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Gli animali che producono beni preziosi

L’edredone, dal leggerissimo e caldo piumaggio (Alamy/ Ipa) 
Caffè predigerito, nidi di rondine, lana di vigogna... Sono merci ambite “fornite” da creature selvatiche. Che per questo sono protette. A volte addomesticate. Ma non sempre rispettate
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Fino a qualche anno fa Edward Posnett passava le sue giornate in un grattacielo di Londra a indagare su illeciti finanziari. Poi ha deciso di cambiare vita. E di indagare su un oggetto economico estraneo alla finanza: il piumaggio dell’edredone, un’anatra di mare che nidifica soprattutto in Islanda. Questo piumaggio, eccezionalmente leggero ma più isolante di qualunque altro, si usa per imbottire trapunte e cuscini di extralusso. E, al contrario di quello che capita di solito, gli edredoni non vengono danneggiati dalla raccolta di piume, anzi ne traggono vantaggio. 

 

Scambio virtuoso

Dalle anatre islandesi è nato l’interesse di Posnett per beni di commercio “anomali” che implicano una relazione paritaria tra essere umano e risorse. Oltre alle piume di edredone, Posnett ne ha scoperti altri sei: nidi di rondine, lana di vigogna, bisso marino, avorio vegetale, caffè di zibetto e guano. Ne parla in La storia segreta di sett…

Fino a qualche anno fa Edward Posnett passava le sue giornate in un grattacielo di Londra a indagare su illeciti finanziari. Poi ha deciso di cambiare vita. E di indagare su un oggetto economico estraneo alla finanza: il piumaggio dell’edredone, un’anatra di mare che nidifica soprattutto in Islanda. Questo piumaggio, eccezionalmente leggero ma più isolante di qualunque altro, si usa per imbottire trapunte e cuscini di extralusso. E, al contrario di quello che capita di solito, gli edredoni non vengono danneggiati dalla raccolta di piume, anzi ne traggono vantaggio. 

 

Scambio virtuoso

Dalle anatre islandesi è nato l’interesse di Posnett per beni di commercio “anomali” che implicano una relazione paritaria tra essere umano e risorse. Oltre alle piume di edredone, Posnett ne ha scoperti altri sei: nidi di rondine, lana di vigogna, bisso marino, avorio vegetale, caffè di zibetto e guano. Ne parla in La storia segreta di sette oggetti naturali (Ponte alle Grazie). A volte con un po’ di disagio. «Probabilmente» dice lui, «dovuto alla consapevolezza che la caccia all’oggetto “selvaggio” è una tradizione letteraria prettamente vittoriana e comporta una certa connivenza con l’esperienza coloniale e con pratiche di estrazione intensiva delle risorse naturali. Ho tentato di sovvertirla insinuando nel libro anche il modello del collezionismo rinascimentale: una forma di incontro con il mondo naturale più sincera, dominata dalla meraviglia, dalla curiosità e dell’immaginazione».

Torniamo alle piume: in genere sono un sottoprodotto dell’industria alimentare, e agli uccelli meno fortunati vengono strappate quando sono ancora in vita. In Islanda invece, si diceva, sono il frutto di uno scambio: gli esseri umani proteggono dai predatori gli edredoni; e questi, che usano le loro preziose piume per isolare termicamente il nido, una volta schiuse le uova le lasciano  ai loro “protettori”.

«C’è una semplicità irresistibile nel rapporto tra i raccoglitori e gli uccelli» spiega Posnett. «Se il raccoglitore se ne prende cura, gli edredoni che verranno a nidificare da lui saranno sempre di più, e aumenterà anche la quantità di piume da raccogliere». Quasi un esempio di simbiosi, come quelli che si instaurano in natura tra specie differenti: dal piviere che pulisce i denti del coccodrillo in cambio di nutrimento al granchio che fa da sentinella alla cozza in cambio di ospitalità.

 

Rifugi per uccelli

Qualcosa di simile, ma di ben più bislacco, accade nel Sudest asiatico, dove alcuni imprenditori hanno trasformato appartamenti cittadini in rifugi per uccelli, in cambio dei loro nidi: i famosi nidi di rondine, consumati in Cina da tempi remoti per le loro presunte proprietà curative. A costruirli è la salangana nidonero: maschio e femmina rigurgitano muco e se lo rigirano nel becco, espellendo piccoli fili di una sostanza densa e gelatinosa. Il prodotto finale è un nido fatto quasi tutto di saliva, che messo a bagno in acqua diventa commestibile. E viene venduto a circa mille dollari al chilo.

La salangana, l’uccello che produce i nidi di rondine, apprezzati nella cucina cinese (Alamy/ Ipa) 
Un tempo l’unico modo per procurarsi questi questi nidi era arrampicarsi sulle pareti di oscure grotte del Borneo e di Giava. Oggi c’è persino un mercato di richiami di salangana, per attirare gli uccelli nei rifugi. «Questa storia è strabiliante» commenta Posnett. «Chi avrebbe pensato che dei nidi fatti di saliva sarebbero diventati oggetto di un mercato multimiliardario? E chi avrebbe potuto immaginare che si sarebbe sviluppato un settore industriale per attirare piccole rondini all’interno di strutture artificiali? ». Di questi rifugi,poi, gli allevatori manipolano le condizioni chimiche per modificare il colore dei  nidi a seconda delle richieste del mercato. Lord Cranbrook, un ornitologo che studia le salangane da mezzo secolo, ha anche notato che gli esemplari di città hanno assunto una colorazione diversa, e non manifestano alcun desiderio di tornare alle rocce calcaree. È possibile, dunque, che sia nata una nuova specie, che sceglie il cemento per istinto. Per Cranbrook, si tratterebbe della «forma più recente di domesticazione»

Il nido di rondine non vi fa gola? Immaginatevi allora i chicchi di caffè passati per un apparato digerente. Eppure in Indonesia, invece delle solite tecniche di essicazione, per rimuovere la polpa che circonda questi chicchi ci si affida a uno zibetto, un piccolo carnivoro notturno che mangia solo i frutti giunti a perfetta maturazione. I suoi succhi gastrici fanno il resto, lasciando ai raccoglitori chicchi sbucciati e spolpati. Unico neo: vanno estratti dagli escrementi.

Lo zibetto indonesiano, “alleato” dei produttori di caffè (Alamy/ Ipa) 

A scuola dagli Inca

Ancora più interessante è il caso della vigogna, un camelide delle Ande dal manto morbido e caldissimo, perfetto per i cappotti di lusso. Selvatica e velocissima, fino a qualche decennio fa nessuno riusciva a tosarla da viva, tanto che il Perù, per impedirne l’estinzione, aveva proibito il commercio della sua lana. Poi l’ambientalista Felipe Benavides, leggendo le cronache dei conquistadores, ha riscoperto il chaku, una tecnica inca per catturare gli animali e tosarli da vivi. Così, tra il 1994 e il 2012, la popolazione di vigogne è più che triplicata: «Più la lana viene raccolta più il numero delle vigogne, protette dalle comunità che hanno un interesse economico nella loro sopravvivenza, aumenta». Da qui un’ipotesi affascinante: «Se trovassimo un mercato per tutti i materiali provenienti da specie a rischio, queste potrebbero prosperare e insieme fornire un reddito essenziale a molte comunità impoverite».

Due vigogne, camelidi sudamericani che danno una lana morbidissima (Getty Images) 
Dove c’è luce, però, c’è sempre un’ombra. Per proteggere gli edredoni, per esempio, gli islandesi hanno decimato animali a rischio come la volpe artica e l’aquila di mare. A Bali gli zibetti sono tenuti come polli da batteria. E le vigogne peruviane, chiuse in recinzioni, riempite di antibiotici e tosate come pecore, assomigliano sempre più a sfortunato bestiame domestico. È l’eterna tensione tra natura e cultura. O, come direbbe uno degli “imprenditori green” incontrati da Posnett, tra natura e legge di mercato.

Sul Venerdì del 23 luglio 2021