Good Morning, Italia (da Radio Esercito)
dal nostro inviato Matteo Tonelli , dal nostro inviato Matteo TonelliPESARO. La radio che marcia con te è fatta di due stanze e si trova in un posto dove è meglio non entrare se non invitati. Ad ascoltarla è uguale alle altre. Stesse musiche, con una certa predilezione per i tormentoni giovanili e rapide incursioni nei pezzi anni 80 e 90; speaker che si scambiano battute; interviste ai personaggi dello spettacolo, dello sport e del giornalismo; spot e jingle a piacere. Questo, se ci limita ad ascoltarla. Se si guarda da vicino, invece, cambia tutto. Anzitutto il posto dove è meglio non provare ad entrare se non invitati è una caserma. Precisamente quella che ospita il 28° reggimento Pavia a Pesaro, l’unica unità delle Forze Armate che si occupa di “comunicazioni operative”: gli speaker indossano una mimetica, hanno il tricolore cucito sulla spalla e fanno precedere il loro cognome da un grado. Benvenuti a Radio Esercito, la web radio con le stellette che il 6 luglio scorso ha festegg…
PESARO. La radio che marcia con te è fatta di due stanze e si trova in un posto dove è meglio non entrare se non invitati. Ad ascoltarla è uguale alle altre. Stesse musiche, con una certa predilezione per i tormentoni giovanili e rapide incursioni nei pezzi anni 80 e 90; speaker che si scambiano battute; interviste ai personaggi dello spettacolo, dello sport e del giornalismo; spot e jingle a piacere. Questo, se ci limita ad ascoltarla. Se si guarda da vicino, invece, cambia tutto. Anzitutto il posto dove è meglio non provare ad entrare se non invitati è una caserma. Precisamente quella che ospita il 28° reggimento Pavia a Pesaro, l’unica unità delle Forze Armate che si occupa di “comunicazioni operative”: gli speaker indossano una mimetica, hanno il tricolore cucito sulla spalla e fanno precedere il loro cognome da un grado. Benvenuti a Radio Esercito, la web radio con le stellette che il 6 luglio scorso ha festeggiato il suo primo anno di vita in rete.
Voci dall’Afghanistan
«Senza padri, senza casa, ma senza libertà...» canta Achille Lauro (primo brano della colonna sonora che ci accompagnerà nel corso della giornata). Per capire come nasce la rete in mimetica, bisogna fare un passo indietro. E passare da un afoso pomeriggio pesarese del 2021 a Radio Ibis, nata durante la missione in Somalia dei primi anni 90. Per poi passare a Radio West, in Kosovo nel 1999. Prove generali per l’Afghanistan. È il 2010 e i nostri soldati arrivano in un Paese sconvolto dalla guerra. Anche stavolta serve stabilire un canale di comunicazione con le gente del posto. Capirne gli usi. Scoprire, per esempio, che accarezzare la testa a un bambino da quelle parti significa essere marchiato come pedofilo. Nasce così Radio Bayan West. Gli speaker sono afgani, ovviamente. I tecnici, invece, sono soldati italiani. Serve tempo per farla funzionare e vincere la diffidenza dei locali, ma poi le cose si mettono al meglio. «Lo capimmo dai messaggi nella segreteria telefonica» racconta il colonnello Vincenzo Lipari, attuale direttore artistico della radio, che in Afghanistan c’era e ci ha anche passato momenti non facili. «Cominciarono ad arrivare segnalazioni sui movimenti dei talebani».
Visto che all’estero le cose hanno funzionato, si chiedono allo Stato Maggiore, perché non provarci anche in Italia? Nasce così il progetto di dare vita a una radio dei militari per i militari a casa nostra. Si parte nel luglio del 2019. Con tanta buona volontà e parecchia inesperienza. All’inizio la radio si può ascoltare solo dentro le caserme. Ma per farlo servono gli speaker e scarseggia gente con alle spalle un’esperienza che permetta di andare in diretta. Alla fine però qualcuno salta fuori: tre donne, Giulia Trincia, Anna Marchesano e Giovanna De Leo, e un uomo, Manuel Musetti. Dopo un anno di sperimentazione, lo scorso 6 luglio, la svolta. Si va su internet con l’obiettivo, ambizioso, di trasmettere “ideali e disciplina col giusto sottofondo”. Ovvero? Per capirlo è bene fare un giro nella caserma marchigiana ed entrare negli studi della radio.
La cella frigorifera
«Dimmi se sei un uomo oppure un pistolero...» (Elettra Lamborghini). Due stanze, un box che sembra una cella frigorifera dove sono piazzati gli speaker, mixer, computer. Circondato da uomini e donne in divisa (alla Pavia la presenza femminile è del 20 per cento, maggiore rispetto al resto delle caserme), mi metto in ascolto. Con una premessa: se pensate che far parte del plotone radio comporti l’esenzione delle mansioni ordinarie vi sbagliate. Niente imboscati col microfono. «Fanno le stesse cose degli altri» taglia corto il colonnello Andrea Martellotti, che è a capo del reggimento. Il direttore dei programmi, invece, è il tenente colonnello Alessandro Faraò, rockettaro convinto che, essendo romano, frequentava uno dei templi dell’underground della Capitale, l’Uonna club (dove si presume le divise non siano popolarissime).
Note stonate
«Cercami questa sera come una pantera» (Irama). (Inevitabile la battuta sul blindato Lince parcheggiato nel piazzale). Aneddoto: «Sono andato nel centro vaccinale dell’ospedale militare della Cecchignola a Roma» racconta Lipari «e trasmettevano Radio Dimensione Suono...». Le conseguenze per chi si occupava del sottofondo musicale sono facilmente intuibili. «Il supporto di fuoco a tiro curvo non è un ‘ndo cojo cojo» azzardano gli speaker in diretta. I microfoni sono aperti dalle 10 alle 17, tutti i giorni; il resto del tempo è occupato da una selezione musicale. Ogni mezz’ora passa lo spazio dei servizi. Tradotto: notizie dalle caserme di cui si occupano Ilenia De Rosa, tenente e caporedattore, Marta Lucidi, Elisa Ciancamerla e Federico Di Matteo. «C’è la stessa adrenalina di una redazione» garantiscono. Tocca a loro il compito,a volte arduo, di radiofonizzare (ovvero renderli comprensibili a chi non indossa una divisa) i comunicati che arrivano dal mondo militare. Tipo: “Processo di pianificazione per sviluppare il concetto di azione”.
La politica è, ovviamente, bandita. Secondo aneddoto: per la rubrica Giornalisti in trincea era stato contattato Sandro Ruotolo, storico volto della squadra di Michele Santoro. Ma poi si è scoperto che è un senatore del centrosinistra. «Scusi, non se ne fa nulla». Strada sbarrata anche alla pubblicità. Però c’è chi prova a insistere, tipo il gestore di un albergo che avrebbe fatto carte false per sentire citato il suo nome, o un concessionario del Nord-Est che voleva a tutti costi mettere a disposizione un van. «Non possiamo fare spot, siamo una radio istituzionale» dice il comandante Martellotti. Che ci mostra il resto del centro comunicazione della caserma. In sintesi un capannone con una specie di megafotocopiatrice che sembra un’astronave dove viene stampato di tutto: dai libri ai volantini. Tipo quelli che venivano lanciati in Afghanistan per dire alla popolazione di stare attenta a dove metteva i piedi.
Interviste e social
«Mi dici che mi ami con il culo sul suo Ferrari...» (Irama). Tra chi è stato intervistato, per la rubrica Radio Chat, volti noti dello spettacolo della musica, dello sport, della società civile. Dopo Pippo Baudo e Gigi Buffon, oggi tocca a Fiammetta Borsellino. «Con noi si rilassano» dice Faraò. Agli inizi meno. Pare che qualcuno abbia anche chiesto soldi per partecipare e che gli agenti delle star, ogni tanto, facciano storie.
Dietrofront. Non è un ordine, ma il nome di una rubrica della radio dedicata ai pezzi più vintage, dai Deep Purple agli scorrettissimi Sex Pistols di God save the Queen. Chi suscita meno entusiasmo è Achille Lauro che a Sanremo, durante la sua performance, ha gettato a terra il tricolore. Tipo quello della bandiera di guerra, che Martellotti mostra orgoglioso nel suo ufficio, carica di medaglie (di quella guadagnata nel 1862 nella battaglie di Borgo e Levico, quando gli austriaci vennero caricati a colpi di baionetta, ricorreva l’anniversario una settimana fa).
Grandi manovre
«I don’t understand how I’m at your command .../ Io non capisco come mai sono ai tuoi ordini...» (Bronsky Beat). Di progetti per il futuro ce ne sono, il problema è casomai trovare le risorse, umane ed economiche, per metterli in pratica. Nel frattempo, però, è arrivata al termine la campagna di reclutamento (mai termine fu più azzeccato) che permetterà alla radio di contare su nuove energie. Poi l’app, la diretta dalla Mostra del cinema di Venezia, una rubrica di favole per bambini, uno spazio libri... In caserma, scorre la classifica di Web Radio Stat che monitora gli accessi delle stazioni online. Radio Esercito è in testa. Il concorrente più temibile? Non certo un’emittente militare straniera, tipo la tedesca Radio Andernacht o l’inglese Bfbs, semmai Radio Milano Lounge. L’esercito dello spritz è un nemico agguerrito.
Sul Venerdì del 30 luglio 2021