Con le pistole della mamma
di Carlo Lucarelli , di Carlo LucarelliQuesta è proprio una brutta storia, e lo si capisce subito dalla scena che ho scelto per iniziare a raccontarla.
C’è un ragazzo di vent’anni che sta puntando un fucile d’assalto, di quelli con calcio pieghevole e caricatore a mezzaluna, su un bambino di sei anni.
Il bambino si chiama Jesse, gli piace giocare a calcio e a soldatini ed è un bambino molto coraggioso, perché appena ha sentito gli spari si è messo davanti a quel ragazzo col fucile dicendo ai compagni di scappare.
Il ragazzo si chiama Adam, è vestito da militare, lo sguardo nascosto dietro gli occhiali da sole, ed è armato fino ai denti. È figlio di una coppia separata ma non è questo il problema, lo sono stato anch’io, e come me tanti altri. Veste sempre di nero, ascolta musica piuttosto estrema e se ne sta chiuso nella sua cameretta a giocare a sparatutto e cercare immagini inquietanti su internet, ma non è neanche questo il p…
Questa è proprio una brutta storia, e lo si capisce subito dalla scena che ho scelto per iniziare a raccontarla.
C’è un ragazzo di vent’anni che sta puntando un fucile d’assalto, di quelli con calcio pieghevole e caricatore a mezzaluna, su un bambino di sei anni.
Il bambino si chiama Jesse, gli piace giocare a calcio e a soldatini ed è un bambino molto coraggioso, perché appena ha sentito gli spari si è messo davanti a quel ragazzo col fucile dicendo ai compagni di scappare.
Il ragazzo si chiama Adam, è vestito da militare, lo sguardo nascosto dietro gli occhiali da sole, ed è armato fino ai denti. È figlio di una coppia separata ma non è questo il problema, lo sono stato anch’io, e come me tanti altri. Veste sempre di nero, ascolta musica piuttosto estrema e se ne sta chiuso nella sua cameretta a giocare a sparatutto e cercare immagini inquietanti su internet, ma non è neanche questo il problema. Lo facevo anch’io, e come me tanti altri. Nel mio periodo dark seguivo strani gruppi musicali ed ero molto attratto dalla metà oscura delle cose, e infatti adesso scrivo gialli.
La signora Nancy, la mamma di Adam, ha una personalità complessa e un po’ contraddittoria: debole in cerca di equilibrio e allo stesso tempo morbosamente protettiva nei confronti del figlio, che avrebbe sicuramente bisogno di aiuto ma lei non vuole ammetterlo. E questo comincia ad essere un problema, anche se non ancora il più importante. Succede ed è successo a tanti, tante mamme e tanti figli, la vita non è facile, lo sappiamo.
È che la mamma di Adam, che è fissata con le armi e per calmarsi i nervi di solito va a sparare in campagna, quando vede il figlio un po’ giù gli regala una pistola o un fucile. Il primo, un Ruger 12/20 in alluminio, glielo ha regalato quando aveva quattro anni.
Così, il 14 dicembre del 2012, dopo aver sparato quattro colpi in faccia alla mamma che dormiva, quando torna alla sua vecchia scuola elementare che sta a Sandy Hook, frazione di Newtown, Connecticut, Adam ha con sé una Sig Sauer e una Glock, che sono due pistole automatiche calibro 9, un Bushmaster MX15, che è la versione civile di un fucile d’assalto in dotazione alle truppe speciali, e dieci caricatori da trenta con un totale di trecento cartucce.
È così, con tutte quelle armi, che dopo aver aperto il fuoco su bambini e insegnanti Adam spara due colpi in testa a Jesse il coraggioso. Si uccide poco prima che la polizia faccia irruzione nella scuola, dopo aver ammazzato sei insegnanti e venti bambini tra i sei e i sette anni.
Con quelle armi. Tutte quelle armi. Una brutta, bruttissima storia.
Sul Venerdì del 30 luglio 2021