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James Gunn: vi conquisterò con i miei supercattivi

Daniela Melchior, John Cena e Idris Elba in The Suicide Squad. Missione suicida dal 5 agosto al cinema 
Dopo i "Guardiani della Galassia", il regista americano ritorna al cinecomic con "The Suicide Squad. Missione suicida": "Film come questi sono il motivo per cui faccio questo mestiere"
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Quando nell'estate 2018, la Disney ha licenziato James Gunn dal terzo capitolo di Guardiani della Galassia per via di alcuni vecchi tweet politicamente scorretti, lui ha temuto che la sua carriera fosse giunta al capolinea. "È stata una giornata intensa, ma ho anche sentito tutto l'affetto di amici, parenti e colleghi. Per certi versi è stato il giorno più brutto della mia vita, per altri il migliore" ha ammesso il 54enne regista, sceneggiatore e produttore americano.

La storia ha un lieto fine e include un sorprendente colpo di scena: non solo la Disney ha finito per riassumerlo, ma il giorno dopo il licenziamento Warner Bros gli ha affidato le redini di uno dei suoi film di supereroi, dandogli carta bianca. Il risultato è The Suicide Squad. Missione suicida, da lui scritto e diretto (in sala dal 5 agosto): sequel della pellicola del 2016 e ispirato ai fumetti degli anni 80 di John Ostrander, il film ruota attorno a un gruppo di supercri…

Quando nell'estate 2018, la Disney ha licenziato James Gunn dal terzo capitolo di Guardiani della Galassia per via di alcuni vecchi tweet politicamente scorretti, lui ha temuto che la sua carriera fosse giunta al capolinea. "È stata una giornata intensa, ma ho anche sentito tutto l'affetto di amici, parenti e colleghi. Per certi versi è stato il giorno più brutto della mia vita, per altri il migliore" ha ammesso il 54enne regista, sceneggiatore e produttore americano.

La storia ha un lieto fine e include un sorprendente colpo di scena: non solo la Disney ha finito per riassumerlo, ma il giorno dopo il licenziamento Warner Bros gli ha affidato le redini di uno dei suoi film di supereroi, dandogli carta bianca. Il risultato è The Suicide Squad. Missione suicida, da lui scritto e diretto (in sala dal 5 agosto): sequel della pellicola del 2016 e ispirato ai fumetti degli anni 80 di John Ostrander, il film ruota attorno a un gruppo di supercriminali (interpretati, tra gli altri, da Margot Robbie, Idris Elba e John Cena) incaricati di distruggere la fortezza segreta di Jotunheim, sull'isola di Corto Maltese. "Qualunque personaggio potrebbe morire, nessuno è al sicuro" mette in guardia il geniale filmmaker via Zoom da Vancouver. "Abbiamo girato su dei set giganteschi, credo che questa sia la più grande produzione nella storia della Warner Bros".

Ha dichiarato che fare questo film le ha ricordato perché voleva diventare regista.
"Dopo tutto quello che mi è successo negli ultimi due anni sono tornato a pormi una domanda fondamentale: cosa mi piace del mio lavoro? Da giovane puoi finire per confonderti perché vuoi girare film, ti piace organizzare le scene e parlare con gli attori, ma allo stesso tempo sei attratto da fattori esterni come successo, fama e denaro. Ho capito che nessuna di queste cose mi rende davvero felice".

Cosa ci riesce?
"Raccontare una storia e comunicare con il pubblico. Per questo sono risalito all'origine della mia passione per il mio mestiere, tra l'altro in una fase in cui mi sento al massimo: ho fiducia nelle mie capacità come mai prima d'ora. Ho avuto la fortuna di collaborare con uno Studio disposto a sostenermi e a lasciarmi fare esattamente ciò che volevo, come è capitato a pochi altri registi. È un momento entusiasmante: sul set di The Suicide Squad ho avuto a fianco alcuni dei miei collaboratori storici e conosciuto degli attori che oggi adoro".

Con Guardiani della Galassia giocava con la nostra nostalgia per gli anni 80, mentre qui lo sguardo è rivolto alla fine degli anni 60 e 70 e a film come Quella sporca dozzina e Dove osano le aquile. Lo considera un periodo particolarmente felice per il cinema?
"C'erano filmmaker capaci di realizzare pellicole di grande intrattenimento senza rinunciare alla qualità: sfortunatamente alcuni di loro sono rimasti vittime del loro ego o delle dipendenze da droga e alcol, il che ha condotto allo sfiorire di quel decennio d'oro. Molte di quelle opere erano dure e realistiche, ho appreso parecchie lezioni utili. Se penso a cult come Il Padrino o Rosemary's Baby vedo delle opere che sfidavano le convenzioni senza mai andare sul sicuro".

Cosa significa per lei assumersi dei rischi?
"Voglio sfidare me stesso in modo tale che il processo di lavorazione rimanga interessante e io continui a crescere come filmmaker. Accade spesso che molti registi attraversino un periodo di eccellenza, durante il quale sono davvero bravi, finché ad un certo punto smettono di esserlo. I Kurosawa di questo mondo sono pochi e nascono di rado quelli in grado di fare grande cinema fino alla fine della loro vita".

Segue una formula?
"Mettermi alla prova e ascoltare le persone attorno a me, senza dare per scontato che ne capisca più di loro, aiuta. Allo stesso tempo voglio seguire l'istinto e fare le cose che evitavo a inizio carriera perché ero troppo timido per farmi sentire: mi trattenevo dal dire dove mettere la cinepresa o magari non correggevo gli attori sul modo in cui pronunciavano una battuta, specie se ero sul set con un interprete che ammiravo. Oggi faccio quello che mi sento di fare, non ho più filtri (ride, ndr). Questo mi ha reso un filmmaker migliore".

Una scena di The Suicide Squad. Missione suicida 

È sempre stato attratto da storie di persone che cercano il loro posto nel mondo.
"Preferisco loro a personaggi invincibili come Superman. Alcuni sono ben più che imperfetti, si portano dietro decenni di traumi e problemi. Prendiamo un personaggio come Polka-Dot-Man: devi aver vissuto qualcosa di davvero tragico per indossare un costume a pois e pensare che sia cool". 

E lei si è mai sentito fuori posto?
"Sì, mi sono spesso sentito completamente tagliato fuori, ma ho dovuto imparare a gestire quelle sensazioni andando avanti con l'età. Ho capito come relazionarmi agli altri, ma sono cose che trovo ancora piuttosto faticose".

Ha dichiarato che, tra gli eroi di Guardiani della Galassia, il procione Rocket Raccoon è quello che le somiglia di più, mentre Groot è come il suo cane. Nei personaggi infila anche delle parti di sé?
"Assolutamente, sono tutti tasselli della mia personalità. Prendiamo The Suicide Squad: la sociopatica Harley Quinn è la mia parte folle, mentre il mercenario Bloodsport è la parte che cerca di gestire il mio lato più macho. Ratcatcher è la parte migliore di me, quella più dolce, innocente e idealista, mentre Polka-Dot-Man è l'uomo che si sente escluso e soffre di depressione. Peacemaker (che presto debutterà con una serie tutta sua scritta e diretta da Gunn, ndr) è un completo coglione, mentre non saprei dire in cosa mi somigli King Shark, visto che è un pesce".

Cosa ha influenzato il suo senso dell'umorismo?
"Essere divertente è sempre stata una parte importante della mia vita. Provengo da una famiglia numerosa, siamo sei fratelli e tutti molto vicini di età. Mentre i nostri coetanei venivano incoraggiati a essere competitivi a livello accademico o nello sport, i nostri genitori ci incitavano a farci ridere l'un l'altro, di continuo". 

Qual è la chiave per scrivere battute e gag che resistano alla prova del tempo?
"Penso che il segreto sia restare fedeli ai personaggi: cerco di uscire da me stesso per capire come sono fatti. Ho sempre avuto una grande immaginazione, il che mi ha anche aiutato a superare i momenti difficili della mia vita, anche se fino ai 20 anni ho praticamente vissuto in un mondo di fantasia. Forse non era una cosa molto sana da un punto di vista emotivo o spirituale, ma mi ha preparato a scrivere storie e fare film, perciò è andata bene così".  

Sul Venerdì del 23 luglio 2021