione. Hanno avuto coraggio di affidare il discorso di fine corso a un tizio condannato a trent'anni di carcere per aver spacciato tutte le droghe conosciute, fuorché l'eroina".

Mentre ci salutiamo John Gargano ci ripete la chiusa del discorso che ha tenuto davanti ai suoi compagni di classe. L'ha imparata a memoria: "Anche se finiamo al tappeto, ognuno di noi può trovare dentro di sé la forza per rialzarsi".

Sul Venerdì del 16 luglio